la Repubblica, 22 luglio 2026
Il narcoboss Zambada condannato all’ergastolo negli Usa
Adesso è davvero finita. Il Cartello di Sinaloa, quello del Chapo Guzmán, l’umile mezzadro diventato il re mondiale della cocaina, non esiste più. Segna il passaggio di una generazione che ha fatto la storia del narcotraffico. L’ultimo a reggere le fila di un gruppo che ha tenuto in scacco lo Stato messicano per oltre vent’anni, con quasi 30 mila morti sulle spalle, è stato condannato all’ergastolo.
Anche “el Mayo” Zambada, un tranquillo vecchietto di 76 anni, socio cofondatore di quell’organizzazione nata e arroccata tra le montagne di Culiacán, finirà i suoi giorni dietro le sbarre di un penitenziario Usa. È stata questa coppia di contadini a creare un impero che nessuno, all’inizio, pensava potesse finire per dominare l’intero traffico di stupefacenti verso gli Usa e l’Europa. Furono loro a inventarsi le gallerie sotto il Muro che divideva Stati Uniti e Messico, scalzando le vecchie tecniche del trasporto via terra diventate troppo pericolose.
Ma sia la fine del Chapo come quella del “Mayo” Zambada sono tuttora avvolte da misteri e leggende. Si sa che Joaquin Archivaldo Guzmán Loera osò sfidare la Dea e il Dipartimento di Giustizia americano violando quel tacito patto che prevedeva di contenere le sue attività entro confini stabiliti. El Chapo era ambizioso. Decise di investire nel mercato asiatico aprendo dei laboratori in cui si producevano le nuove droghe chimiche. Questa invasione di campo è forse la vera causa che ha provocato il suo arresto e l’estradizione negli Stati Uniti. I referenti del potere messicano non erano più disposti a coprirlo, anche se lautamente compensati.
Per Ismael “el Mayo” Zambata è accaduto qualcosa di ancora più misterioso. È caduto in una trappola che lui stesso aveva evitato per quasi mezzo secolo: fino al 25 luglio del 2024 non si era mai fatto un solo giorno di carcere. Circostanza piuttosto rara per un narcos del suo spessore. Invece, cedendo a una richiesta di aiuto di uno dei figli del Chapo, Joaquin, ha accettato di andare in un ranch per mediare una disputa tra un governatore di Culiacán e un senatore del Congresso. Non si sa cosa sia successo. Si sa che il socio del Chapo si è trovato a bordo di un aereo bimotore, in compagnia del suo figlioccio, che al posto di rientrare verso casa si è diretto a El Paso, in Texas. Qui lo attendevano gli agenti della Dea che lo hanno arrestato. Da quel momento tutto è cambiato. Oggi si chiude la storia di Sinaloa e dei concorrenti della Jalisco Nueva Generación. Ma non certo quella dei nuovi narcos, più vivi che mai.