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 2026  luglio 22 Mercoledì calendario

Autonomia, sì della Camera alle pre-intese con il Nord

Sanità meno equa, un sistema pensionistico integrato su base regionale, più poteri alla protezione civile, elenchi sulle professioni non regolamentate da ordini nazionali. Dopo il Senato, la Camera approva le pre-intese di Liguria, Lombardia e Piemonte sull’autonomia differenziata. Questa mattina, invece, sarà la volta del Veneto. «Un patto di potere scellerato che divide l’Italia tra cittadini di serie A e cittadini di serie B» insorgono le opposizioni. «È una riforma che non migliora la vita delle persone e penalizza il Sud. Non ci convincerete mai che il Paese possa ripartire disuniti e più divisi. Giorgia Meloni si deve convincere che questo Paese, nonostante voi, rimarrà uno e indivisibile» attacca in aula la segretaria del Pd, Elly Schlein, mentre la Lega esulta sul via libera all’accordo preliminare tra lo Stato e la Lombardia.
Una fumata bianca al seguito della quale i deputati di Pd, M5S e Avs hanno sollevato dei cartelli gialli, con scritte rosse: «La salute è un diritto, non un privilegio»; «Sanità per tutti da Nord a Sud»; «No autonomia, no sanità per ricchi». Un rischio, quello di un Paese ancora più a due velocità, cristallizzato nelle parole leghista Igor Iezzi: «Mi auguro che vogliano fare le pre-intese anche le regioni del Sud. Basta piangersi addosso: la classe amministrativa di quei posti dovrebbe avere il coraggio di alzarsi le maniche, finalmente. Per una volta nella loro vita mettersi a lavorare per i propri cittadini – ha detto tra gli applausi dei suoi colleghi – invece di spendere continuamente e inutilmente i fondi pubblici».
In soldoni, gli accordi tra Stato e singole Regioni comportenanno che un medico che lavori in corsia in un ospedale di Brescia, pur appartenendo al medesimo servizio sanitario nazionale, possa guadagnare di più di un suo collega al lavoro in un reparto di Caltanissetta, a parità di mansioni e competenze. E a fine carriera potrà accedere a una pensione più consistente, grazie al sistema integrativo riconosciuto dall’autonomia differenziata. Dopo il via libera della Camera anche all’intesa del Veneto, a intervenire sarà nuovamente il ministro Roberto Calderoli, che dovrà predisporre i decreti attuativi da approvare in consiglio dei ministri. A quel punto le intese saranno operative. Con diverse novità introdotte: in materia di sanità e di protezione civile, le quattro Regioni avranno autonomia di siglare nuovi contratti di lavoro, ma a tempo determinato.
«Ma le intese durano almeno dieci anni – osserva la responsabile Lavoro del Pd, Maria Cecilia Guerra – mentre nel pubblico impiego si può stare a tempo determinato solo per tre. Programmiamo di formare persone per poi licenziarle». Le Regioni avranno mano libera anche sulla formazione degli operatori di protezione civile: potranno decidere i corsi, riconoscere gli enti che li terranno, individuare i docenti. Infine, appunto, le pensioni: è previsto un sistema di previdenza complementare e integrativa, anche attivando convenzioni con fondi pensioni già esistenti. «È la strada che porta a un fallimento annunciato» scandisce dal M5S Mariolina Castellone. «Sono una secessione mascherata: è un giorno nero per il Mezzogiorno» dice il deputato e segretario del Pd in Campania, Piero De Luca. «In questo modo si crea un’italia a due livelli. Da una parte i territori che hanno più risorse, dall’altra quelli più fragili. Non è così che si fa una riforma seria» tuona dai banchi di Iv Roberto Giachetti. «Questa – sottolinea da Avs Nicola Fratoianni – è la legislatura del mercato: la separazione delle carriere per FdI, le intese sull’autonomia per la Lega. Ogni volta dentro la maggioranza funziona così: io ti do una cosa e tu me ne dai un’altra».