la Repubblica, 22 luglio 2026
Sulle intercettazioni lite in maggioranza
La giustizia resta un nervo scoperto e finisce sul tavolo del vertice di maggioranza a palazzo Chigi convocato per parlare di caro energia. Antonio Tajani è in stato d’allerta. Ed è lui a tirare fuori la questione delle intercettazioni. Giorgia Meloni e Chiara Colosimo, presidente della commissione Antimafia, vogliono inserire una modifica nel decreto su giustizia e sicurezza per ripristinare una serie di reati per i quali le registrazioni di un’indagine possono diventare fonte di prova per un’altra. «Non si tratta di intercettazioni a strascico, ma solo per reati gravissimi», ha garantito la premier. Ma il vicepremier azzurro ha sollevato forti dubbi: «Niente forzature». Solo il giorno prima la leader di FdI parlando con i suoi si era lasciata andare: «Non mi faccio dettare la linea da Marina Berlusconi». Concetto che è stato poco gradito in casa Forza Italia.
Anche per questo Tajani non è stato morbido. Meloni ha tenuto il punto. Se l’emendamento non dovesse passare in commissione, Fratelli d’Italia ha intenzione di riproporlo in aula. Tuttavia prima, alla luce anche del dibattito andato in scena durante il vertice tra i leader, si tenterà una mediazione. Dunque il ministro della Giustizia Carlo Nordio incontrerà i capigruppo di maggioranza per trovare un’intesa.
Ma non ci sono solo le intercettazioni. Un altro tema che divide, ora che la giustizia è tornata ad essere una questione cruciale per la maggioranza, anche per contrastare Roberto Vannacci vissuto come una spina nel fianco, è la responsabilità civile dei magistrati, rilanciata da Forza Italia. Ovvero l’obbligo per i giudici di risarcire chi ha subito un danno ingiusto a causa di un comportamento, un atto o un provvedimento giudiziario che sarebbe stato emesso con dolo o colpa grave. I Fratelli sono sempre stati scettici, al contrario la Lega non ha mai sollevato particolari obiezioni. È una battaglia storica degli azzurri su cui ieri Meloni ha concesso una piccola apertura, anche per ottenere in cambio la legge sulle intercettazioni e un’apertura, dall’altra parte, sulle preferenze da inserire nella legge elettorale.
In quest’ultimo anno di legislatura, sempre gli azzurri puntano ad approvare la legge sugli smartphone, anche in questo caso nonostante le resistenze di FdI. Legge che non solo obbliga il pm a chiedere il via libera del gip per il sequestro del dispositivo, ma anche per selezionare, sotto il vigile controllo degli avvocati, il materiale che effettivamente può essere bloccato.
A questo punto, però, lo scoglio più difficile da superare sarà il disegno di legge sulla legittima difesa presentato dalla Lega dopo la condanna del gioielliere Mario Roggero che ha rincorso due rapinatori sparando loro alle spalle. La proposta vorrebbe superare il principio di proporzionalità per cui «qualsiasi reazione» di chi subisce un’aggressione a mano armata non è più punibile. E se Forza Italia si oppone, perché il disegno di legge del leghista Claudio Borghi «sconvolge i cardini del diritto penale», arrivano forti dubbi anche da Fratelli d’Italia. «La sosterremo se è nell’ambito della nostra Costituzione», sottolinea il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, Galeazzo Bignami. Ma gli uffici legislativi del partito della premier sono già al lavoro e i dubbi di costituzionalità sono enormi. Tanto da portare FdI a non fare una battaglia a viso aperto. Insomma, la legge morirà da sola. «Su questa proposta non esprimo alcun giudizio», glissa infatti la deputata leghista Simonetta Matone che da ex magistrata sottolinea: «L’unica cosa che posso dire è che non è una mia proposta».