corriere.it, 22 luglio 2026
Infantino dalla Fifa all’Onu, la pazza idea di Trump
Zurigo-New York, sola andata. Questo, secondo la ricostruzione del New York Post il prossimo biglietto aereo sulla scrivania di Gianni Infantino, presidente Fifa. Per lui Donald Trump starebbe pensando a ben altro ruolo, quello di prossimo segretario generale dell’Onu. Per lo «stregone» del calcio, sempre più preso da diplomazia e politica, una suggestione che arriva all’indomani del Mondiale 2026 all’insegna del gigantismo, di luci e ombre, ma anche di fatturati stellari.
«È rispettato da tutti in tutto il mondo» avrebbe detto al Post una fonte vicinissima a Trump, aggiungendo che il presidente «riconosce la sua speciale capacità di unire le persone». Fantapolitica? Forse. Intanto perché Infantino stesso potrebbe frenare sulla «pazza idea» preferendo inseguire il terzo mandato Fifa. Orizzonte il 2030, anno in cui si terrà il mondiale del centenario (la prima coppa del mondo, allora si chiamava coppa Rimet, si giocò nel 1930 in Uruguay). Il terzo quadriennio da numero uno Fifa sancirebbe il completamento della rivoluzione Infantino, quella del «calcio globale».
Non è un segreto il suo piano per un ampliamento del Mondiale a 64 squadre dopo che già l’estensione a 48 Paesi aveva destato critiche. Un piano che però ha bisogno di consenso, di nuovi tifosi, di calcio ovunque. Tanto che Infantino è in partenza per l’Africa e in Somalia già si parla di una visita “storica”. I nemici non mancano: dalla polemica assenza alla finale di Aleksander Čeferin (Uefa), alle bordate anche legali di Michel Platini, al presidente della Liga spagnola Tebas che, affatto rabbonito dalla vittoria della sua nazionale, alla Gazzetta dello Sport ha tuonato: «Infantino dovrebbe andarsene, sta distruggendo il calcio».
Senza contare poi il fatto che la boutade di Trump non considera come il segretario generale delle Nazioni Unite sia deciso dall’assemblea generale sulla base delle raccomandazioni del Consiglio di sicurezza di cui gli Usa sono membro di peso, ma non egemone. Per quanto la necessità di mitigare la contrarietà di Trump agli organismi sovranazionali (lungo l’elenco dalla Nato, all’Onu all’Oms) potrebbe favorire la Casa Bianca. Per quanto riguarda le candidature, si tratta di un lavoro silenzioso, lungo e di composizione che a ora vede una corsa a 4: l’ex presidente cilena Michelle Bachelet, l’ecuadoriana Maria Ferdinanda Espinosa, l’argentino Rafael Grossi e la costaricana Rebecca Grynspan.
Ma come si è arrivati a un’ipotesi tanto inusuale come quella a cui starebbe pensando Trump? Guardando in controluce le foto degli incontri con Infantino, in fondo, non stupisce. Il loro, anzi, è un rapporto vissuto «pericolosamente» come nel vecchio film su amore e diplomazia. Un rapporto, coltivato spregiudicatamente, cresciuto vertiginosamente. Prima foto: agosto 2018, sala Ovale. Infantino ha chiuso il mondiale in Russia (il primo senza l’Italia) e ufficializza con Trump la Coppa 2026 in Usa, Canada e Messico. Scherzano con i doni (il presidente Fifa ha capito ben prima dell’air Force Qatar e dei lingotti svizzeri) come prendere Donald. C’è feeling, ma è solo l’inizio. Qualcuno si chiede, nel tempo, cosa c’entri Infantino in occasioni come gli Accordi di Abramo nel 2020 a Washington, o al comizio pre-insediamento del Trump 2, ma resta derubricato alla voce «curiosità».
È un crescendo, con qualche inciampo: si va dalla seconda sede Fifa negli Usa in affitto nella Trump tower di New York, alla glorificazione del presidente al mondiale per club 2025 negli Usa: fu talmente una prova generale del Mundial che, come a New York domenica scorsa, Trump restò sul palco intralciando la foto di giubilo con i vincitori del Chelsea. Infantino lo sa, a Trump si può dire tutto, ma non «no». Vuole toccare la Coppa del mondo anche se il regolamento lo vieta ai non vincitori o agli addetti Fifa? Gli si dice che «è un vincente». Vuole tenere la copia della Coppa del Mondo alla Casa Bianca? Ok. Gli negano il Nobel? Gli inventiamo il premio Fifa per la pace. Vuole dire la sua sugli arbitri? Alza il telefono e la Fifa sospende la squalifica del calciatore Usa Balogun e pazienza per il polverone.