Sette, 22 luglio 2026
L’ossessione nazionalista russa contro Harry Potter
Expecto Putin. Con un colpo di bacchetta magica, il mondo di Harry Potter si trasforma, e diventa la rappresentazione della Russia di oggi, così come l’ha concepita il Cremlino. È difficile spiegare l’ossessione tutta russa per il maghetto creato dalla fantasia di JK Rowling. Forse, basterebbe elencare tutte le volte che qualche ministro o parlamentare si è svegliato dall’apatia che avvolge il suo Paese per proporre di mettere fuorilegge i libri e i film originale della serie.
«Harry Potter non ha alcun legame con la vita reale dei bambini russi» afferma quasi ogni settimana nei suoi post l’ex presidente ed ex primo ministro Dmitrij Medvedev, che negli ultimi anni si è riciclato come campione dei falchi di guerra. L’ultima volta che lo ha detto, ha aggiunto un paio di postille sulla necessità di organizzare «un’attività sistematica per lo sviluppo della letteratura» per l’infanzia nel Paese e il suo completo sostegno alla nascita di un forum che riunisca «gli scrittori per l’infanzia con una visione patriottica del mondo».
Questo è il punto. A differenza di Guerre stellari o di altre saghe famose, quella di Garry Potter – in russo la H non esiste e viene sostituita dalla G – è stata vissuta in tempo reale dal popolo russo, condividendo il suo enorme successo con il resto del mondo. Tra l’uscita del primo libro nel 1997 e la sua traduzione intercorrono due anni. L’ingresso nelle librerie russe risale così all’inverno del 1999, che è anche il momento storico in cui a sorpresa un oscuro ex funzionario del Kgb viene chiamato a fare il primo ministro dall’allora presidente Boris Eltsin, sempre più stanco e in procinto di lasciare la carica che ha occupato nel corso di quel tumultuoso decennio.
L’ascesa di Harry/Garry coincide con quella di Vladimir Putin. E ne riflette in pieno la parabola politica. All’inizio, è solo un grande successo, come quello di tanti altri prodotti di massa occidentali che affollavano la Russia felice e incosciente all’alba del nuovo secolo. Ma il processo di identificazione dei bambini con i protagonisti della saga è tale da attirare l’attenzione e le critiche degli attivisti ortodossi che lanciano ripetuti anatemi sulla promozione della stregoneria, dando così la stura a una infinita serie di petizioni parlamentari per mettere fuorilegge i libri, che ancora oggi stazionano nella classifica dei più venduti delle sezioni per bambini e giovani adulti, e i film.
È una sorta di recita con cadenza più o meno mensile che si applica perfettamente a molti altri aspetti della vita pubblica russa. Prendiamo ad esempio l’ultimo atto in ordine di tempo. Anche se a noi la popolarità della saga sembra un ricordo sfumato nel tempo, si tratta invece di dichiarazioni rese nell’anno di grazia 2026. «Harry Potter ha reso molte persone mentalmente instabili» afferma il deputato della Duma di Stato Vitalij Milonov; la scrittrice Tatiana Ustinova, una delle più prolifiche autrici di romanzi gialli polizieschi, gli va dietro sottolineando che la serie corrompe i bambini, «poiché li convince che nella vita si possa ottenere tutto con l’aiuto di una bacchetta magica».
Milonov definisce una follia l’eccessiva passione per le opere sul ragazzo mago. «Ormai troppe persone sono rimaste bloccate in questo mondo di Harry Potter. Non riescono a pensare oltre e misurano tutto in base alle categorie di questi libri. Questo è particolarmente diffuso tra gli oppositori. Per loro è tutto incentrato su Hogwarts, Serpeverde e Voldemort. Si tratta già di una malattia mentale». La discussione sale di tono per un paio di giorni, e poi il Cremlino, per bocca del suo portavoce Dmitry Peskov, calma gli animi dando un colpo al cerchio ortodosso e un altro a quello dei sondaggi, ripetendo che nonostante alcune criticità, al momento non sono previsti provvedimenti contro il povero Harry.
E ci mancherebbe altro, perché sarebbe un atto di estrema impopolarità, che trasformerebbe all’istante Vladimir Putin in Voldemort, il simbolo del male e principale antagonista del maghetto.
Ma se non puoi sconfiggere Harry Potter, allora conviene farselo amico. O meglio, creare dei cloni che divengano portatori del messaggio giusto. Influenzare le persone, vincere la battaglia della narrazione, a ogni livello. È quel che più interessa al Cremlino.
Ogni adozione di cultura occidentale è stata sempre più vista come sovversiva per la cultura russa, e come tale doveva essere combattuta, o almeno sterilizzata. E così, nel ventennio e oltre di Putin, la Russia si è riempita di una serie infinita di imitazioni della serie più famosa e amata del mondo, che hanno per altro creato una serie infinita di contese legali con la casa editrice di Rowling, che non a torto accusava di plagio le saghe un po’ troppo ispirate all’originale nelle fattezze e nelle formule magiche.
La maggior parte delle copie russe presenta un protagonista il cui nome è una ripetizione di Harry Potter: ci sono Larin Petr, Cappellaio Porry, Harry Proglotter e Tanya Grotter. Quando il nome è effettivamente originale, le copertine raffigurano inevitabilmente un ragazzo dai capelli scuri con occhiali rotondi. Tutte queste serie hanno come comun denominatore un nazionalismo muscolare, e una lotta tra bene e il male che si traduce in una fantasia patriottica e xenofoba opposta a una occidentalizzazione strisciante che mira a corrompere i valori fondanti della società russa, così come la immagina l’alleanza tra il Cremlino e la Chiesta ortodossa.
Nella serie Porry Hatter, un falso Hagrid, il guardiacaccia amico di Harry nella serie originale, racconta a Porry di elfi domestici dalla pelle scura, una specie magica liberata dalla schiavitù e guidata da un personaggio noto come Martin Luther King Jr, che dopo essere diventati cittadini liberi, si impigriscono e finiscono per vivere esclusivamente del crimine. «L’idea di trovare un lavoro e diventare parte della nostra società si rivelò estranee agli elfi domestici, e loro, non sapendo cosa fare, iniziarono a rubare, mendicare, ascoltare rap…».
Anche la letteratura è un campo di battaglia, dove ogni cosa può essere narrata in modo diverso e imposta con la forza. Non solo attraverso la figura di Harry Potter. Esiste anche una versione alternativa del Signore degli Anelli che contrappone una Terra di mezzo asserragliata su sé stessa, ma moderna e industriale, assediata dall’ipocrita egemonia degli Elfi occidentali.
La serie Ragazzi contro Maghi è il caso di scuola, quella che forse offre lo sguardo più inquietante sulla realtà della Russia moderna e sul ribaltamento dei ruoli in corso. Harry Potter, chiamato con il suo nome originale, diventa il cattivo. Aiutato da una corte di transgender, tra i quali il fratello della sua amica Hermione, ha ordito un complotto satanista per distruggere l’Ortodossia russa, raffigurata come uno scudo che protegge la popolazione e l’intera civiltà dagli attacchi provenienti dall’Occidente.
La base dei veri personaggi della serie originale, dipinti come malvagi, è una scuola di inglese con sede a Mosca. La Russia, l’ultimo Paese al mondo senza maghi, rischia di essere conquistata da un’organizzazione internazionale chiamata Lega dei Maghi, che ha attirato a sé centinaia di orfani russi sfruttando le sovvenzioni Unesco, e costringendoli a dimenticare la loro Patria e Dio.
Secondo la trama, il più vicino collaboratore dell’Harry Potter cattivo nella conquista della Russia, ha un nome ebraico, così come molti suoi complici, mentre i difensori della patria, che alla fine prevarranno, sono tutti slavi, biondi e dagli occhi azzurri, guidati da un umile tenente colonnello con un nome di origine russa. L’autore del libro, pubblicato nel 2006, era uno sconosciuto autore greco, tale Nikos Zervas. L’inchiesta di un sito indipendente dimostrò in seguito che si trattava dell’opera collettiva di alcuni scrittori russi.
Ma il vero collante di queste opere è un altro. Come ha sottolineato Eliot Borenstein, autore di un recente e imperdibile libro sul mondo del fantasy russo, dal titolo Harry Potter in Russia: the politics of enchantement under Putin, la rielaborazione delle opere di JK Rowling imposta dalla politica cela una intenzione ancora più sottile e se vogliamo più subdola, di una semplice propaganda antioccidentale.
Il panico morale che viene diffuso a piene mani circondando Harry e i suoi facsimili da folletti satanisti e transgender riguarda soprattutto le aspettative verso il mondo esterno e un altro, eventuale, modo di vivere. La lotta per la conservazione dei «buoni» valori russi nasconde il trionfo del despota.
Se il vero Harry insegna che cambiare il mondo è possibile, ancorché doloroso, le versioni russe affermano il contrario, sostenendo che bisogna combattere per conservare l’esistente, che non vale la pena prendere rischi, perché non possono condurre a un futuro migliore. L’alleato più grande di un regime autoritario non è la paura. Ma l’apatia, e l’assenza di ogni speranza.