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 2026  luglio 22 Mercoledì calendario

In carcere il gestore del falso «Anfiteatro Berico»

A oltre cinque anni dalla sentenza della Cassazione che ha messo la parola fine alla vicenda giuridica, è finito in carcere il «padre» del tanto discusso Anfiteatro Berico. Franco Malosso «Von Rosenfranz», 69 anni, si trova infatti detenuto da qualche mese nel carcere di Ventimiglia, cittadina dove si era trasferito in seguito alla vicenda giudiziaria. Nel dicembre del 2021, la suprema Corte aveva dichiarato inammissibile il ricorso presentato da Malosso, allora residente ad Arcugnano (Vicenza), paese in cui si è svolta questa surreale vicenda. In primo e secondo grado il curatore dell’anfiteatro, reclamizzato come sito archeologico, con reperti neolitici e greco romani tali da giustificare un ticket da 40 euro, era stato ritenuto responsabile di abuso edilizio, contraffazione di opere d’arte e di avere eseguito dei manufatti senza alcuna autorizzazione. E per questo condannato a due anni e quattro mesi di reclusione e tremila euro di multa. 
La Cassazione respinge le richieste
Secondo la Cassazione, erano da considerare inammissibili le richieste di Malosso, difeso dall’avvocato Marco Ellero. Queste riguardavano la prescrizione per i reati edilizi e ambientali, che secondo la Cassazione sono invece permanenti; la mancata certezza della qualifica di «zona boscata» e vincolo paesaggistico, cosa non vera secondo la Corte; il fatto che il falso fosse «grossolano», tale da non potere trarre in inganno nessuno, altra tesi respinta; infine, l’entità della pena troppo severa, anche qui la Cassazione ha ritenuto corretto quanto deciso in sede di appello. Come spiegato dall’avvocato Ellero, in seguito alla sentenza era stata proposta ai giudici la possibilità della messa alla prova, che avrebbe evitato il carcere a Malosso. Una richiesta, però, che alla fine è stata bocciata.
A distanza di tanti anni, l’incognita è sul destino dell’Anfiteatro. Ancora nel maggio 2019, il tribunale di Vicenza aveva ordinato a Malosso di pagare i danni al Comune di Arcugnano, rappresentato dall’avvocato Jacopo Rigoni Stern, e la «remissione in pristino» dei luoghi, quindi riportare la collina a com’era prima dello sbancamento, facendo sparire le gradinate realizzate con blocchi «sovrapposti o stuccati», trattati per rendere l’effetto dell’antico, ma anche le statue in gesso, le colonne in cemento e il laghetto artificiale fresco di scavo sull’area da 5 mila metri quadrati.
Collina disboscata
La vicenda giudiziaria dell’Anfiteatro Berico è iniziata dieci anni fa. Negli anni precedenti, Malosso aveva pubblicizzato il sito come una straordinaria scoperta archeologica, contenente reperti storici che andavano dal Neolitico all’epoca greca e romana. Nel 2016, i carabinieri, coordinati dalla procura di Vicenza, hanno avviato le verifiche sull’area: dagli accertamenti era emerso che non c’era alcuna struttura antica, e che il sito era in realtà una costruzione recente, realizzata mettendo insieme e invecchiando artificialmente blocchi di pietra moderna. Inoltre, per realizzare l’intera struttura era stata disboscata la collina, sottoposta a vincolo paesaggistico.