Corriere della Sera, 22 luglio 2026
Demagoghi e ragionieri
«Io non faccio il ragioniere. Le do un’informazione: non faccio il ragioniere». «Ma deve farci capire dove trova le coperture!». «Sicuramente poi ci sarà qualcuno, le assicuro, che farà i conti. Io do un indirizzo politico. Non faccio il ragioniere». La piccata insistenza con cui Roberto Vannacci ha detto e ridetto giorni fa a Marianna Aprile e Luca Telese a In Onda su La7 che lui può promettere quel che gli pare senza far di conto perché lui non fa il ragioniere è un indizio perfino peggiore, su quello che ci aspetta, rispetto alla truce boiata dell’aspirante Cesare al Colosseo. Perché, come sottolinea la raccolta di firme (già oltre 30.000) di Carlo Cottarelli e della Fondazione Einaudi per spingere il Parlamento a votare il disegno di legge presentato a suo tempo dall’economista per imporre ai partiti di indicare costi e fonti di finanziamento delle promesse elettorali, non ne possiamo più di demagoghi pronti a promettere mari e monti rifiutando il confronto con la realtà. Ne abbiamo visti troppi. Troppi.
Dicono tutto gli archivi. Da Giulio Andreotti che confessò come «per molto tempo l’ordinaria amministrazione, a fronte della Politica, è stata vista quasi fosse qualcosa di degradante» a Francesco Cossiga che ammise: «Per anni abbiamo pensato che le casse dello Stato fossero un pozzo di San Patrizio dal quale potevi tirar su senza che mai si esaurisse». I conti? Uffa! «Non è lecito al governo trincerarsi dietro le difficoltà finanziarie del sistema previdenziale!», diceva il segretario del Pci Luigi Longo. «Gravissima è l’abolizione delle pensioni di anzianità mentre il progresso tecnologico richiede manodopera giovane altamente qualificata», sosteneva il liberale Emilio Pucci. «Anziché realizzare economie sarebbe più opportuno migliorare il sistema per venire incontro ai lavoratori dipendenti», tuonava a nome del partito il missino Achille Cruciani. E via così... Con Bettino Craxi che faceva battute su Ugo La Malfa («I repubblicani dicono di essere i cani da guardia del rigore? E a questi cani noi diciamo: a cuccia!») e leader sindacali come Guglielmo Epifani che ribatteva al ministro Tommaso Padoa-Schioppa che «non si tratta con la calcolatrice» fino a presidenti come Oscar Luigi Scalfaro che invitò a «ribellarsi a una valutazione ragionieristica dell’Europa...». Diciamolo: magari avessimo avuto qualche demagogo in meno e qualche ragioniere più!