Corriere della Sera, 22 luglio 2026
Trump ricomincia con i dazi: «Canada al 50%, gli altri al 10%»
Donald Trump è sul punto di annunciare dazi per decine di altri Paesi queste settimane: per lo più sembra un modo per trovare nuove norme per imporre le precedenti tariffe dopo il verdetto negativo della Corte suprema. Non è escluso un aumento di alcuni dazi – scrive il F inancial Times – anche se alcuni dei suoi consiglieri suggeriscono cautela per timore che ciò possa provocare conseguenze negative per l’economia, in vista delle elezioni di midterm.
La Casa Bianca aveva imposto dazi al 10% contro diversi Paesi poche ore dopo che la Corte suprema a febbraio ha dichiarato incostituzionale l’ordine ordine esecutivo presidenziale del 2 aprile 2025 che imponeva «dazi reciproci» facendo leva su poteri di emergenza. Trump ha cercato insomma di mantenere le tariffe attraverso altre leggi: il dazio generalizzato del 10% si appoggia alla Sezione 122 della Legge commerciale del 1974, ma è possibile imporlo solo per un periodo limitato in assenza di intervento del Congresso (assai improbabile); dunque scadrà venerdì alle 00:01 di Washington (6:01 di sabato in Italia). I consiglieri hanno quindi cercato altri metodi e prevedono ora di motivare i dazi con una indagine sul commercio di merci prodotte tramite lavoro forzato, condotta in base alla Sezione 301 del Trade Act del 1974 su paesi che includono l’Unione europea, la Cina, Singapore, la Svizzera, la Norvegia, l’Indonesia, la Malaysia, la Cambogia, la Thailandia, la Corea del Sud, il Vietnam, Taiwan, il Bangladesh, il Messico, il Giappone e l’India.
Il rappresentante per il commercio Usa Jamieson Greer ha affermato che «gli Usa dispongono di leggi che vietano il commercio di merci prodotte tramite lavoro forzato. La maggior parte degli altri Paesi non ha una legge in materia; e quelli che ce l’hanno, di fatto non la applicano». Ha aggiunto che questo rende meno competitivi i prezzi dei prodotti americani. I dazi imposti con questo metodo riguarderanno 60 Paesi («circa il 99% del nostro commercio», ha concluso Greer) e dovrebbero assestarsi intorno al 10% e il 12,5%. L’Unione europea ha già accettato dazi del 15% in base all’accordo di Turnberry e questo 10% – per quello che si capisce al momento – dovrebbe essere assorbito dalla tariffa già decisa. I consiglieri – scrive il Financial Times – raccomandano al presidente du rispettare gli accordi raggiunti nel 2025. Tuttavia l’Ue si è detta molto «sorpresa» dalle accuse di commerciare beni prodotti con il lavoro forzato. L’amministrazione Usa ha affermato che le regole dell’Ue contro il lavoro forzato entreranno effettivamente in vigore solo nel dicembre 2027.
Nel frattempo la Casa Bianca ha annunciato dazi del 50% contro alcuni prodotti canadesi (per rispondere ai controdazi di Ottawa in risposta ai dazi americani) che entreranno in vigore ad agosto, ma il Canada ha indicato la disponibilità a negoziare e come in passato Trump potrebbe essere aperto ad un accordo. Greer sta intanto rinegoziando – parallelamente con il Messico – l’accordo commerciale «U.S.-Mexico-Canada Agreement» che l’amministrazione Trump ha rifiutato di prolungare oltre la scadenza dello scorso 1° luglio.
Gli Stati Uniti hanno colpito le importazioni dal Brasile con dazi al 25%. Dietro le quinte, l’amministrazione Usa lavora pure ad altre indagini che potrebbero permettere di imporre tariffe più alte. Queste mosse arrivano in un momento in cui il prezzo del petrolio e l’inflazione preoccupano gli americani e si avvicinano elezioni di midterm. Sono state già introdotte eccezioni ai dazi su vari prodotti, come carne e caffé. Ma il metodo di Trump di «negoziare» usando i dazi è destinato a continuare.