Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2026  luglio 22 Mercoledì calendario

Trump: «Parlerò con Hezbollah»

Donald Trump ha ricevuto ieri nello Studio Ovale il presidente libanese Joseph Aoun: era la prima visita di un capo di Stato di Beirut alla Casa Bianca dal 2009. Aoun ha elogiato Trump: «Insieme potremo raggiungere l’obiettivo finale di terminare le ostilità con Israele per sempre. Sarà il suo retaggio, presidente!». Il capo di Stato libanese ha aggiunto che il suo Paese ha bisogno del «supporto politico e militare» degli Usa. E Trump ha promesso che aiuterà «molto» il Libano. «È un posto che è stato a lungo maltrattato, ma noi lo tratteremo con il rispetto che merita».
I due leader hanno parlato dell’applicazione del framework trilaterale per il Libano del giugno 2026, un’intesa diplomatica mediata dagli Stati Uniti tra Libano e Israele. Il Libano spera di ottenere il ritiro di Israele da ampie zone del sud del Paese e ricevere appoggio all’esercito libanese perché stabilisca il proprio controllo nelle aree controllate da Hezbollah.
Il secondo giorno del piano pilota tra Israele e Libano ha registrato però già il suo primo incidente, con l’Idf che ha sparato colpi di avvertimento in aria contro soldati libanesi che «avevano oltrepassato l’area concordata», sostiene l’esercito israeliano. L’episodio, che non ha causato feriti, è avvenuto nei pressi di Zawtar, la prima delle tre «zone pilota» nel sud del Libano da cui l’Idf si era ritirato lunedì, e che nelle ultime ore ha visto l’inizio del dispiegamento dei soldati libanesi. «Controlleremo cosa è successo», ha detto Trump ieri. Secondo fonti di Beirut citate da Reuters, l’ex capo dell’esercito libanese eletto all’inizio 2025 ha portato a Trump un piano dettagliato per il disarmo di Hezbollah e chiederà garanzie vincolanti per un completo ritiro dell’Idf dal sud, previsto nell’accordo quadro trilaterale del 26 giugno, ma senza che vi fosse menzionata una tempistica.
Aoun, che ingaggiandosi in negoziati diretti con Israele sfida innumerevoli tabù, sa che deve portare a casa risultati concreti, altrimenti Hezbollah potrà rivendicare che la diplomazia non è la strada giusta per proteggere il Libano. Trump si è detto disposto a parlare anche con Hezbollah: «Se il presidente me lo permette lo farei. Io parlo con tutti». Poi ha annunciato di avere dato disposizione affinché le compagnie americane riprendano i voli per Beirut dopo 40 anni per favorire il turismo.
Il presidente americano anche ripetuto una sua proposta che la Siria potrebbe intervenire militarmente in Libano per aiutare a disarmare Hezbollah: una proposta che è stata già rifiutata dalle autorità siriane. Hezbollah e l’attuale governo di Damasco, guidato da Ahmed al-Sharaa, hanno combattuto su fronti opposti nella guerra civile in Siria. Il gruppo sciita libanese appoggiava il dittatore Bashar al-Assad, mentre al-Sharaa era un comandante che all’inizio della guerra guidava una milizia di Al Qaeda nel Paese. Trump ha rinnovato ieri la sua ammirazione per al-Sharaa: «Ha rimesso insieme la Siria, gli piacerebbe venire a fare qualcosa con Hezbollah. Li ha combattuti per molto tempo. Penso che sarebbe molto efficace».