Corriere della Sera, 22 luglio 2026
Zelensky cede alle piazze: silurato Syrsky
«Volete più morti fra i russi o più morti fra gli ucraini?». Ovvero: rivolete un ministro della Difesa come Mychajlo Fedorov, l’uomo che in sei mesi ha creato a Putin più problemi che nei quattro anni precedenti, oppure volete continuare con l’attuale capo delle forze armate, Oleksandr Syrsky, e tutti i vecchi generali? Da giorni, la piazza di Kiev l’urlava forte: rivogliamo Fedorov. Da ieri sera, anche il Palazzo ha capito che Syrsky non era più difendibile, e l’ha rimosso. «Dimissioni immediate». Al suo posto arriva Mykhajlo Drapatyi, 45 anni, comandante delle forze di terra, che ha un merito in particolare: ha inventato un reclutamento delle truppe che aggiri la corruzione. Proprio il dossier su cui s’era a lungo impegnato Fedorov, incontrando le resistenze di Syrsky e dei suoi.
Basta con la casta. Il messaggio al presidente ucraino Volodymyr Zelensky è arrivato forte e chiaro. E dopo la cacciata nei giorni scorsi di Fedorov, ministro che il popolo voleva e il presidente ucraino un po’ temeva, ecco il siluramento del generalissimo che finora aveva resistito a tutte le epurazioni. «Ringrazio Syrsky per le solide posizioni di prima linea conquistate finora», il sobrio comunicato di Palazzo Marinskiy. La decisione era già stata presa da giorni. Ma dopo un casting durato l’intero weekend, «Ze» era rimasto incerto sino all’ultimo sul nome del successore. I manifestanti in questi giorni han chiesto il ritorno di Fedorov e di generali più in linea con la sua politica – maggiore utilizzo di droni, minore impiego di fantaccini da trincea, stipendi migliori, apertura ai mercenari stranieri —, ma il presidente sembra averli accontentati solo a metà. Non è detta l’ultima parola, però: l’anno scorso, di fronte alle critiche per un azzoppamento dell’autorità anticorruzione, lo stesso Zelensky fece retromarcia. Pure la decisione di rimpastare il governo con un ministro ad interim, dopo Fedorov, fa pensare che il presidente si sia lasciato mano libera per rivedere tutta la politica della Difesa.
Andandosene, Fedorov aveva indicato in Syrsky il principale ostacolo alle riforme che hanno permesso di colpire più duramente la Russia. Il generale voleva più carri armati e artiglieria? Il ministro spingeva per più robot: «Non sono mai riuscito nemmeno a parlarci – aveva detto Fedorov —, questo generale pensa a come dividerci fra di noi, invece di ragionare su come vincere la guerra». Parole durissime, che in Ucraina erano state subito comprese da chi deve fare i conti con le inefficienze e le ruberie. Moscovita, classe ‘65 e di scuola militare sovietica, a Syrsky sfuggivano le innovazioni introdotte dal giovane Fedorov, molto legato ai Big Tech americani della Silicon Valley. Ma lo stesso Zelensky guarda con sospetto le ambizioni di questo ministro che rischia d’oscurarne l’immagine. «Il macellaio» era il soprannome più gentile riservato al comandante Syrsky. «Deprime le truppe, blocca l’innovazione, si fida solo dei suoi, impedisce la libera espressione d’opinioni e reprime in ogni maniera possibile i sottoposti», il grido d’uno dei leader della protesta. Eppure c’è stato un momento in cui Syrsky, sempre fotografato al fronte con Zelensky, godeva di grande popolarità per la difesa a Est. Una fama oscurata dalla carneficina di Bakhmut, da molti strateghi militari considerata inutile.
Scotta da sempre, la poltrona di Syrsky. Che nel febbraio 2024 vi si era seduto al posto di quel generale Valery Zaluzhny, oggi ambasciatore a Londra, comandante fin dall’inizio della guerra, considerato un ottimo stratega e da molti, oggi, visto come presidenziabile in un’ipotetica corsa elettorale contro Zelensky. Per ora, Zaluzhny rimane in esilio. E anche Fedorov è congelato: il presidente gli ha offerto una consulenza, lui rivuole il suo ministero. Nella guerra del potere militare, s’apre un altro capitolo.