Corriere della Sera, 22 luglio 2026
Ancora bombardamenti Usa sull’Iran che a sua volta colpisce nel Golfo
L’Iran vuole «disperatamente» un incontro con gli Stati Uniti, «ma noi non siamo interessati» finché i colloqui non saranno «significativi». Quindi «non ce ne andremo. Non abbiamo ancora finito». E gli ayatollah lo sappiano: «Non hanno ancora visto niente. Siamo stati gentili».
Altro che i 10 giorni di tregua proposti dai Paesi che provano a far rientrare la crisi Usa-Iran (Pakistan e Qatar, ma anche l’Egitto e l’Oman).
Incontrando i giornalisti alla Casa Bianca, ieri, Donald Trump ha chiuso la porta in faccia ai negoziati, pur ricordando a tutti che poi «il dialogo avviene dietro le quinte». A giudicare dalle sue parole, la situazione in Medio Oriente nei prossimi giorni non può che peggiorare, ed è già critica dopo dieci notti consecutive di bombardamenti Usa in Iran e attacchi continui dell’Iran ai Paesi del Golfo che ospitano basi americane e alle navi che provano ad attraversare lo Stretto di Hormuz. La guerra è costata agli Usa 37,5 miliardi di dollari, ha detto ieri il segretario alla Guerra Pete Hegseth, in un’audizione al Senato, dove ha chiesto di concedere altri 67 miliardi di fondi.
«Colpiremo Pickaxe Mountain molto presto e molto duramente», ha annunciato il presidente Usa spiegando di poter rivelare queste intenzioni militari perché «l’Iran non può farci nulla». Pickaxe Mountain (la «montagna piccone» in italiano, Kuh-e Kolang Gaz La in farsi) nel centro dell’Iran, ha nelle sue viscere una struttura fortificata che l’Agenzia internazionale per l’energia atomica ha segnalato nel 2020 come futuro impianto per l’assemblaggio delle centrifughe che producono combustibile nucleare. Secondo il Wall Street Journal migliaia di quelle centrifughe sono state spostate nei suoi tunnel scavati in profondità (fino a 600 metri sotto roccia granitica). La Cnn rivela che lì è stoccata parte dell’uranio arricchito. Due informazioni che verrebbero da fonti israeliane.
A giugno del 2025 gli Usa avevano già colpito tre siti nucleari iraniani (l’impianto di arricchimento dell’uranio di Fordow, il complesso di Natanz e il centro tecnologico di Isfahan) ma Pickaxe Mountain era stata risparmiata.
«Qualsiasi sito in cui stiano anche solo pensando alle armi nucleari sarà colpito con la massima forza. L’Iran non deve avere l’atomica e non ce l’avrà», è stato lapidario Trump. Parlando dell’attacco iraniano in Giordania, nel quale sono morti soldati statunitensi, il presidente ha detto che «a volte le cose non funzionano quando facciamo fare il lavoro ad altri». A chi gli chiedeva delle minacce dei miliziani Houthi di bloccare la navigazione sul Mar Rosso ha risposto: «Se dovesse succedere ce ne occuperemo».
L’annuncio dei ribelli yemeniti Houthi (in guerra con la coalizione che governa il loro Paese sostenuta da Riad) prometteva di bloccare il transito navale da e per l’Arabia Saudita nel Mar Rosso e nel Golfo di Aden. Loro controllano lo Yemen settentrionale, compresa la costa del Bab el-Mandeb, lo stretto all’imboccatura del Mar Rosso. Ieri hanno mandato una mail alle compagnie di navigazione intimando loro di non sbarcare merci nei porti sauditi. Non è chiaro come intendano mettere in pratica la minaccia né se in queste ultime ore abbiano fermato navi dirette o provenienti dall’Arabia Saudita, ma la loro agenzia di stampa dice che hanno «costretto sei navi a invertire la rotta».
Tutto questo mentre il loro sostenitore – l’Iran – è tornato a bloccare petroliere «non conformi» che tentavano di transitare nello Stretto di Hormuz e a bombardare basi e interessi Usa nei Paesi arabi. A Erbil, nel Kurdistan iracheno, droni hanno colpito vicino al consolato americano. In Bahrein i pasdaran affermano di aver colpito un «obiettivo commerciale americano» e cioè l’«infrastruttura centrale dei dati Amazon». Non si hanno conferme né smentite.