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 2026  luglio 22 Mercoledì calendario

Lo studio sui salari reali: in trent’anni calati del 6,6%

I più colpiti sono i dipendenti del settore privato. Una categoria che negli ultimi tre decenni ha visto ridurre i propri salari in termini reali del 6,6%. Poco meglio è andata nel caso di redditi medio bassi, che hanno beneficiato delle riforme dell’Irpef. A certificare la stagnazione delle retribuzioni, soprattutto nel caso del lavoro dipendente nel settore privato, sono gli economisti dell’Upb, l’ufficio parlamentare di bilancio, che ha analizzato gli stipendi nel periodo compreso dal 1990 al 2026, misurando così gli effetti generati dagli interventi di modifica all’Irpef.
Un lavoro che ha consentito all’organo presieduto da Lilia Cavallari di sviluppare una metodologia che consente di «pesare» il contributo di riforme, fiscal drag e capacità redistributiva dell’Irpef. La sintesi è che intervenire su quest’ultimo «ha margini oramai limitati», la politica in altri termini dovrà tenere conto che non basta più mettere mano all’imposta sul reddito delle persone fisiche per innescare meccanismi di redistribuzione. Dall’analisi dell’Upb emerge che occorrerebbero interventi complementari come, per esempio, la revisione dei regimi agevolati, che sottraggono base imponibile, oltre che il contrasto all’evasione e politiche di natura strutturale per contrastare la stagnazione salariale.
A pesare in questi anni sono stati la diffusione del lavoro a tempo parziale e un aumento della segmentazione del mercato del lavoro per settore, tipologia contrattuale e qualifica, fattori che hanno accentuato la dispersione delle retribuzioni lorde. La situazione è stata fronteggiata intervenendo, come detto, sull’Irpef, (in particolare nel 2014 e più di recente nel 2025), abbassando il prelievo sui redditi da lavoro dipendente bassi e medi. Ma allo stesso tempo il carico fiscale sui redditi più elevati è aumentato, soprattutto per effetto del drenaggio fiscale legato alla mancata indicizzazione dei parametri dell’imposta. «Il modello redistributivo attuale, fondato su un’imposta fortemente progressiva sul lavoro dipendente, ma con base imponibile relativamente ristretta, e caratterizzato da un’accentuata disparità di trattamento orizzontale tra le diverse tipologie di reddito, potrebbe – conferma il rapporto dell’Upb – aver raggiunto i propri limiti».