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 2026  luglio 22 Mercoledì calendario

Centrodestra, intesa sull’energia. «Sbloccata» la clausola da 14 miliardi

Via libera alla Nec, tutti d’accordo i leader del centrodestra alla fine di un vertice di maggioranza. La National escape clause, la clausola di salvaguardia nazionale, sarà richiesta alla Commissione europea per destinare i circa 14 miliardi previsti agli investimenti nel settore energetico senza che siano conteggiati nel Patto di stabilità.
I leader del centrodestra non avrebbero parlato di legge elettorale. E così, la nota finale di Palazzo Chigi parla soltanto dell’accordo sulla Nec. Forse perché è un argomento su cui tutti sono d’accordo. Ma è vero che i termini per attivare la richiesta all’Unione sono ravvicinati, il 15 agosto. Soprattutto, la riunione è stata aperta dalla relazione del vicepremier Antonio Tajani. Che qualcuno dei presenti sintetizza così: «Se chiude anche il Mar Rosso, per gli approvvigionamenti è una catastrofe». E dunque, via libera senza riserve alla Nec, anche se questo potrebbe rendere necessario un passaggio parlamentare.
E così, il focus della giornata diventa la riunione dei capigruppo. È là che il presidente del Senato Ignazio La Russa esclude colpi di mano: «Ho garantito che non ci saranno eccessive accelerazioni di nessun genere. Se qualcuno delle opposizioni ha immaginato che si potesse chiudere la legge elettorale prima delle ferie estive, escludo che possa avvenire».
Resta il fatto che la legge elettorale resta per la maggioranza un tema complicato. Soprattutto per le preferenze, che Giorgia Meloni e Maurizio Lupi vorrebbero reintrodurre. Il capogruppo FdI Lucio Malan ricorda che «alla Camera tutti i gruppi hanno dichiarato la loro posizione favorevole alle preferenze e ci sono le premesse per inserirle qui al Senato». Peccato però che alla Camera il ritorno delle preferenze sia stato bocciato a voto segreto.
L’idea, nonostante i dubbi che attraversano anche FdI, è quella di presentare al Senato un emendamento: là non esiste il voto segreto e dunque non esiste il problema dei franchi tiratori. Certo, ricorda il capogruppo FdI, c’è il tema di come assegnare le preferenze e anche quello della rappresentanza di genere nelle liste: «Ma sono cose su cui si può intervenire». Da qui l’allungamento dei tempi: «Ovvio – conclude Malan – che se c’è una modifica ci vuole una terza lettura. È un’altra ragione per la quale bisogna avere dei tempi adeguati». Data possibile per l’arrivo in Aula della legge, il 9 settembre. Insomma, pare che la «pausa di riflessione» di cui aveva parlato la premier all’indomani della bocciatura delle preferenze sia terminata.
Nel giorno in cui arrivano le pre intese sull’Autonomia, Elly Schlein è dura: «Voi pensate che non sia chiaro agli italiani il baratto che state facendo tra questa riforma dell’Autonomia e la legge elettorale». Uno «scellerato patto con cui spaccate ancora di più un Paese che soffre insopportabili disuguaglianze».
Per il capogruppo Francesco Boccia «dalla riunione dei capigruppo abbiamo capito che dietro l’arroganza della maggioranza ci sono solo le divisioni dei partiti che la compongono». E dunque, «non accetteremo nessuna forzatura sui tempi: vogliamo un numero congruo di audizioni». E non c’è «alcun motivo di accelerare la discussione sulla legge elettorale che può arrivare in Aula tranquillamente a ottobre». Anche se in Forza Italia si ritiene che arrivare tanto avanti «sarebbe un autogol». La ministra per le Riforme Elisabetta Casellati alza le braccia: «Meglio lasciar decidere ai senatori, come è logico che sia». Di ieri anche il ritorno in scena della possibilità di un ballottaggio tra i primi arrivati tra gli schieramenti, che era sparito nel passaggio alla Camera. Per garantire stabilità in caso di pareggio, ma anche per intercettare al secondo turno gli elettori di Roberto Vannacci.