Corriere della Sera, 22 luglio 2026
La reazione di Schlein: su Fakir lo Stato ha fallito. E difende Lepore
La sequenza dei fatti. È quella che mette in difficoltà il Pd. Prima il presidio istituzionale convocato dal sindaco di Bologna Matteo Lepore, poi gli scontri che hanno acceso polemiche durissime in tutto il Paese. Un nesso temporale che il centrodestra ha subito trasformato in un atto d’accusa, chiedendo le dimissioni del primo cittadino, e che costringe il Pd a una difesa tutt’altro che a cuor leggero. Elly Schlein è netta: «Su Fakir lo Stato ha fallito e spetta allo Stato fare piena luce. Lepore ha scelto di governare la frustrazione e lo smarrimento di un’intera comunità. È stato importante, per non lasciarla in balia delle spinte più estremiste e degli antagonisti che anche ieri hanno messo a ferro e fuoco la città, con una violenza inaccettabile e che condanniamo con nettezza». E poi, alla trasmissione In Onda su La7, per dimostrare che per i dem la sicurezza è un tema importante dice: «Abbiamo coinvolto l’ex capo della polizia Franco Gabrielli in iniziative sulla nostra idea di sicurezza, che non è rincorrere la destra sulla propaganda».
Ma se è vero che nessun dirigente dem, in pubblico, punta il dito contro il sindaco, è altrettanto vero che dietro le dichiarazioni ufficiali di solidarietà serpeggia un imbarazzo evidente. Il punto debole, per non pochi esponenti del partito – soprattutto nell’area riformista – è proprio quella scelta: convocare un presidio in un clima già teso, sapendo che avrebbe potuto attirare gli autonomi e trasformarsi in un detonatore. Un’iniziativa pensata per essere istituzionale che si è invece rivelata, agli occhi di molti, un azzardo. Chi nutre questi dubbi, però, preferisce non metterci la faccia e si rifugia nell’anonimato.
Il nodo, per una parte del Pd, è tutto nell’opportunità del presidio convocato dal sindaco. «Il tentativo di fare una cosa istituzionale è comprensibile, ma è molto rischioso con questo clima – osservano alcuni parlamentari dem —. E comunque non bisognava accettare che ci fosse anche una manifestazione degli autonomi».
Sulla stessa linea Lia Quartapelle, che ammette un passo falso ma lo circoscrive: «L’errore è stato non sapere gestire la piazza». Però poi aggiunge: «Lepore invece non ha commesso un errore a convocare il presidio», perché «deve essere interesse di tutti chiedere la verità». Più netto Michele De Pascale, presidente della Regione Emilia-Romagna: «Se non lo avesse organizzato Matteo, lo avrebbero organizzato altri. E i tafferugli ci sarebbero stati in ogni caso. Sono sempre gli stessi, li fanno ogni volta, anche contro il Comune». È forse Graziano Delrio a mettere a fuoco meglio di tutti l’imbarazzo che attraversa il partito: «Se fai un’iniziativa del genere c’è il rischio che poi si intrufolino i delinquenti, ma se non fai nulla sembra che tu non abbia coscienza civile». Un dilemma che il senatore dem non scioglie, lasciando intendere che il conto tra opportunità e rischio, col senno di poi, non torna del tutto.
Simona Malpezzi, che pure ammette il problema, lo risolve a favore della presenza: è comunque «importante» che «la politica del territorio sia presente», anche quando «arrivano i contestatori». Quasi a dire che il prezzo pagato, per quanto alto, andava messo in conto. A sorpresa, tra i più netti nella difesa c’è Giorgio Gori, che di solito non lesina critiche a Schlein (della quale il sindaco di Bologna è un fedelissimo). Stavolta l’eurodeputato dem non usa mezzi termini: «Lepore non ha, a mio avviso, alcuna responsabilità rispetto a ciò che purtroppo è accaduto dopo». Gori boccia come «immotivata» la richiesta di dimissioni di Fratelli d’Italia: «Mi pare che si usi qualunque circostanza per alimentare un clima di scontro». Sulla stessa linea Stefano Bonaccini: «Alimentare tensioni non rende giustizia a nessuno. Al contrario, colpisce l’intera comunità».
La solidarietà non arriva solo dal Pd. Enrico Borghi difende la scelta, pur condannando quanto accaduto: «La deriva violenta che qualcuno ha voluto dare alla manifestazione non fa parte del dibattito civile e non può essere accettata». Chiude il coro Alessandro Onorato, assessore capitolino: «È giusto che il sindaco unisca la comunità. Dispiace che qualcuno rovini le manifestazioni pacifiche aggredendo le forze dell’ordine».