ilfattoquotidiano.it, 21 luglio 2026
Liste d’attesa, i dati per Regione: visite ed esami ancora in ritardo per 2,8 milioni d’italiani
Sono 2,8 milioni gli italiani che aspettano ancora visite ed esami. Ma si registrano miglioramenti: oltre un milione e 600 mila prestazioni in più sono garantite entro i tempi di attesa. È il risultato registrato nel primo semestre del 2026 – rispetto allo stesso periodo del 2025 – dal Servizio sanitario nazionale. Sembra quindi che la legge del 2024 sul contrasto delle liste di attesa cominci a dare i suoi frutti e non si fanno attendere i commenti positivi di Agenas e del ministro della Salute Orazio Schillaci. Ma per i festeggiamenti è ancora troppo presto: il confronto è limitato e non è del tutto credibile.
Il documento pubblicato da Agenas, l’agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali, arriva a pochi mesi dalla presentazione della nuova piattaforma nazionale per il monitoraggio delle liste di attesa. Dall’ente fanno notare che si osserva un miglioramento tra il primo semestre del 2025 e quello di quest’anno: “Dal confronto emerge un aumento delle prestazioni effettuate che sono passate da 13,3 milioni nel primo semestre 2025 a 14,9 milioni nel primo semestre del 2026”. E aggiungono che: “All’incremento della produttività, risultato di un’organizzazione migliore e di risorse dedicate all’incremento dell’offerta per abbattere le liste di attesa, è corrisposto un passo avanti nel rispetto dei tempi di garanzia”. Così: “Le prime visite effettuate entro i tempi previsti salgono dal 76,4% al 78,5% e gli esami diagnostici dall’82,8% all’84,6%”. Peccato che il monitoraggio sia iniziato a gennaio dell’anno scorso e che nei primi mesi, quando il sistema era ancora in rodaggio, alcune Regioni non inviassero i dati completi. Se poi si guarda al numero di prestazioni fatte nei singoli mesi, c’è una differenza maggiore tra i primi del 2025 e i primi del 2026 rispetto a quella che si osserva da maggio a giugno. Oltre a questo, i numeri registrano una situazione di leggero peggioramento negli ultimi due mesi (dei sei tenuti in considerazione). Gli esami che vengono assicurati entro i tempi sono passati dall’84,7% del periodo gennaio-aprile all’84,6%. Le prime visite dal 78,7% al 78,5%. Per le prestazioni urgenti si registra una maggiore difficoltà: quasi il 65% delle colonscopie è effettuato oltre il termine dei tre giorni. Risultati simili per l’elettromiografia e la risonanza magnetica dell’addome. La gastroscopia infine è oltre il tempo massimo in più del 50% dei casi.
Il numero delle visite programmate rende i dati non del tutto valutabili perché ci sono Regioni dove vengono utilizzate poco e altre dove invece sono la maggioranza delle prescrizioni. Se si osservano gli esami, la Regione che ha il dato migliore è il Veneto con il 97,1%, seguita dalla Campania con il 96% di prestazioni date nei tempi e dalla Basilicata con il 94,6%. Qui però si prescrivono tanti esami programmati. Vanno bene anche le Marche che sono al 92,4% e il Lazio all’89,7%. Peggio l’Umbria con il 62% e l’Abruzzo con il 65,3%. Sulle visite il dato medio è peggiore: Basilicata al 98,9%, Lazio al 91,6%, Veneto al 91,5% e infine Trento al 54,7% e Puglia al 55,7%. Secondo il ministro Schillaci: “Sulla disuguaglianza tra le Regioni bisogna lavorare ma con la legge abbiamo instaurato una sana competizione tra di loro”. E aggiunge: “La strada che abbiamo intrapreso due anni fa con la legge è quella giusta. I numeri positivi non so se siano dovuti ai risultati del servizio pubblico o del privato accreditato, ma non faccio distinzioni perché per i cittadini l’importante è fare gli esami nei tempi stabiliti e non pagare il ticket”.