il Fatto Quotidiano, 21 luglio 2026
Procura Antimafia, il pm Ardita si ritira
In polemica con il Consiglio Superiore della Magistratura, il procuratore aggiunto di Catania, Sebastiano Ardita, secondo quanto risulta al Fatto Quotidiano, ha deciso di ritirare la sua candidatura all’ultimo posto vacante di procuratore aggiunto della Procura nazionale antimafia (Pna). Mercoledì scorso ha perso contro Franca Imbergamo, per 3 voti (13 a 10) dopo una tormentata procedura con tanto di ritorno in commissione, al primo plenum di giugno, quando aveva la nomina in tasca, in punto di normative. Trasversale lo schieramento che ha messo fuori gioco Ardita, magistrato di destra, ma con un pensiero autonomo: non solo le correnti “progressiste” ma anche una parte di laici di destra, determinanti per l’esito finale. E ora le modalità della nomina, che prescindono dalla rispettabilità di Franca Imbergamo, saranno oggetto di dibattito al prossimo “parlamentino” dell’Anm, post ferie, su spinta, ci risulta, del presidente Giuseppe Tango, che tante volte ha invocato “trasparenza” nelle nomine da parte del Csm. Il caso è stato inserito all’ordine del giorno soprattutto in seguito all’intervento in plenum, del 15 luglio, dell’indipendente Andrea Mirenda (astenuto), che ha parlato di “durissima battaglia politica. Ci dovremmo interrogare sulle mire che l’hanno ispirata”. Un’accusa senza nomi stigmatizzata dal pm Nino Di Matteo: “Chi è venuto a conoscenza di indebite pressioni esterne sull’attività del Consiglio avrebbe il dovere di specificare gli autori e le modalità”. Durante il plenum c’è stata anche una “finta” domanda di Eligio Paolini, togato di MI, la corrente conservatrice che ha votato per Ardita: come mai “da pratica finalizzata a trovare il candidato migliore per il posto di procuratore aggiunto della Pna è diventata una pratica finalizzata a evitare che il candidato Ardita prevalga?”. Anche questo sasso lanciato nello stagno del Csm, sarà oggetto di dibattito dell’assemblea dell’Anm, così come l’intervento del relatore pro Ardita, Felice Giuffrè, laico di FdI, il quale ha attaccato, senza citarlo, il procuratore nazionale Gianni Melillo, che ha remato contro il magistrato: bisogna “tutelare l’indipendenza da influenze esterne ma anche da dentro all’ordinamento giudiziario”. E al Csm, sul tavolo del Comitato di presidenza c’è la lettera di Ardita: nell’ultimo plenum, scrive, “si è parlato di pressioni, di concezione proprietaria delle istituzioni, di battaglie politiche, si sono adombrati veti nei miei confronti. Circostanze che non ho appreso per la prima volta in quel momento”, come dire, le voci giravano. Il magistrato è sfiduciato: “Sarebbe pleonastico e probabilmente inutile, prosegue, chiedere chiarezza e tutela”. Ritiene, è il retro pensiero, di aver subito un torto non per la mancata nomina di per sé, ma per quelle “pressioni” affinché non fosse nominato. E la sua scelta di ritirarsi, fuori tempo massimo, dall’altra corsa, che lo avrebbe, comunque, probabilmente, portato in Pna, è il segno che ne fa una questione di principio: “Scaduti i termini della revoca ( della domanda per aggiunto in Pna, ndr) intendo chiedervi di escludermi” da ogni valutazione per il posto vacante.