repubblica.it, 21 luglio 2026
Il caldo fa impazzire le scimmie cappuccine costaricane
Scordatevi Marcel, il dolce animale domestico di Ross in “Friends”. In Costa Rica le scimmie cappuccine dalla testa bianca (proprio la stessa specie di Marcel) sono costrette a lottare con i membri del proprio branco e a lasciar morire di fame i propri piccoli a causa di eventi climatici estremi. A mostrarlo è uno studio durato 33 anni e guidato da una professoressa di antropologia evolutiva della UCLA, Susan Perry.
Nei tre decenni di osservazione su dodici gruppi di primati, c’è stato un evento in particolare che ha provocato un brusco cambiamento nel loro comportamento, una grave siccità provocata tra il 2015 e il 2016 da El Niño, il fenomeno di riscaldamento delle acque superficiali dell’Oceano Pacifico. Un evento naturale periodico, ma aggravato dalle temperature già in aumento per via dell’emergenza climatica.
Guerra per la sopravvivenza
La foresta tropicale si secca e il cibo inizia a scarseggiare. In quel periodo muore l’84% dei cuccioli. Spesso, notano gli studiosi, le femmine li abbandonano e li lasciano morire di stenti, ignorando i loro pianti. Quando arriva la Niña, l’evento climatico opposto in cui il Pacifico si raffredda, la situazione non migliora: violente piogge torrenziali sostituiscono la siccità ma sono ugualmente letali per piante e insetti, il principale nutrimento di queste scimmie. Vista la scarsità delle risorse, nei branchi comincia una lotta interna per la sopravvivenza. Le ampie colonie, che arrivavano fino a 40 esemplari ciascuna, sono costrette a rimpicciolirsi in quella che lo studio chiama “fissione permanente”, una divisione traumatica in più nuclei. Una specie di balcanizzazione delle scimmie cappuccine: piccoli gruppi da pochi membri che nella stagione secca, da dicembre ad aprile, si incontrano vicino ai corsi d’acqua e si fanno la guerra per le scarse risorse rimaste.
Sono stati anche osservati episodi di “tradimenti” di alcune scimmie che scelgono di lasciare la propria tribù sovraffollata per unirsi a quella nemica, di dimensioni minori. Pian piano, però, si arriva a un equilibrio di potere: i branchi più numerosi si evitano a vicenda per minimizzare le perdite e lo spreco di energie, rispettando i territori altrui. Nelle “zone cuscinetto” tra queste super-potenze scimmiesche, possono prosperare anche i gruppi più piccoli. La guerra più faticosa non è tra di loro, è contro il clima.
Animali resilienti
Guardando oltre la brutalità della natura, infatti, i primati costaricani dimostrano un’enorme adattabilità a cambiamenti bruschi ed estremi spesso di origine antropica: spostano e ampliano il proprio territorio, cambiano la grandezza e la struttura sociale dei gruppi, modificano la propria alimentazione, formano nuovi equilibri.
Un segnale incoraggiante di resistenza all’emergenza climatica per una delle zone, quella del Sud e Centro America, con più biodiversità al mondo. Proprio il Costa Rica, infatti, ospita il 5% delle specie viventi in un territorio che è circa lo 0,03% della superficie mondiale. Per gli studiosi, se da un lato è un avvertimento degli effetti disastrosi che può avere il riscaldamento globale sugli ecosistemi e le società animali (e non solo), dall’altro lascia una speranza: la natura, anche quando è costretta a trasformarsi violentemente, sopravvive.