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 2026  luglio 21 Martedì calendario

Il grande flop della tassa etica sul porno

Prima del generale Vannacci, l’altro “mondo al contrario” era quello in cui il paladino della rivoluzione liberale, Silvio Berlusconi, da presidente del Consiglio metteva il timbro nel 2006 sulla cosa meno liberale di tutte: una tassa etica. Nata come anche porno tax, l’imposta è una addizionale del 25% sulla “produzione, distribuzione, vendita e rappresentazione di materiale pornografico” che oggi una raccolta firme per una legge di iniziativa popolare promossa dai Radicali, in scadenza il 22 luglio, prova ad eliminare. Servono 50 mila firme, ne mancano solo una manciata per raggiungere il traguardo entro la mezzanotte di domani.
Fortemente voluta dalla allora relatrice della Finanziaria Daniela Santanchè, blandamente osteggiata dal ministro delle Finanze del tempo Giulio Tremonti, è sopravvissuta comunque nei decenni. Ma è stato un discreto flop: dei 158 milioni di euro di gettito annuo che la relazione tecnica della Manovra aveva previsto vent’anni fa, oggi ne entrano a regime meno del 10%. Dando forza alle ragioni di chi, come i sostenitori della campagna per l’abolizione tra cui le star dell’hard Rocco Siffredi e Valentina Nappi, contesta la misura, considerando sproporzionata e ingiusta una addizionale che si aggiunge alle tasse che artisti e creator devono già pagare come tutti sui redditi prodotti, rischiando di portare il carico fiscale oltre il 50%.
I mini incassi per lo Stato
Per centrare gli obiettivi iniziali di incasso non è bastata nemmeno la correzione in corsa della norma, nel 2008, con l’estensione dell’applicazione della norma ai proventi delle “trasmissioni televisive volte a sollecitare la credulità popolare”, e l’ipotesi di un quasi raddoppio del gettito atteso fino a 277 milioni di euro. I numeri del rendiconto generale dello Stato mostrano un quadro decisamente più impietoso: 11,26 milioni versati nel 2025, 14,89 milioni nel 2024, 17,69 milioni nel 2023.
Il boom di OnlyFans non aiuta
Nemmeno il boom della creator economy, con l’esplosione in particolare di Only Fans, sembra avere dato un contributo decisivo. Un mercato che da solo in Italia supera secondo alcune stime i 100 milioni di euro di ricavi ma che spesso riesce a sfuggire alle maglie dell’Agenzia delle Entrate, che di frequente fatica ad accertare violazioni della norma. Lo scorso anno il Fisco si è espresso in maniera dettagliata sulla questione, chiarendo che la tassa si applica anche alle partite Iva in regime forfettario, il regime fiscale utilizzato dalla stragrande maggioranza di creator.
Le difficoltà nell’applicazione
Va detto che il perimetro della misura non rende semplicissima l’applicazione dell’addizionale. Ad oggi la tassa etica per i contenuti a luci rosse prodotti “tra adulti consenzienti”. Da una parte quindi escludendo tutti i contenuti prodotti senza interazione, dall’altro rendendo oggettivamente complicato accertare caso per caso quando i contenuti sono “assoggettabili” alla tassa etica.