la Repubblica, 21 luglio 2026
Central Park, addio a cavalli e carrozze
Da oltre un secolo e mezzo le carrozze a cavallo di Central Park rappresentano un’idea della vecchia New York più che la sua realtà. Il rumore ovattato degli zoccoli in una città travolta dal rombo dei taxi e dalle sirene, un frammento dell’Ottocento sopravvissuto all’età dei grattacieli, all’11 Settembre e alla rivoluzione digitale. I turisti continuano a salirci, pagando duecento dollari per una corsa di un’ora, coltivando l’illusione che Manhattan sia ancora quella “dell’Età dell’innocenza” di Edith Wharton o di un film di Woody Allen. Ma tutto questo potrebbe essere arrivato alla fine. Dopo anni di dibattiti e polemiche, il Consiglio municipale si appresta ad approvare la Romanch’s Law, un provvedimento che, se otterrà il via libera nelle prossime settimane, vieterà dal 2028 le carrozze a cavallo, mettendo fine a un servizio inaugurato nel 1863.
Le tradizioni raramente finiscono per stanchezza, ma quando un evento rende impossibile continuare a raccontarle allo stesso modo. In questo caso è stata la morte, a giugno, di un ragazzo di diciotto anni, Romanch Mahajan, un turista indiano arrivato a New York con i genitori e il fratellino per visitare la città e travolto invece dalla sua ultima reliquia. Un cavallo imbizzarrito a Central Park lo ha scaraventato dalla carrozza mentre il giovane cercava di soccorrere la madre, finita a terra. Da quel momento il dibattito ha smesso di riguardare solo il benessere degli animali o il diritto al lavoro dei cocchieri, molti dei quali di origine italiana, ed è diventato una domanda più radicale: quanto rischio siamo disposti ad accettare in nome della nostalgia? Quello avvenuto a Central Park è stato il più grave degli otto incidenti legati ai cavalli negli ultimi tredici mesi. La Conservancy di Central Park, che gestisce l’area, aveva chiesto la sospensione immediata del servizio. Il sindaco Zohran Mamdani si è schierato a favore dello stop, invitando però a trovare una soluzione che non penalizzasse chi vive di questa attività.
Il disegno di legge, chiamato con il nome del ragazzo indiano, viene considerato da alcuni un pasticcio, perché non affronta il destino dei circa 200 cavalli né il valore economico delle 68 licenze. Gli oppositori hanno protestato invocando il diritto alla libera impresa. Del destino dei cavalli, alcuni dei quali sottoposti a turni massacranti, sembra interessare poco. La nostalgia è diventata materia di scontro politico tra animalisti e difensori del passato. New York ha sempre avuto un rapporto sentimentale con i propri simboli, ma quasi mai abbastanza sentimentale da conservarli a ogni costo. Ha demolito la Penn Station, trasformato moli in parchi, riconvertito ferrovie sopraelevate. Se il Consiglio municipale approverà il divieto definitivo delle carrozze, certificherà che una città costruita sul movimento preferisce rinunciare a un pezzo della propria iconografia piuttosto che convivere con il peso morale di una tragedia evitabile.