corriere.it, 21 luglio 2026
Ville, soldi, gioielli: trovato in Toscana l’ultimo tesoro di Felice Maniero
È un pezzo del tesoro di Felice Maniero, il boss, celeberrimo ai suoi tempi, fra gli Anni 80 e 90, della Mala del Brenta. Due milioni di valore in ville, orologi preziosi, auto di lusso, quadri, gioielli e 90 mila euro in contanti depositati in banche dell’Empolese.
Ora è tutto proprietà dello Stato, dopo la confisca disposta dal tribunale di Venezia, ma ancora del mitico bottino, che in origine, secondo le dichiarazioni dello stesso bandito poi pentito, ammontava a ben 33 milioni, manca la fetta più grossa. Intanto, però il nucleo di polizia valutaria della Guardia di Finanza, con la collaborazione dei comandi provinciali delle Fiamme Gialle di Firenze e Venezia, ha definitivamente riportato nella disponibilità pubblica una villa a Fucecchio e una a Marina di Pietrasanta, in Versilia, oltre alle auto, agli orologi e al contenuto delle cassette di sicurezza nelle filiali bancarie dell’Empolese, che erano già sotto sequestro da anni.
La curiosità dell’operazione è che a mettere gli inquirenti sulle tracce del tesoro era stato nel 2016 lo stesso Maniero, ormai collaboratore di giustizia dal 1995 dopo la cattura dell’anno precedente. Il boss, che adesso è in stato di pesante depressione e degrado cognitivo, aveva chiesto di parlare con il Pm veneziano Paola Tonini, raccontandogli la storia di questo patrimonio occulto, affidato, a suo dire, all’ex cognato Riccardo Di Cicco, già marito della sorella Noretta.
I soldi dei colpi, aveva spiegato Maniero, arrivavano in valigia in Svizzera e in Lussemburgo, paradisi fiscali dai quali rientravano in Italia attraverso canali leciti e venivano reinvestiti grazie al lavoro di riciclaggio affidato a Di Cicco e a un broker disinvolto, Michele Brotini. Ben presto, però, al boss era venuto il dubbio che il cognato, dedito a una vita nel lusso, facesse la cresta sul tesoro a spese dell’ex bandito gentiluomo.
Di qui la scelta di svelare tutto in procura per vendetta: meglio allo stato che al cognato «traditore». Si era arrivati così al sequestro delle due ville, degli orologi di gran marca, dai Rolex ai Cartier, e di tutto il resto, in attesa della conclusione del processo in cui Maniero non è mai stato né indagato né condannato: non era lui il responsabile del riciclaggio, per il quale si è arrivato poi alla sentenza definitiva, in Cassazione, per Di Cicco e Brotini.
Il resto è una conseguenza naturale, perché quando il verdetto passa in giudicato, i sequestri operati si trasformano in confische, cioè in un’acquisizione definitiva dei beni allo Stato, che ora dovrà decidere come utilizzarli. Resta ancora da capire la reale entità del tesoro, di cui, secondo Maniero, l’ex cognato gli aveva restituito solo 6 milioni, a fronte dei 17 sequestrati, dopo le dichiarazioni da pentito, nel 2017 e dei 33 che, sempre secondo il boss avrebbero costituito l’intero importo del suo patrimonio occulto. Per una parte il sequestro è andato in prescrizione e il resto? I misteri di Maniero e della Mala del Brenta non finiscono mai.