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 2026  luglio 21 Martedì calendario

Legge elettorale, sfida al Senato. Nuovo testo o rinuncia

Un nuovo faccia a faccia dei quattro leader, forse giovedì a margine del Consiglio dei ministri, per stabilire una strategia ed evitare sorprese. Sulla legge elettorale, in arrivo in commissione al Senato, dopo il sì alla Camera, riprende la trattativa. Il nodo da sciogliere riguarda le preferenze: riprovare a introdurle nella formulazione blanda – cioè tenendo bloccati i capilista – bocciata a Montecitorio con una spaccatura nel centrodestra, o rinunciare?
Nei gruppi parlamentari di centrodestra sono partite telefonate per sondare l’umore. E, almeno quando il voto ancora non è imminente, il malessere resta diffuso. Difficile possa tradursi in ammutinamenti in Aula, con il voto palese, ma potrebbero esserci delle assenze «strategiche», soprattutto tra i forzisti: si ipotizzano almeno 5-6 defezioni. Si valuta così una rimodulazione dell’emendamento bocciato, garantendo l’alternanza di genere dei capilista che non era stato previsto. Un modo per rendere più digeribile il ritorno delle preferenze caro a Fratelli d’Italia, e a Giorgia Meloni in particolare, alla compagine femminile. Non risolutivo però per quanti – tanti tra i parlamentari anche di Lega e FdI— temono di perdere il seggio. «Certo che poi se Meloni dice che bisogna votarlo, chi avrebbe il coraggio di opporsi pubblicamente? Ne va della candidatura» rilevano dirigenti di centrodestra.
Un’altra modifica allo studio, rispetto al testo licenziato dalla Camera, riguarderebbe la norma cosiddetta «anticespugli», approvata su proposta di FI. Non contare i voti delle liste sotto la soglia del 3 per cento ai fini del premio di maggioranza espone a rischio di incostituzionalità. La battaglia per cancellarla compatta in particolare i «piccoli» della minoranza: l’area centrista ancora a caccia di una soluzione unitaria. Ieri Riccardo Magi per +Europa, Alessandro Onorato di Progetto civico, Enzo Maraio del Psi, Daniela Patti di Volt e Francesca Druetti di Possibile (assente per impegni ma reclutato anche Ernesto Maria Ruffini) hanno annunciato «l’intenzione di costruire qualcosa insieme» per difendersi da quella norma: cioè una lista unica. «Il livello di inganno degli elettori arriva a dire che potenzialmente milioni di voti non valgono. Non abbassiamo la testa. Da oggi parte un nostro impegno comune affinché chi si riconosce nelle nostre idee trovi l’opzione della nostra proposte politiche sulla scheda. Chiederemo un incontro al presidente Mattarella».
Intanto, però, tutto, inclusa la sorte complessiva della riforma elettorale, dipende dalla mossa della maggioranza sulle preferenze. Le opposizioni puntano a dilatare i tempi in commissione, chiedendo nuove audizioni, perché alla discussione in Aula non si arrivi prima di settembre. Ma i leader, che si coordinano quasi quotidianamente, sono convinti che anche il centrodestra non abbia più interesse a forzare sui tempi: «Stanno riconsiderando se il Melonellum gli convenga davvero». A condizionare la valutazione la variabile Vannacci e le tensioni interne sulle preferenze.