Corriere della Sera, 21 luglio 2026
Judit Polgár rifiuta la presidenza ungherese
Una mossa del genere non se l’aspettava nemmeno lei. Judit Polgár, la regina degli scacchi, la più grande giocatrice di tutti i tempi, è rimasta spiazzata dalla proposta del primo ministro ungherese Péter Magyar di candidarla alla presidenza della Repubblica. Leggenda internazionale, celebrata di recente anche da un documentario di successo su Netflix e fonte d’ispirazione per la celebre serie La regina degli scacchi, soltanto in serata ha rotto il silenzio declinando l’offerta del leader conservatore e filoeuropeo succeduto a Viktor Orbán. «Non sento di avere la forza per assumermi la responsabilità storica di unire una nazione divisa e quindi non posso accettare l’invito», ha scritto sui social Polgár, prossima a compiere cinquant’anni. La campionessa ha comunque teso una mano al nuovo corso politico: «Farò tutto ciò che è nelle mie possibilità per sostenere un nuovo presidente della Repubblica indipendente nel raggiungimento di questi obiettivi».
Il piano per portare la «regina» al palazzo presidenziale era scattato domenica. Magyar aveva indicato Polgár come una figura di altissimo profilo, totalmente estranea alla politica e capace di incarnare la promessa di un radicale «cambio di regime». Il Paese, aveva spiegato il premier, ha bisogno di un capo dello Stato «di cui ogni ungherese possa andare fiero». Ad anticipare la sua proposta era stata una lettera firmata da sedici influenti personalità ungheresi – tra cui Erno Rubik, l’inventore del celebre cubo – che indicavano proprio Polgár come la figura ideale per rimpiazzare Tamás Sulyok, considerato un esponente legato al vecchio sistema. Sulyok alla fine ha ceduto al pressing del nuovo governo: sabato scorso ha firmato un emendamento costituzionale, approvato dal Parlamento, volto a rimuovere anche sé stesso dall’incarico.
A favore della candidatura era sceso in campo anche l’eterno rivale di Judit, Garry Kasparov, da lei sconfitto in uno storico torneo a Mosca nel 2002. «Conosco Judit da 38 anni», aveva dichiarato l’ex campione del mondo al sito di news ungherese Telex. «Una simile decisione indica che Péter Magyar cerca veramente l’unità della nazione».
La manovra diplomatica si è però trasformata in un boomerang per il premier, criticato per aver forzato i tempi e aver bruciato il nome della scacchista il giorno dopo aver promesso una consultazione pubblica sul futuro capo dello Stato. «Sembra che Péter Magyar abbia commesso il primo errore di comunicazione del suo mandato, accelerando troppo il processo di nomina», ha commentato all’agenzia Afp Szabolcs Pek, analista dell’ungherese Iranytu Institute. Secondo Pek, il «no» della Polgár potrebbe persino aver evitato ulteriori difficoltà politiche al premier.
Péter Krekó, direttore del think tank Political Capital, ha parlato di «scelta insolita, dato che tutti i precedenti presidenti avevano un solido background politico».
Rimasta per 25 anni la numero uno del ranking mondiale femminile prima del ritiro nel 2014, Judit Polgár guida oggi una fondazione educativa. Cresciuta nella Budapest degli anni Ottanta in un appartamento trasformato in laboratorio dal padre László – convinto che il genio si costruisca con l’addestramento – è diventata Grande Maestro a soli 15 anni. Resta l’unica donna ad aver infranto la top 10 assoluta di uno sport storicamente maschilista, sconfiggendo campioni come lo stesso Kasparov, che un tempo sosteneva che gli scacchi «non fossero roba da donne» prima di essere smentito dai fatti. Ora la partita per la presidenza si riapre: la scelta finale spetta al Parlamento dove il partito Tisza di Magyar dispone della maggioranza dei due terzi, teoricamente sufficiente a blindare qualsiasi nomina, ma il voto richiederà ora una strategia più cauta e condivisa.