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 2026  luglio 21 Martedì calendario

Il Regno Unito entra nell’era Burnham

Il neopremier britannico, il cinquantaseienne Andy Burnham, si è presentato ieri al Paese e al mondo con un discorso di soli quattro minuti. Ha ripetuto più o meno gli stessi concetti espressi venerdì scorso, quando ha ricevuto l’investitura per la leadership dal Labour, il suo partito. Primo: «Costruiremo un nuovo modello politico ed economico, sarà il più grande cambiamento degli ultimi 40 anni». Secondo: «Dimostreremo al mondo che il Regno Unito ha ritrovato stabilità». Per il momento, una sola misura annunciata, ma impegnativa: «Darò subito istruzioni per porre fine al problema dei senza tetto». Ma in serata è arrivata la prima sorpresa del nuovo corso. Burnham ha affidato l’incarico di Cancelliere dello Scacchiere, che tiene insieme Tesoro e Finanze, a John Healey. È una scelta di grande significato: Healey, 66 anni, è stato ministro della Difesa nel governo di Keir Starmer. Si era dimesso l’11 giugno 2026 perché aveva giudicato insufficiente il piano di riarmo. Burnham lo ha ripescato per dare concretezza al nerbo della «svolta epocale» annunciata anche ieri, dopo aver ricevuto il mandato di formare il governo da Re Carlo III. Healey dovrà suggerire al premier come tenere insieme la promessa di «dare più respiro alla gente, riducendo il costo della vita», «costruendo più case», «cambiando il sistema dell’istruzione e dando più supporto agli studenti» e altro ancora. In una parola: più spesa corrente, più investimenti pubblici. Nello stesso tempo, il premier ha assicurato che «saranno mantenuti gli impegni sulla difesa assunti con i partner internazionali». Vale a dire con la Nato e quindi con gli americani. Per altro, la prima telefonata di Burnham è stata con Donald Trump che già l’altroieri si era congratulato con lui per l’intenzione di riprendere le trivellazioni petrolifere nel Mare del Nord. Healey dovrà trovare una sintesi economica e politica nello stesso tempo. È una missione complicata. Il quadro della finanza pubblica britannica non offre ampi margini di manovra. Solo il pagamento degli interessi sul debito pubblico assorbe ogni anno 110 miliardi di sterline (circa 130 miliardi di euro).
Un’altra delle caselle chiave, quella di ministro degli Esteri, sarà occupata da Ed Miliband, 56 anni, figura di spicco da almeno 20 anni del laburismo britannico. Per diverse settimane, Miliband ha corso da favorito e come campione dell’iper statalismo per la posizione di Cancelliere in competizione con Shabana Mahmood, che resta invece agli Interni. Miliband, comunque, dovrà gestire con il premier la leadership della «coalizione dei volenterosi» che supporta la resistenza ucraina. E in effetti, dopo aver parlato con Trump, Burnham ha telefonato a Volodymyr Zelensky, rassicurandolo sulle intenzioni del nuovo governo: continuità con la linea seguita fin dall’inizio della guerra, prima dal conservatore Boris Johnson e poi dal laburista Starmer.
La terza telefonata, più formale, con la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen. I due hanno concordato di fissare al più presto la data per il vertice tra Uk e Ue che si sarebbe dovuto tenere domani e che è stato rinviato dopo le dimissioni di Starmer.
La politica corre veloce: l’ex premier si è congedato in mattinata con un breve saluto, in cui ha comunque rivendicato i risultati del suo esecutivo: «Me ne vado con il sorriso, lascio un Paese più forte e più giusto rispetto a due anni fa». Un’ora dopo, però, Burnham ha di fatto cancellato la lavagna, cominciando con il cambiare i ministri più in vista. In un’atmosfera euforica, con una sola nota di malinconia. In un’intervista al Times, il neo premier ha confidato: «Sono andato a trovare mio padre che ha l’Alzheimer. È triste che non si renda conto di nulla, perché ne sarebbe fiero».