Corriere della Sera, 21 luglio 2026
Mosca caccia due diplomatici italiani
L’addetto militare dell’ambasciata italiana a Mosca – il capitano di vascello Vittorio Parrella, che nel 2022 subentrò in quel ruolo al generale Roberto Vannacci – è stato raggiunto ieri insieme al suo più stretto collaboratore, il funzionario Davide D’Aprile, da un provvedimento di espulsione da parte del ministero degli Affari Esteri russo. «In base al principio di reciprocità – c’è scritto chiaramente nel comunicato diramato in serata dal dicastero retto da Sergej Lavrov – abbiamo dichiarato i due funzionari “persone non grate”. A Parrella e D’Aprile, insieme ai loro familiari, è richiesto di lasciare la Federazione russa entro tre giorni».
Decisione attesa, per la verità. In mattinata era stato già convocato al ministero, a Mosca, l’incaricato d’affari italiano, il primo consigliere Giovanni Scopa, vice dell’ambasciatore Stefano Beltrame, «in relazione alle richieste avanzate da parte italiana di allontanare dall’Italia gli addetti navali e aeronautici e il vice addetto navale dell’ambasciata russa a Roma», recita il comunicato diffuso dal ministero degli Esteri russo. Con la promessa finale che «qualsiasi azione ostile contro i nostri diplomatici riceverà una risposta adeguata».
Ed eccola, puntuale: «È stata una misura di ritorsione contro Roma», l’ha definita la portavoce di Lavrov, Maria Zakharova. Ma il nostro ministro degli Esteri, Antonio Tajani, è durissimo: «La Federazione russa ha espulso, senza motivo, l’addetto militare italiano a Mosca con un suo collaboratore – ha scritto su X —. Si tratta di un atto di plateale ritorsione per l’espulsione dall’Italia di due addetti militari russi, loro sì colti in flagranza mentre svolgevano attività di spionaggio ai danni della nostra sicurezza nazionale». Il titolare della Farnesina si riferisce a Ivan Petrovich Gorbachev e Mikhail Vasilyevich Astakhov, addetti militari dell’ambasciata russa a Roma, espulsi due settimane fa per decisione del governo italiano con l’accusa di essere i contatti dei due ex 007 italiani arrestati per aver venduto segreti e informazioni sensibili a vantaggio di Mosca. Diplomatici utilizzati come «armi ibride per attaccare l’Occidente e l’Italia», tuonò quel giorno stesso Tajani, convocando alla Farnesina – per l’ennesima volta – l’ambasciatore russo in Italia Aleksei Paramonov.
Nel 2022 il generale Vannacci venne espulso da Mosca insieme a un’altra ventina di membri dell’ambasciata italiana come misura di ritorsione per la cacciata di 30 diplomatici russi da Roma per l’invasione dell’Ucraina. E il conflitto non si ferma: secondo il sindaco di Mosca, Sergei Sobyanin, in meno di 24 ore sono stati lanciati oltre 400 droni ucraini verso la capitale. Bilancio: 10 feriti. Sono 10 i morti, invece, che ha causato un missile da crociera russo che ha colpito un mercantile nel Mar Nero. A Odessa ieri 3 morti e 3 feriti e altre 2 vittime e 4 feriti a Kramatorsk per attacchi russi. Il comandante in capo delle Forze Armate dell’Ucraina, Oleksandr Syrsky, dopo le polemiche, ha chiesto scusa, «se in qualche modo l’ho offeso», all’ex ministro della Difesa Mykhailo Fedorov. Ma la tensione resta alta.