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 2026  luglio 21 Martedì calendario

Araghchi ammette: «Non ho mai visto il nuovo ayatollah»

L’uccisione di Ali Khamenei è stata resa possibile da una breccia nella rete di sicurezza e questo varco esiste ancora oggi. A rivelarlo non un’indiscrezione anonima ma il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi in una intervista alla televisione.
Il diplomatico ha ricordato come il 28 febbraio americani e israeliani fossero bene informati sugli spostamenti della Guida. Khamenei doveva presiedere una riunione nel complesso dell’area Pasteur di Teheran, al suo fianco ufficiali e funzionari di alto livello. Secondo Araghchi l’ufficio scelto per il meeting era in un edificio lontano da quelli di solito usati per questo tipo di incontri. Il nemico, però, sapeva dell’appuntamento e conosceva con precisione il punto del target.
La narrazione del ministro combacia con quanto pubblicato dai media occidentali. Una ricostruzione sosteneva che Netanyahu avesse informato Donald Trump sulla finestra di opportunità, ossia l’individuazione di Khamenei e la possibilità di tentare una decapitazione della teocrazia. Una localizzazione frutto della collaborazione della Cia con il Mossad e, in un secondo momento, con l’aviazione israeliana incaricata di condurre lo strike nella capitale.
Il secondo punto, ancora più intrigante, toccato da Araghchi riguarda l’attualità. L’infiltrazione dello spionaggio avversario, a suo dire, continua, non si è mai arrestata e riguarda anche aspetti particolari. Per il ministro gli avversari sarebbero in grado di influenzare il potere decisionale, affermazione che farebbe pensare a complicità dirette di qualcuno di livello. Araghchi, però, ha precisato di non voler dire di più su un risvolto suscettibile di innescare polemiche o contrasti in una arena quanto mai sensibile.
C’è poi un terzo angolo esplorato da Araghchi e riguarda l’attuate leader, Mojtaba Khamenei, ormai diventato l’imam nascosto. Il ministro sostiene di non averlo mai più incontrato: solo poche persone avrebbero la possibilità di avvicinarlo.
Sulla sorte del numero uno, succeduto al padre, si accavallano le teorie, in quanto non è più apparso in pubblico. C’è chi pensa alla sua morte, altri ritengono che abbia subito ferite gravi. Nel frattempo, comunicherebbe ordini attraverso corrieri per non lasciare tracce elettroniche. Domenica è tornata a girare la voce, attribuita agli israeliani, di un suo trasferimento all’estero per essere curato e rimanere al sicuro. Un dispaccio della Tass su un possibile incontro (o colloquio telefonico) tra Khamenei e Vladimir Putin ha spinto le speculazioni sulla via di Mosca, con il leader ospitato dalla Russia. Lunedì mattina, il portavoce del Cremlino Dmitri Peskov ha escluso che al momento ci siano accordi per una telefonata tra i due. Intanto a governare ci pensa la dirigenza collettiva insediatasi a Teheran.