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 2026  luglio 21 Martedì calendario

L’arresto e la morte di Fakir. «Scudo» per agenti e sanitari

«Omicidio colposo» è l’ipotesi di reato con cui la Procura di Bologna indaga per la morte di Abderrahim Fakir, 42 anni, deceduto domenica mentre era immobilizzato a terra da due agenti del commissariato Bolognina a cavalcioni su di lui, mentre un altro cittadino gli teneva ferme le gambe. Una manovra di contenimento resasi necessaria per lo stato di esasperata agitazione, forse dovuta a un abuso di sostanze, in cui i poliziotti avevano trovato l’uomo al quartiere Pilastro. I due agenti, però, non sono formalmente indagati: per loro, come per i 4 soccorritori volontari della Croce rossa che hanno assistito alla scena, il procuratore Paolo Guido e il pm Domenico Ambrosino hanno applicato il cosiddetto «scudo penale». Sono stati iscritti, cioè, nel registro 45 bis, ovvero quello delle annotazioni preliminari che permette agli inquirenti di indagare ma a chi è sospettato di aver commesso un reato con una evidente causa di giustifica di non essere formalmente indagato fino a che non saranno accertate eventuali responsabilità.
La causa di evidente giustificazione, ha spiegato anche il procuratore Guido, starebbe nelle fasi precedenti al video di 5 minuti che ha ripreso le urla disperate di Fakir sotto il peso degli agenti e poi i suoi ultimi respiri che ha fatto il giro del web. Fasi pure videoregistrate da altri cittadini e soprattutto dalla bodycam (di proprietà) del capopattuglia, che la Procura ha già acquisito. Immagini che testimonierebbero come il 42enne fosse pericoloso per sé e per gli altri: si era scagliato contro un’auto, poi contro le porte dei garage, sbattendoci contro la testa, infine contro la Volante intervenuta e contro gli agenti, a cui avrebbe dato dei morsi. I poliziotti hanno usato lo spray al peperoncino, prima di chiamare il 118 segnalando un soggetto in «crisi psichiatrica». Ma una circolare del Viminale di maggio 2026 raccomanda che nelle fasi di contenimento a terra «qualora il soggetto mostri segni di malessere, la presa dovrà essere allentata immediatamente, posizionandolo su un fianco e verificando che sia nella condizione di respirare». Sono state rispettate queste raccomandazioni? Come quella che non vada «prolungata la posizione di decubito prono e la compressione del torace per i rischi al sistema cardiaco e respiratorio».
Il legale dei due agenti, Gabriele Bordoni, sottolinea che i suoi assistiti «non hanno usato il taser» e che «tutta la scena è avvenuta con altre 3-4 persone che hanno partecipato alle operazioni, e davanti agli operatori della Croce rossa e una ventina di persone che filmano dai palazzi. Se ci fosse stata illegalità, brutalità, eccesso, qualcuno avrebbe detto qualcosa. Nessuno l’ha fatto». Sarà ora l’autopsia a stabilire le cause del decesso del 42enne. L’avvocato Fabio Anselmo, già difensore delle famiglie Cucchi e Aldrovandi, a cui la famiglia di Fakir si è rivolta, chiede che non sia la polizia a indagare su sé stessa e parla «di una campagna di denigrazione della vittima» additando le informazioni sui precedenti penali di Fakir resi noti dal sindacato di polizia Coisp. Per questo Anselmo potrebbe denunciare il segretario generale del Coisp Domenico Pianese che ha diffuso la fedina penale del 42enne: «un arresto da minorenne per detenzione di stupefacenti, uno nel 2004 per traffico di droga» (condanna a 4 anni e 3 mesi), «una denuncia nel 2005 per lo stesso reato, un arresto nel 2019 per resistenza a pubblico ufficiale e un altro nel 2022 per lesioni personali». Ma Donata Malmusi, penalista che lo aveva difeso in queste vicende, parla di «un uomo perbene, che voleva cambiare vita».