ilmessaggero.it, 20 luglio 2026
Russia, i bancomat senza contante
A Mosca, quando cadono le linee internet, comincia la caccia agli sportelli automatici. Non per un guasto qualunque, ma perché sempre più spesso i bancomat restano senza contanti, prosciugati da cittadini che negli ultimi mesi hanno riscoperto un’abitudine che sembrava archiviata dall’era sovietica: tenere i risparmi fuori dal circuito bancario. Sotto il materasso, insomma. A raccontarlo alla Bbc sono commercianti, consulenti finanziari e semplici cittadini russi, in un quadro che intreccia guerra dei droni, crisi fiscale e sfiducia crescente verso il sistema dei pagamenti digitali.
Da gennaio la Banca Centrale russa ha immesso in circolazione l’equivalente di circa 20 miliardi di dollari in banconote, il dato più alto mai registrato per lo stesso periodo dell’anno al di fuori della pandemia da Covid-19. Non è la prima impennata dall’inizio del conflitto con l’Ucraina: fenomeni simili si erano già visti dopo l’annuncio della mobilitazione parziale voluta da Vladimir Putin nel settembre 2022 e durante l’ammutinamento del gruppo Wagner nel giugno 2023. Ma questa volta le cause sono diverse, e più strutturali.
Da mesi il Cremlino interrompe periodicamente la connessione mobile in intere regioni del Paese, ufficialmente per rendere più difficile la guida dei droni ucraini che colpiscono il territorio russo. L’effetto collaterale, però, ricade sui cittadini: senza rete, i pagamenti con carta o smartphone diventano impossibili. Una donna di Mosca, che ha chiesto di restare anonima, lo spiega così: avere contanti in tasca significa poter comprare il necessario anche se la connessione salta all’improvviso, un piccolo margine di sicurezza in un Paese dove l’emergenza è ormai una variabile quotidiana.
C’è poi un secondo motore della corsa al contante: le tasse. A gennaio Mosca ha alzato l’IVA dal 20 al 22% e ha ristretto la soglia di esenzione per le piccole imprese, mettendo sotto pressione un tessuto commerciale già fiaccato dal rallentamento economico. Il ministero dell’Economia ha rivisto al ribasso le stime di crescita del PIL per il 2026, portandole allo 0,4%, il livello più basso dal 2022.
Farmacie, ristoranti, parrucchieri e negozi di quartiere spingono sempre più spesso i clienti a pagare cash, un modo per far figurare meno incassi «in chiaro» e restare sotto la soglia IVA. A Pskov, una commerciante di abbigliamento racconta alla Bbc che le bancarelle del mercato locale chiudono una dopo l’altra perché non rendono più abbastanza, e che chi resiste chiede ai clienti contanti proprio per far transitare meno denaro in cassa.
Non è un fenomeno marginale. Secondo un sondaggio di maggio condotto da Opora Russia, la principale associazione di piccole e medie imprese del Paese, circa un imprenditore su venti ha ammesso di ricorrere a espedienti come evitare l’emissione di scontrini fiscali per reggere il nuovo carico tributario. Il contante consente alle aziende di dichiarare fatturati più bassi, mentre gli stipendi pagati «in busta» sfuggono alle imposte sul lavoro.
A lanciare l’allerta è stato lo stesso settore bancario. Taras Skvortsov, direttore finanziario di Sberbank, il maggiore istituto di credito russo, ha parlato di «segnali molto seri» di una diffusione crescente degli stipendi in nero, sottolineando che il contante non sta rientrando nel sistema attraverso sportelli automatici o servizi di raccolta, ma resta semplicemente nelle mani delle persone. Per lo Stato è un problema doppio: meno gettito fiscale proprio mentre il deficit di bilancio cresce e la guerra in Ucraina continua ad assorbire risorse ingenti, nonostante gli introiti energetici siano stati sostenuti dal recente rialzo dei prezzi del petrolio legato alle tensioni con l’Iran.
Lo stesso Putin, prima che il rialzo dell’IVA entrasse in vigore, aveva messo in guardia contro il rischio di spingere le imprese verso l’illegalità, chiedendo una riduzione drastica del lavoro sommerso. Un obiettivo che, secondo l’analista Alexander Kolyandr del Centre for European Policy Analysis, si scontra con una contraddizione interna al sistema: da un lato il governo cerca di spremere più risorse possibili da cittadini e imprese con tasse e sanzioni più severe, dall’altro le misure di sicurezza contro le minacce dei droni, con i loro blackout digitali, finiscono per rendere la riscossione ancora più difficile.
Il paradosso è che il ritorno al contante avviene mentre i depositi bancari russi offrono rendimenti a doppia cifra, mantenuti elevati dalla Banca Centrale per contenere un’inflazione alimentata dalla guerra. Un deposito vincolato a un anno da 100.000 rubli presso Sberbank frutta oggi circa il 10% di interesse. Eppure a maggio i russi hanno prelevato 550 miliardi di rubli dai conti bancari, 200 dei quali provenienti proprio da depositi a tempo determinato: la sicurezza percepita del contante, evidentemente, pesa più del guadagno garantito dagli interessi.
Anton, copywriter moscovita, racconta di essersi visto offrire uno sconto in un negozio di dischi in vinile per aver pagato cash: il commesso, dice, è stato onesto sul motivo, le tasse troppo alte. Lo stesso Anton ha assistito, durante i blackout rafforzati per le misure di sicurezza legate alle celebrazioni del Giorno della Vittoria a maggio, a scene di persone in fila da un bancomat all’altro in un mercato dei fiori nel centro di Mosca, alla ricerca di uno sportello che avesse ancora banconote da erogare.