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 2026  luglio 20 Lunedì calendario

Chi è Judit Polgár, regina degli scacchi e forse prossima presidente dell’Ungheria

Per tutta la vita ha costruito il proprio successo anticipando le mosse degli avversari. Ora una nuova partita potrebbe portarla lontano dalla scacchiera. Dopo la firma delle dimissioni del presidente Tamás Sulyok, il premier ungherese Péter Magyar ha annunciato di voler proporre Judit Polgár come candidata alla massima carica dello Stato. Un nome inatteso, quello della più forte giocatrice della storia degli scacchi, scelta per la sua autorevolezza internazionale e per un profilo rimasto finora lontano dalla politica.
Polgár, per il momento, non ha rilasciato dichiarazioni pubbliche sulla proposta. Il premier ha fatto sapere che intende incontrarla per chiederle di accettare la candidatura, indicando in lei una figura capace di rappresentare il Paese al di là delle appartenenze politiche. Se dovesse accettare, sarebbe un passaggio sorprendente per una donna che ha costruito la propria carriera non nei palazzi del potere, ma sulle sessantaquattro caselle di una scacchiera. Sarebbe la seconda donna nella storia del Paese a ricoprire questa carica dopo Katalin Novák (tra il 2022 e il 2024).
Nata a Budapest nel 1976, Judit Polgár è di fatto il «prodotto» di uno dei più celebri progetti educativi del Novecento. Il padre László Polgár, psicologo ed esperto di pedagogia, era convinto che il talento non fosse soltanto un dono innato ma potesse essere sviluppato attraverso un metodo rigoroso e un allenamento precoce («i geni si fanno, non nascono»). Insieme alla moglie Klára educò le tre figlie – Susan, Sofia e Judit – concentrando gran parte della loro formazione sugli scacchi. Quello che era nato come un’ambiziosa teoria familiare divenne un caso studiato in tutto il mondo: tre sorelle capaci di raggiungere livelli internazionali, con Judit destinata a diventare la regina degli scacchi.
La svolta arrivò prestissimo. Nel 1991, a soli 15 anni, Judit Polgár conquistò il titolo di «grande maestro internazionale», diventando la più giovane di sempre a riuscirci e superando il precedente record detenuto da Bobby Fischer. Nel corso della sua carriera ha poi battuto numerosi campioni del mondo, tra cui Garry Kasparov, Anatoly Karpov e Viswanathan Anand. Nel gennaio 2004 raggiunse l’ottavo posto nella classifica mondiale assoluta della Federazione Internazionale degli Scacchi, il miglior risultato mai ottenuto da una donna. Un traguardo che la collocò stabilmente nell’élite mondiale in una disciplina tradizionalmente dominata dagli uomini. Il suo stile era fondato sull’iniziativa, sulla capacità di creare posizioni complesse e su una naturale propensione all’attacco: non una giocatrice che aspettava l’errore dell’avversario, ma una campionessa che cercava di imporre il proprio ritmo.
La partita forse più simbolica della sua carriera arrivò nel 2002, quando riuscì a battere Garry Kasparov, allora numero uno del mondo, in una partita rapid del match «Russia contro il resto del mondo» a Mosca. Il campione (un’intervista a Playboy del 1989 era stato in grado di dire che gli scacchi non si adattavano alle donne e che avrebbero avuto difficoltà a sostenere battaglie prolungate) di lei disse: «Se negli scacchi “giocare come una donna” significasse qualcosa, vorrebbe dire giocare con un’aggressività incessante». 
Dopo il ritiro dalle competizioni nel 2014, Polgár ha concentrato gran parte della sua attività sulla divulgazione e sull’educazione attraverso la Fondazione Judit Polgár, creata nel 2012. Il suo obiettivo è promuovere gli scacchi come strumento formativo, capace di sviluppare nei più giovani capacità di ragionamento, creatività, concentrazione e problem solving. Attraverso il «Judit Polgár Method», il suo progetto è stato portato in scuole e programmi educativi in diversi Paesi, con il sostegno anche della Fide.
Sposata con il veterinario Gusztáv Font dal 2000 e madre di due figli, Polgár ha sempre mantenuto un profilo pubblico discreto. Probabilmente è proprio questa immagine di indipendenza, unita alla fama internazionale, che potrebbe spiegare la scelta di Péter Magyar: in un’Ungheria che cerca un nuovo equilibrio dopo anni di forte polarizzazione politica, la campionessa potrebbe rappresentare un volto diverso, associato al merito, alla competenza e al riconoscimento internazionale. Judit Polgár si trova ora davanti a una partita completamente diversa. La prossima mossa, questa volta, non dipenderà soltanto dalla sua capacità di calcolare le mosse dell’avversario. La decisione finale sarà poi nelle mani del Parlamento.