Corriere della Sera, 20 luglio 2026
Intervista ad Alessandro Preziosi
«Nel momento in cui stavo per discutere la tesi di laurea in Giurisprudenza all’Università di Napoli Federico II, forse per la tensione ingoiai il tappino della penna biro che stringevo tra i denti. Per fortuna senza soffocarmi, superai la prova con il massimo dei voti ma, proprio in quel momento, ho capito che la mia strada era un’altra». Una strada che Alessandro Preziosi percorre da molti anni e con molti successi tra cinema, teatro, televisione.
«Non pensavo di voler fare proprio l’attore – prosegue – però mi capitò di leggere su qualche giornale che a Milano c’erano i provini aperti al Teatro Filodrammatici e, siccome volevo sperimentare la vita in tutte le sue possibilità, decisi di andarmene dalla mia città, Napoli, andare al nord, pur non avendo le spalle coperte, senza niente in tasca».
Quindi buttato fuori casa?
«Provengo da una famiglia di avvocati: quando annunciai la mia scelta ai genitori, mamma esclamò: “Vuoi fare l’attore? Quella è la porta, se la oltrepassi non tornare più indietro”. Sono felice di aver avuto il coraggio, la determinazione di oltrepassarla».
E per fortuna non è dovuto tornare indietro…
«Il provino andò bene e venni scritturato da Antonio Calenda per il ruolo di Laerte nel suo Amleto. Da allora non ho più smesso di recitare, iniziando a sperimentare una vita completamente nuova, mettendomi sempre alla prova, con un po’ di quella faccia tosta, tipica nelle strade di Napoli, e un po’ per carattere».
«Memorie di Adriano», dal romanzo di Marguerite Yourcenar, di cui è protagonista e regista sarà in scena il 23 luglio, a Villa Adriana di Tivoli, dove molti anni fa debuttò, con lo stesso testo, l’indimenticabile Giorgio Albertazzi.
«Non ho avuto modo di vedere quello spettacolo, ero troppo piccolo, ma in seguito, appena ventenne, ho avuto l’onore di conoscere Albertazzi proprio a Napoli, a casa di amici dei miei. Quando gli dissi che mi sarebbe piaciuto fare l’attore, mi rispose: “Tu farai l’attore, anche se non farai l’attore”. E a lui ho dedicato una sorta di omaggio».
Quale?
«Prima di allestire lo spettacolo ne ho fatto un reading, imitando la voce di Albertazzi e mi è riuscita bene… Sin da ragazzino mi divertivo a fare le imitazioni. Una passione».
Da dove è nata?
«Dall’istinto di assorbire le cose che mi piacciono. Le imitazioni, ne so fare tante, mi rendono un “altro da me”. Non imito solo persone note: osservo qualcuno, ne prendo bellezze, brutture, difetti… è un esercizio irrefrenabile, nutre la mia immaginazione».
Nella sua immaginazione, chi è l’imperatore Adriano?
«Un uomo che ha vissuto in maniera totalizzante le sue emozioni. Il suo amore per l’essere umano, in particolare per il giovane musico Antinoo, con cui ebbe un legame sentimentale. Adriano non ha mai voluto comandare, bensì servire il prossimo, abolisce i privilegi, si sente un funzionario di Stato ed era contrario alle guerre. Resiste all’età che va avanti, pur sentendo che la sua fine si avvicina. Dice nel testo: “Incomincio a scorgere il profilo della mia morte…”».
Nel suo nuovo allestimento è presente l’autrice Yourcenar impersonata da Elisa Di Eusanio.
«Ho voluto creare un dialogo tra loro, che vuole essere un ricongiungimento tra il personaggio e la scrittrice la quale, per immaginare un uomo vissuto duemila anni fa, impiegò ben trent’anni della sua vita a scrivere il romanzo: il mio è un mio omaggio anche a lei».
E il suo confrontarsi con Albertazzi che interpretò lo stesso ruolo?
«Credo che l’attore si può definire tale se si mette sempre alla prova. Per questo, nella mia carriera, ho sperimentato tutte le forme di intrattenimento».
Sta anche girando un film.
«È tratto dal romanzo autobiografico di Maria Grazia Calandrone, Dove non mi hai portata, con la regia di Luchetti. Una storia drammatica: l’autrice racconta il suicidio dei suoi genitori biologici che si buttarono nel Tevere».
Quali sono gli effetti collaterali del successo?
«Se arriva troppo velocemente, è difficile restare coerenti, vieni messo a dura prova. Ognuno di noi ha più qualità di quanto pensi, solo il successo le può mettere in luce. Ma capita anche il contrario: se non hai delle vere qualità, il successo diventa un boomerang. Io ho sempre avuto i piedi “saldamente piantati sulle nuvole”, come diceva Flaiano».
Quali traguardi vuole ancora raggiungere?
«Ora il traguardo più importante è portare in scena nel migliore dei modi l’Imperatore: il ruolo più difficile che potevo immaginare di affrontare. E poi, come viene detto nell’Amleto, sono “felice di non essere troppo felice”».