Corriere della Sera, 20 luglio 2026
Eboli, il giallo del giornalista ucciso
Quando, l’altra notte, i vigili del fuoco sono stati allertati per un incendio in una zona di campagna alla periferia di Eboli, pensavano si trattasse di uno dei tanti roghi di sterpaglie che in questo periodo divampano quotidianamente. E in effetti quelli che bruciavano erano pezzi di legno e fascine. Però sotto c’era il corpo di un uomo, ormai completamente carbonizzato e quindi irriconoscibile. I vigili del fuoco hanno potuto vederlo soltanto quando le fiamme erano ormai quasi spente, e hanno immediatamente avvertito i carabinieri.
Quell’uomo si chiamava Luigi Esposito, ma si faceva chiamare Luca, aveva 53 anni e due lauree, biologia e lettere, ma non faceva né il biologo né l’insegnante. Era anche giornalista pubblicista e collaborava con una paio di emittenti locali e un quotidiano, occupandosi di calcio. Ma il suo lavoro ufficiale, hanno riferito in molti, era di dirigente dell’Arpac, l’Agenzia per l’ambiente. Lo sapevano tutti quelli che lo conoscevano perché lui a tutti raccontava questo. Invece all’Arpac non ne sapevano niente: lì non lo hanno mai visto né sentito nominare.
Luigi «Luca» Esposito dovrebbe essere stato ammazzato con un colpo di pistola. Nei pressi del corpo è stato trovato un proiettile, anche se ovviamente l’impossibilità di un accurato esame esterno del cadavere, ridotto in quelle condizioni, rimanda tutto all’autopsia. Che sicuramente fornirà informazioni importanti, ma altrettanto sicuramente non potrà chiarire ciò che al momento non ha uno straccio di ipotesi: chi poteva avere un movente per ammazzare Luigi Esposito. E soprattutto; chi era Luigi Esposito, che si faceva chiamare Luca, guarda caso proprio come uno dei più alti dirigenti dell’Arpac. I carabinieri sono risaliti al suo nome perché poco distante dal luogo del ritrovamento c’era l’auto intestata a lui. E anche perché da sabato pomeriggio nessuna delle persone che abitualmente era in contatto con Esposito ne aveva più avuto notizie.
Le indagini sono partite ipotizzando una questione personale, perché è stato abbastanza facile, per gli investigatori, escludere una possibile pista legata al lavoro giornalistico che la vittima conduceva. Per nessuna delle testate con le quali collaborava si era mai occupato di vicende legate alla camorra. Seguiva il calcio, prevalentemente Juve Stabia o Salernitana, conosceva, e talvolta frequentava, persone di quell’ambiente e spesso sedeva nei salotti televisivi in cui si parla di questa o di quella squadra. Che avesse nemici nell’ambiente sportivo o giornalistico lo hanno escluso tutti i colleghi, e la stessa indagine, coordinata dal capo della Procura di Salerno Raffale Cantone è partita puntando in altre direzioni: quella personale innanzitutto, ma presto, probabilmente già oggi, alla riapertura degli uffici, sarebbero cominciati gli accertamenti anche sul suo presunto lavoro all’Agenzia per l’ambiente campana.
Ma una nota ufficiale diffusa dall’Arpac ieri pomeriggio ha fatto cambiare completamente la scena. «Non risulta alcuna relazione di natura professionale tra l’ente ed Esposito, che appare del tutto estraneo all’attività dell’Agenzia».
Nessun dubbio, quindi, che lui avesse inventato tutto. Ma si trattava di una bugia destinata solo ad amici e conoscenti o di una millanteria che lo portava a spacciarsi per dirigente Arpac anche presentandosi per ispezioni nelle tante aziende della zona, a cominciare da quelle bufaline del Casertano e del Salernitano, dove un rapporto negativo può far saltare affari di enorme rilevanza economica? Anche questo, inevitabilmente, diventerà oggetto delle indagini.