Corriere della Sera, 20 luglio 2026
Il dottor Hill e il vaccino contro la malaria
La malaria è in giro da 35 milioni di anni, ben prima che l’uomo – almeno nella versione homo sapiens – comparisse in Africa 200 mila anni fa. Da allora, più o meno dall’alba dei tempi, è una lotta con «il più grande flagello che abbia mai colpito l’umanità», secondo un detto inglese. Quel che sta succedendo ha dell’incredibile. «La vera domanda da farsi – dice sorridendo Adrian Hill, uno straordinario medico – è se questa sarà la generazione che le metterà fine per sempre». E la sua risposta, professore? «Se devo essere breve, è sì».
Adrian Hill è l’uomo dietro al vaccino R21/Matrix-M, il primo altamente efficace contro la malaria: funziona nel 75-80% dei casi. Non smette di ripetere «devo tutto al mio fantastico team», come dicono i tennisti, anche quando ritira a Berlino il premio European Inventor Award, categoria ricerca (uno dei più prestigiosi in assoluto, dedicato alla scienza in senso lato). Dirige tra le guglie e i prati di Oxford il centro Jenner (che creò il vaccino Astrazeneca). È un irlandese dagli occhi grigio-celesti e modi miti, ma sarebbe più giusto chiamarlo un rivoluzionario.
Battere il parassita
Quando parla, ha la capacità di far prendere vita ai concetti astratti, che poi muove come fossero figurine. «Non c’è mai stato un vaccino contro un parassita», spiega. È impossibile, si pensava. E questo, molto tempo dopo che un medico inglese, Ronald Ross, di stanza a Calcutta nell’India coloniale e torrida – era il 1896 – capì che il parassita della malaria si trasmetteva con la puntura di una zanzara: per la precisione, della zanzara Anopheles femmina infetta, i maschi sono innocui. Il vaccino contro un parassita è un’impresa gigantesca. «È una scala migliaia di volte più grande dei virus. Il Covid ha 12 geni, il parassita della malaria ne ha 5.000. Bisognava capire quale parte colpire».
E perché è così complicato? «Quando la zanzara punge un uomo – spiega – il parassita entra nel sangue, e raggiunge il fegato in pochi minuti. Lì si moltiplica come una colonia: in una settimana ne escono 10 mila. Ma attenzione, la composizione antigenica del parassita è cambiata».
Futuro prossimo
E poi, muta ancora nel sangue per una terza volta: e questa nuova forma può essere assorbita da una zanzara e ritrasmessa all’uomo. Un parassita uno e trino, in un eterno scambio uomo-zanzara. «Esistono tre diversi bersagli da colpire: è questo che ha reso così difficile sviluppare il vaccino».
L’epidemia peggiore
La malaria che uccise Fausto Coppi, di ritorno da una battuta di caccia in Burkina Faso. Che fa 600 mila morti l’anno (per lo più bambini sotto i 5 anni) ed è la peggior malattia infettiva del mondo. Ma che a inizio Novecento copriva ancora l’orbe terrestre, e poi è stata ridotta con le bonifiche, curata con il chinino, combattuta con gli insetticidi in tanti continenti. Che uccise Papi e forse anche Dante. Che ha disegnato i confini degli imperi: se i britannici hanno colonizzato il Sudafrica e non la Nigeria, è perché sulle alture sudafricane i bianchi non si ammalavano di malaria. E che è per sempre legata al cuore di tenebra dell’Africa, quello che Conrad descrisse così: «Risalire quel fiume era come viaggiare a ritroso verso i più remoti primordi del mondo». E dove anche Adrian Hill incontrò la sua vocazione.
Successe in due tappe. Quando andò a trovare in Zimbabwe lo zio missionario, che aveva studiato a Roma: vide la malaria e le ferite da armi da fuoco. «Qui c’è tanto da fare», gli disse lo zio e lui rispose: ma devo ancora studiare. E poi un viaggio in Gambia da giovane medico, quando si ritrovò impotente davanti a bambini che cadevano a terra per la malaria. Abbandonò la genetica e si dedicò ai vaccini.
Il R21/Matrix-M è uno dei due entrati in commercio di recente, quello più efficace. Costa 3 euro, è prodotto in India dal Serum Institute – la più grande fabbrica di vaccini del mondo —, ne sono già state somministrate tra i 50 e i 100 milioni di dosi in una dozzina di Paesi. Hill insiste che la malaria si batte con sforzi concertati: reti insetticide, spray, le campagne di vaccinazione, fondi. Ma tutti questi elementi ora ci sono. «Al nostro vaccino hanno lavorato medici africani, hanno svolto in loco studi essenziali. Scriva i nomi dei Paesi: Burkina Faso; Mali; Kenya e Tanzania. L’Africa è cambiata».
Professore, questa è una scoperta da Nobel, magari anche da quello della Pace che insegue Trump. «Non è questo ciò che muove un ricercatore. Quando andrò in pensione, vorrei tornare in Gambia, nell’ospedale dove ho visto i bambini malati, ammassati in due o tre su un letto e chiedere alle infermiere: “Posso vedere il reparto della malaria? Com’è oggi?”. E sentirmi rispondere: “Mi dispiace, professore, qui non vediamo più casi di malaria”».