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 2026  luglio 20 Lunedì calendario

Bologna, morto durante un arresto

Colpisce la lentezza dei movimenti, in quel video di cinque minuti e venti secondi che inquadra un uomo, steso a terra, prono, la cui vita scivola via istante dopo istante. Sono lenti i gesti dei due agenti che cercano di immobilizzarlo dopo che ai centralini d’emergenza era arrivata la segnalazione di una persona che stava dando in escandescenze. Sono lenti, anzi lentissimi, i movimenti del personale dell’ambulanza che assiste alla scena. Sono quasi al rallentatore i passi di alcuni testimoni che camminano avanti e indietro lungo il cortile del civico 9 di via Italo Svevo, cuore del Pilastro, quartiere popolare di Bologna. Dal verde che costeggia l’incrocio con via Manzini – platani e aiuole ben curate – arriva il prolungato frinire delle cicale, un rumore che sarà la colonna sonora di questa giornata terribile, drammatica.
Ecco i fatti, in parte ricostruiti da quel filmato che inquadra la morte di Abderrahim Fakir, 42enne di origine marocchina, titolare di una piccola impresa di facchinaggio e pulizie. Mezzogiorno è passato da un quarto d’ora circa, la periferia del capoluogo dell’Emilia-Romagna è un «forno» a oltre 35 gradi. Non è chiaro perché Abderrahim fosse lì al Pilastro, dove aveva vissuto da giovane. Probabilmente era venuto a trovare degli amici «come faceva spesso». Fatto sta che era «alticcio», per stessa ammissione di qualche connazionale rimasto lì in strada sino a sera inoltrata, attendendo che terminasse una manifestazione – con circa 300 persone – che ha intonato cori contro la polizia. Le telefonate che arrivano al 112 segnalano che l’uomo sta dando in escandescenze, danneggiando un’auto. Grida, tante.
Arriva la volante. E a chiamare il 118 sono gli agenti. Che provano a calmare l’uomo, che però si sarebbe scagliato contro di loro. A quel punto i poliziotti – uno ha la bodycam – avrebbero prima usato lo spray urticante e poi bloccato a terra il marocchino tenendogli i polsi dietro la schiena con le ginocchia, nel tentativo di ammanettarlo.
Le urla richiamano i testimoni e chi abita da queste parti assicura che siano molti i filmati che hanno registrato l’accaduto. In quello che rimbalza subito di cellulare in cellulare, si vedono i poliziotti già sopra Abderrahim, cavalcioni. Cercano di immobilizzarlo, lui grida, si dimena. Si saprà poi che era in cura per asma, con crisi ripetute. Nel corso dei primi 120 secondi abbondanti di video lo si vede ansimare. Ripete in continuazione la parola «aiuto». A un certo punto, verso il minuto 2 e 30’’, i suoi movimenti si spengono. Resta immobile, è lì che muore. Per qualche istante nessuno se ne accorge. Uno a torso nudo prova a dare una mano agli agenti nel tentativo di fascettargli i piedi, i sanitari guardano. E ci sarà da chiarire perché. Si avvicinano solo al termine del filmato, quando c’è da capire se respiri ancora. Dai palazzi scende gente, giungono altre «volanti». La tensione sale.
Accompagnata dal marito Hamid, arriva anche Khadija, sorella della vittima. Piange, in auto. Dal finestrino, verso sera, racconta che «mio fratello, quello più grande, mi ha chiamato per dirmi che Abderrahim era morto». Poi sbotta, rabbiosa: «Chiedo giustizia», «voglio vendetta». Prosegue riferendosi agli agenti: «Se uno è agitato tu lo devi calmare, non ammazzarlo sotto il sole». Torna a piangere. Indaga la squadra mobile. La Procura, che deve ancora chiarire come procedere, ha disposto l’autopsia e acquisirà tutti i video.