il Fatto Quotidiano, 19 luglio 2026
Poltrone, autostrade e Olimpiadi: i “buchi” nei bilanci regionali
Sprechi da centinaia di milioni, lavori in ritardo e problemi con la partecipate. Gli uffici territoriali della Corte dei Conti stanno approvando i giudizi di parificazione sui bilanci delle Regioni, ovvero relazioni molto dettagliate sugli esercizi chiusi il 31 dicembre 2025 da giunte e consigli regionali. La mappa d’Italia non è ancora completa, ma i primi giudizi contengono valutazioni impietose su alcuni dei principali dossier regionali.
In Lombardia, per esempio, la Pedemontana continua a essere un buco nero. Nella memoria del procuratore regionale Paolo Evangelista si legge che la grande autostrada a nord di Milano costituisca sempre più un pericolo per le casse lombarde: “Colpisce l’evoluzione della struttura proprietaria, nel senso che Regione Lombardia controlla economicamente, tra partecipazioni dirette e indirette il 90,64% del capitale sociale, con la conseguenza che il rischio economico, così come l’onere della realizzazione dell’oggetto sociale, grava quasi integralmente su un unico soggetto pubblico”. C’è stata una “progressiva concentrazione del rischio imprenditoriale in capo al socio pubblico”, al punto da rendere “maggiormente probabile che eventuali squilibri economico-finanziari siano assorbiti attraverso ulteriori interventi regionali”. La Regione ha approvato un prestito da 800 milioni il cui termine è stato prorogato dal 2032 al 2045 per un’opera incompleta, dai costi altissimi (4,5 miliardi per 90 chilometri di tratta) e per cui “eventuali significativi incrementi dei costi di realizzazione” richiederebbero “ulteriori interventi pubblici”.
Da un “buongoverno” leghista all’altro, la Corte si occupa anche di Veneto. Il bilancio 2025, l’ultimo firmato da Luca Zaia, è quello che precede le Olimpiadi di Milano Cortina. Nella memoria della Procura si riepilogano varie opere i cui costi incidono sulle casse venete, dal Cortina Olympic and Paralympic Stadium (6 milioni) al nuovo “impianto a fune” a Cortina (6,7 milioni), molte delle quali in ritardo. Per l’intervento di “posa condotte e nuova opera di presa idrica dal fiume Boite” (quasi 1,6 milioni) “è stato registrato uno scostamento di quasi un anno, tanto per l’inizio, quanto per la fine lavori”; idem per le opere di “mobilità intermodale” a Cortina per cui si andrà addirittura al “marzo 2028”. Poi c’è la famigerata pista da bob, sempre a Cortina. “Seppur non siano previsti oneri a carico del bilancio regionale – scrive la Procura – va rilevato che gli oneri di gestione successivi all’evento olimpico, anche in ragione della loro aleatorietà, potrebbero finire per gravare sui bilanci degli enti pubblici a vario titolo coinvolti”.
Criticità emergono anche in Abruzzo. Un ampio capitolo della relazione della Procura riguarda le Case di comunità, strutture del Servizio sanitario finanziate col Pnrr. In Regione ne erano state previste 40, per un totale di circa 60 milioni di euro, ma ancor prima del termine la giunta di Marco Marsilio ha dovuto alzare bandiera bianca su alcuni interventi. La Procura elenca le opere più problematiche: per la Casa di Comunità di Pescara, “a causa del mancato rispetto delle scadenze, la Regione ha riferito che le risorse verrebbero riallocate ad altri interventi Pnrr”; questione simile a Penne, dove “il target del 30 giugno 2026 non è stato rispettato”. Addio anche ai fondi previsti per alcuni nuovi ospedali, come quello di Montesilvano (2,18 milioni, di cui 1,97 dal Pnrr), “target non raggiunto con conseguente revoca del contributo Pnrr”, o ancra nel Comune di Tagliacozzo, 2,25 milioni Pnrr per cui “è stata deliberata la rinuncia all’attuazione dell’intervento”.
Infine la Sicilia, dove il giudizio si riferisce al Bilancio 2023. Tra le varie anomalie, la Procura sottolinea soprattutto la gestione opaca delle partecipate, con tanto di “richiamo” a diverse sigle come “Airgest, Sicilia Digital, Parco scientifico tecnologico” eccetera, che “risultano da diversi esercizi destinatarie di ricapitalizzazioni strutturate su perdite reiterate e, purtuttavia, riproposte” nonostante gli obiettivi mancati. A questo si aggiunge una scarsa trasparenza nella trasmissione dei dati del coinvolgimento della Regione nella galassia delle sue partecipate: “Né l’esame dei dati a rendiconto né le acquisizioni istruttorie consentono di avere l’esatta dimensione dei valori di esposizione della Regione nella gestione”. Quel che è certo è che i buchi li copre la Regione.