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 2026  luglio 18 Sabato calendario

La Georgia cancella Fuksas: i tubi vittime dello scontro tra l’Europa e il Cremlino

Da quasi quindici anni dominano il lungofiume di Tbilisi come il simbolo di una promessa non mantenuta. Ora i “tubi” di Rike, la coppia di strutture in vetro e acciaio dell’avveniristica sala concerti ideata dagli architetti Massimiliano e Doriana Fuksas, mai aperta al pubblico, sono destinati a essere abbattuti per fare posto, con ogni probabilità, a un hotel di lusso.
«In oltre sessant’anni di attività professionale è la prima volta che lo Studio Fuksas si trova di fronte alla minaccia della demolizione di un proprio progetto senza essere stato nemmeno invitato a discutere possibili alternative», è la denuncia di una delle firme più riconoscibili dell’architettura internazionale, che in una nota dichiara di opporsi «con fermezza sia alla distruzione dell’edificio sia all’assenza di un dialogo aperto sul suo futuro».
Il complesso era stato concepito alla fine degli anni 2000, parte di un programma di riqualificazione della capitale georgiana voluto dall’allora presidente Mikheil Saakashvili, che vedeva nell’architettura iconica uno strumento per raccontare la trasformazione dell’ex repubblica sovietica dopo la rivoluzione delle Rose, restituendo l’immagine di un Paese che correva verso la modernità e l’integrazione euroatlantica, con l’ambizione di affrancarsi dalla sfera d’influenza del Cremlino. Oggi Saakashvili languisce in carcere, condannato per abuso di potere, mentre Tbilisi appare più lontana che mai da Bruxelles e dalla Nato, e assai meno distante da Mosca.
La Rike Concert Hall, che avrebbe dovuto ospitare anche uno spazio espositivo, era in larga parte ultimata nel 2012, quando la vittoria elettorale di Sogno georgiano mette bruscamente fine a una stagione politica. L’opera diventa un bersaglio delle nuove autorità, che tra le altre cose accusano i predecessori di aver privilegiato iniziative spettacolari a scapito dei bisogni sociali della popolazione. Al momento dell’interruzione dei lavori, lo Stato aveva già investito quasi 30 milioni di dollari di fondi pubblici: la struttura era quasi completata, mancava solo la realizzazione degli interni.
Ma a essere venuta meno, ormai, era la volontà delle istituzioni. Dimenticato per anni, il complesso viene messo all’asta nel 2020. Dopo diversi tentativi a vuoto – secondo il sindaco di Tbilisi Kakha Kaladze erano necessari ancora 8 milioni di dollari per ultimare l’opera – nel 2022 viene infine venduto per 4 milioni (una frazione del costo sostenuto dallo Stato) all’imprenditore Davit Khidasheli, che i media locali descrivono come vicino al fondatore di Sogno Georgiano, il miliardario Bidzina Ivanishvili. Nel 2025, Khidasheli cede il complesso alla società Rike Dom, poi acquisita dal gruppo turco Maqro Property, attivo in Georgia nello sviluppo immobiliare e alberghiero, tra i cui progetti più noti figura lo Swissôtel della capitale. Tutto lascia intendere che proprio un hotel prenderà il posto della Rike Concert Hall: un decreto del 6 maggio 2025 menziona la possibilità di uno sviluppo alberghiero per l’area. E nelle settimane che seguono, le autorità georgiane tornano a criticare duramente il progetto dello Studio Fuksas. Il premier Irakli Kobakhidze, riconfermato dopo le contestate elezioni del 2024, lo definisce «un obbrobrio che non si addice alla nostra splendida capitale», mentre il sindaco Kaladze, che non si esprime sull’estetica dell’edificio («È una questione di gusti») parla di «un progetto non funzionale e ormai trascurato, divenuto una discarica».
Lunedì Maqro Property ha ottenuto l’autorizzazione a demolire l’opera, il cui smantellamento va ultimato entro il 2026. «Tbilisi ha ancora l’opportunità di trasformare un progetto incompiuto in un simbolo di rinascita», è l’appello dei Fuksas mentre la partita appare ormai chiusa. Resta il rammarico per l’annunciata perdita di «un bene culturale unico», che «avrebbe potuto continuare a servire le future generazioni».