corriere.it, 19 luglio 2026
Mestre, all’asilo 100 bimbi su 102 hanno origine straniera
La carica dei 102. Sono i bimbi, nati fra il 2021 e il 2023, che a settembre frequenteranno le due scuole dell’infanzia dell’istituto comprensivo Caio Giulio Cesare di Mestre. Di questi, 100 hanno origine straniera. Matematicamente parlando il 98 per cento. È quanto emerge dall’avviso esposto in bacheca presso la sede di via Cappuccina: scorrendo l’elenco i cognomi sono quasi tutti «non italofoni», principalmente dal Sudest asiatico e dal Bangladesh. Torna quindi al centro il tema delle classi multietniche in un quartiere dove la presenza di cittadini di origine straniera si è fatta sempre più importante e torna pure la domanda su che fine abbiano fatto i bimbi «italofoni». Perché va bene che l’Italia attraversa un gelo demografico senza precedenti (nel 2025 le nascite hanno toccato un nuovo minimo storico, 355 mila) ma a Mestre tra via Piave e la stazione, Corso del Popolo e Cappuccina, le famiglie italiane non sono scomparse. Pare piuttosto che le giovani coppie preferiscano portare i figli in scuole «a minor concentrazione» di bimbi stranieri. Anche se poi sono nati in Italia.
Le classi prime con 10 alunni di origine italiana su 61
Un tema delicato quanto incandescente, che si ripropone dopo la bufera dello scorso settembre: tre classi prime alla Cesare Battisti contavano 61 bimbi, di cui solo una decina aveva la cittadinanza (magari di seconda generazione) e solo un paio entrambi i genitori nati e cresciuti in Italia.
L’istituto è da sempre in prima linea nell’integrazione, fin dagli anni ’90 del secolo scorso, sono presenti ben 43 nazionalità ma ora secondo alcuni c’è troppo squilibrio: il rischio è passare dal melting pot, che è una ricchezza, alla monoculturalità. L’anno scorso era saltato il tappo: nella prima riunione del Consiglio d’istituto si era dimesso un componente contro la decisione di formare una «sesta classe» composta esclusivamente da alunni di origine bengalese. La neo assessora alle Politiche educative Maika Canton ha il fascicolo sul tavolo: «Non conosco i numeri precisi ma chiederò un incontro al direttore dell’ufficio scolastico regionale Marco Bussetti per discutere del caso».
Il tetto del 30 per cento
La normativa del ministero fissa il tetto degli «stranieri» e dei nuovi arrivi in Italia al 30 per cento per ciascuna classe, anche se poi molti di questi bimbi sono di seconda generazione e completano il primo ciclo d’istruzione (infanzia, elementari e medie) esclusivamente in Italia. Tuttavia frequentare l’asilo non è obbligatorio e non ci sono percentuali da rispettare, i genitori sono liberi di iscrivere i loro figli dove ritengono più opportuno. «Il Consiglio d’istituto – scriveva il suo presidente Carlo Pagan l’anno scorso – ritiene che tale contesto sia davvero controindicato e può ostacolare ai bambini di integrarsi nel Paese in cui vivono».
Le polemiche
Seguirono settimane di polemiche: da un lato con l’ex assessora all’Istruzione Laura Besio, che accusava Pagan di esporsi non come presidente del Consiglio d’istituto ma come segretario del circolo Pd di via Piave; dall’altro con la dirigente scolastica Michela Manente (ora in partenza, a settembre prenderà servizio al liceo scientifico Galilei di San Donà) che sottolineava come l’istituto «abbia sempre posto al centro della propria missione educativa l’integrazione degli alunni più fragili e degli studenti di origine straniera». La proposta era quella di aprire un tavolo di confronto duraturo fra l’istituto, il Comune e l’Ufficio scolastico ma poi l’attenzione è stata fagocitata da altre urgenze. Adesso Ca’ Farsetti vuole ripartire da qua.