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 2026  luglio 19 Domenica calendario

Roberta Petrelluzzi ricorda i 38 anni di "Un giorno in Pretura"

È nato 38 anni fa su Rai3. Era il 18 gennaio 1988. È cresciuto con noi. Ed è sempre in palinsesto Un giorno in pretura, il programma della rigorosa e impenetrabile Roberta Petrelluzzi.
L’8 luglio è tornato (Rai3 e Raiplay) per sei puntate il mercoledì in prima serata. Petrelluzzi, cosa ci aspettiamo da questa nuova edizione di Un giorno in Pretura?
“Un grande successo! Siamo sempre fiduciosi della prima serata. Anche se ci sono stati i Mondiali e c’è Temptation Island, e dunque non è un momento ottimo. Ma ci piacciono le cose che facciamo. Speriamo sempre che venga premiata la buona volontà, se no pace”.
Perché piace così tanto e da così tanto tempo? Qual è l’identikit del suo telespettatore?
“La fortuna è che va in onda anche su Raiplay così la gente se la rivede quando vuole. L’identikit? Sono meravigliata perché incontro giovani che la seguono e penso: non è possibile!. È una trasmissione lenta, non ha i ritmi veloci di oggi, ti costringe a capire, a ragionare a riflettere. Pensi che sia per anziani, perché hanno più tempo, perché sono di un’altra generazione. E invece no. Lo dico con stupore”.
Qual era il suo obiettivo quando è nata la trasmissione? Far vedere le aule di giustizia?
“Aiutare a ragionare. Il tentativo era far capire che le cose non sono come appaiono, che bisogna saper distinguere”.
Speriamo aiuti ancora oggi, con tutta la cronaca nera che c’è in tv ….
“Tutta la tv invasa da cronaca nera. Il caso Garlasco? Una vergogna, una esagerazione. Rende tanto e costa poco, mentre noi costiamo tanto e rendiamo poco. C’è un tale studio e ragionamento nella costruzione di “Un giorno in pretura” che dovremmo avere il 30 per cento”.
È difficile però non parlare di un caso che sta dominando la scena mediatica
“Sono fenomeni che si gonfiano da soli. Una bolla gigantesca, che poi scoppierà sulla testa delle persone. Una cosa analoga accadde con Vermicino. C’era ancora mia madre e lei passava tutto il giorno davanti alla tv. Io non ho voluto vedere niente. È una tale perversione. Mia mamma era una donna timorata di Dio, di buoni sentimenti. Inspiegabile. Si viene presi da una sorta di “magia nera” a cui non ci si riesce a sottrarre. Non ragioni più, diventa una droga”.
Lei dunque non si è mai occupata negli anni di Garlasco e mai lo farà?
“No, ed è un vanto. Lo farò se si arriverà a processo, ma non con piacere”
Perché?
“Perchè questa volta sono d’accordo con il ministro Nordio. Alberto Stasi è stato assolto per ben due volte. Allora: basta, interrompiamo. Se in primo grado e in appello non sono riusciti a trovare le prove sufficienti si deve chiudere. Cosa può ricordare la gente oggi?”
Di lei si dice, competente, rigorosa. Tono asettico e distaccato. È così anche nella vita?
“Io non amo comparire e quindi appaio così, un po’ rigida, molto seria. Nella vita sono più ironica e divertente. La verità è che io non amo la televisione. Mi hanno preso perché ero fotogenica”
Quasi quarant’anni di tv per lei allora sono stati una fatica ìmpari, una vita contro natura. Il suo successo vale doppio..
“Vale triplo!. Con tutti che sgomitano per apparire. Io se potessi starei sotto una scrivania e fare uscire solo la vocina, lo farei volentieri”
Lei ha raccontato decine e decine di omicidi, ha avvicinato vittime e assassini. Quando è stata coinvolta umanamente?
“Il caso di Avetrana mi ha coinvolto umanamente perché secondo me è un’ingiustizia enorme. Un’altra perversione è quando il pettegolezzo prende il sopravvento su un’aula di tribunale. Due donne in galera (Sabrina Misseri e la madre Cosima Serrano, ndr) di cui una andava a raccogliere pomodori alle tre del mattino: è un grande dolore per me”
Ha mai incontrato il Male con la M maiuscola?
“Il male vero è Angelo Izzo, quello del Circeo. Non è follia la sua, è un’altra cosa. La follia è quella dell’accoltellatore a Milano fuori da un bar e che dice: “Mi sono divertito, quando esco (dal carcere) lo rifaccio”. La diffusione delle malattie mentali è una grande piaga di oggi”.
Ha mai provato rabbia verso un assassino, un criminale senza pentimento?
“No, rabbia no, dolore sì. Gli unici che hanno il diritto di provare rabbia sono i parenti delle vittime, tutti gli altrui no. La madre di un figlio ucciso può dire ciò che vuole”.
Sciarelli ha dato l’addio
“Le ho mandato un messaggio, mi è tanto dispiaciuto, era una condottiera. Lo seguivo spesso, un carico di dolore difficile. Un programma serio di grande utilità per gli scomparsi”.
Chi potrebbe sostituirla?
“Ho sentito che Freccero alla radio ha proposto Domenico Iannaccone. E ha ragione: è una persona che ha acquisito una sensibilità straordinaria verso il dolore. Lui sarebbe perfetto”