Corriere della Sera, 19 luglio 2026
Kelly Ann Doualla parla dei suoi risultati recenti
A Rieti, in fondo a quegli undici secondi e quattordici centesimi, tagliato per prima il traguardo dell’Europeo Under 18, le è rimasto un filo di voce. «Credo di averla usata tutta per cantare l’inno». Rieccola, Kelly Ann Doualla, un anno dopo. A Tampere, nel 2025, incendiava lo sprint continentale Under 20: sulla pista su cui Asafa Powell si era preso il record del mondo (9”74 il 9 settembre 2007), venerdì Kelly si è confermata il talento più esplosivo e precoce dell’atletica italiana. Oro in 11”14, seconda italiana più veloce nei 100 al pari di Manuela Levorato, stracciando di 34/100 la greca Antonatou e di 36/100 l’inglese Obinna-Alo. Tutto a 16 anni compiuti da 239 giorni.
Speedy Kelly, ne ha combinata un’altra.
«Che gioia! Speriamo di continuare così».
Come è nata l’impresa?
«Chi mi conosce sa che, se sui blocchi sorrido, allora corro tranquilla. Se invece mi faccio prendere dalle ansie, non vado avanti. Sapevo di avere il personale nelle gambe: mancava solo la testa».
E la testa come è arrivata puntuale all’appuntamento?
«Ci ho lavorato sopra nelle gare indoor con il mio coach, Walter Monti, e il mio fisio Marco Tabone. Solo loro mi conoscono e mi capiscono. Ci abbiamo messo mesi per capire cosa mi rendesse agitata e di cosa avessi paura».
Di se stessa, delle avversarie, del cronometro...?
«L’ho messo a fuoco ma non sono pronta a dirlo: farlo potrebbe portarmi altre ansie e pressioni».
L’importante è che sia riuscita a correre libera.
«Sono uscita bene dai blocchi, una delle mie caratteristiche. Se nei primi venti metri avessi visto le altre, ci sarebbe stato qualcosa che non andava. Non le ho viste».
Solo all’arrivo. Ha capito subito di aver chiuso in 11”14?
«Macché. Solo quando mi hanno chiesto di fare la foto accanto al coronometro».
E cosa ha pensato?
«Ca... Ehm, cavolo!».
Aver partecipato, più giovane azzurra di sempre, al Mondiale indoor di Torun di marzo, è stato formativo?
«Formativo è dire poco. È stato un passaggio importante. Dopo la finale dei 60 metri ho parlato con Zaynab Dosso, la campionessa del mondo indoor che corre in 11”01 all’aperto. Per me è un punto di riferimento. A Torun ho imparato come gestirmi in un ambiente che non conoscevo, ho capito che è fondamentale avere intorno qualcuno che mi conosce. Io non corro mai da sola. Corro con Walter e Marco, che mi seguono a San Donato e sono parte di me. In futuro non so, ma ora non ne posso fare a meno».
Solito hamburger al fast food, come Jannik Sinner, per festeggiare?
«Sì ma ci tengo a precisare che non prendo il Big Mac. Big Tasty o Crispy, più le patatine, ovvio. E tè al limone: le bibite gassate sono vietate».
La corsa di Speedy Kelly non finisce a Rieti. C’è il Mondiale Under 20 a Eugene, dietro l’angolo.
«In Oregon, nel tempio dell’atletica americana, andranno confermati tutti i progressi. Intanto, agli Europei di Rieti, chiudo con la staffetta svedese, a distanze crescenti, in seconda frazione».
E l’Europeo all’aperto di Birmingham, a metà agosto, con le stelle Jacobs, Dosso, Furlani e Iapichino è una possibilità?
«Purtroppo cade quattro giorni dopo la fine delle gare a Eugene, dove farò 100 e staffetta 4x100. Con il fuso orario addosso e la stanchezza del Mondiale U20, temo sia un po’ troppo da gestire. Bisognerà vedere come torno dagli Usa: con il mio coach ci siamo detti di ragionare un obiettivo alla volta».
Atletica a questo livello e liceo sportivo sono ancora gestibili insieme?
«Fino al diploma, la scuola non è in discussione. Poi ho una mezza idea di università ma riparliamone più avanti».
Gli allenamenti, a 16 anni, sono cambiati?
«Alcuni carichi sono aumentati ma è tutto in funzione della prevenzione. Di base, l’allenamento è rimasto quello che era. Palestra? Pochissima. Walter sa quello che fa».
Uno degli obiettivi del 2026 era il viaggio in Camerun per andare a trovare la famiglia di mamma e papà.
«È vero però in Camerun è meglio andare sotto Natale, quando qui è inverno. Sto cercando di convincere mamma a prendere le ferie per organizzarci l’anno prossimo».
Almeno lei, Kelly, ha capito o intuito che tempo ha nelle gambe?
«Proprio no e spero di non capirlo mai. Perché mettersi dei limiti? Mi piacerebbe, gara dopo gara, continuare a stupirmi».