Corriere della Sera, 19 luglio 2026
Trump dispensa valutazioni calcistiche e consigli tecnici
Trump consegnerà oggi la Coppa del Mondo al vincitore della finale tra Spagna e Argentina, ma questo – per tanti motivi – resterà il «suo» Mondiale. Il presidente della Fifa, Gianni Infantino, ha fatto in modo che Trump si sentisse protagonista dall’inizio alla fine. Tutti ricorderanno il «Premio Fifa per la pace» (appositamente creato dopo che il Nobel era andato ad altri) consegnatogli durante la cerimonia per i sorteggi. E venerdì sera la cerimonia finale è stata una festa alla Trump Tower, accompagnata dalle tipiche canzoni dei suoi comizi. Infantino ha usato il linguaggio trumpiano dell’iperbole: «Questa non è solo la Coppa del Mondo più grande di tutti i tempi, ma è il più grande evento sociale, umano e culturale che l’umanità abbia mai visto». E ancora: «Signor presidente, lei non ha bisogno che la gente le faccia complimenti, ma questa Coppa del Mondo non sarebbe stata un tale incredibile successo senza di lei». E se non bastasse: «Il Sogno americano è diventato realtà, signor Presidente. Abbiamo unito il mondo».
Non è stato, ovviamente, solo il Mondiale di Trump: tantissimi americani hanno scoperto il gioco e si sono appassionati, e tantissimi stranieri sono venuti e hanno scoperto l’America, per un totale di circa 6,7 milioni di persone, un record, nonostante la preoccupazione per i prezzi alti dei biglietti e le restrizioni sull’immigrazione.
Trump, per sua stessa ammissione, non sa molto di calcio, ma si è improvvisato ct, parlando dell’errore dell’allenatore dell’Inghilterra, Tuchel, di far giocare la sua squadra più in difesa che in attacco, incluso il suo amico Harry Kane. «Ma devi andare anche un po’ in attacco...», ha notato Trump – che poi è la sua filosofia politica. Trump non riesce a parlare di nulla senza tornare su se stesso: «Hanno truccato le elezioni, e quindi ho avuto la Coppa del Mondo» (ha detto ripetendo le accuse infondate di brogli nel 2020: se avesse vinto il suo secondo mandato sarebbe già finito ndr). Poi, parlando di come la Francia sembrava inarrestabile e invece è stata battuta dalla Spagna, il presidente ha riflettuto che è così anche nella vita: «Prima sei fortissimo e poi non più. Ma io non ho avuto mai un problema simile» e «comunque devi sempre puntare al tuo ritorno».
Questo resterà il Mondiale di Trump anche per il cartellino rosso all’americano Folarin Balogun. La Fifa dice che è stata la commissione disciplinare ad annullare l’espulsione, ma Trump venerdì ha insistito di aver fatto «una raccomandazione: fai giocare questo tizio», per poi correggersi «no, non è andata così, ho presentato un reclamo» ma comunque insistendo che è stato Infantino a «prendere un’altra delle sue ottime decisioni», anzi dispiacendosi che «non gli verrà mai riconosciuto il merito di questo».
«Buona fortuna alla Spagna e all’Argentina, vinca la squadra migliore», ha concluso Trump. Chi si chiede per chi tiferà – affiancato in tribuna da Melania e dal suocero, che giocava da giovane e ha solo due anni più di lui – troverà forse un indizio nel fatto che non ha menzionato calciatori spagnoli, ma ha osservato «quanto è bravo Messi». Mentre dal Regno Unito c’è chi chiede alla Fifa di sospendere l’Argentina dopo che i giocatori hanno mostrato in campo lo striscione «Le Falkland sono argentine», il capo della task force della Casa Bianca per il Mondiale Andrew Giuliani li ha difesi in nome del Primo emendamento (anche se le regole della Fifa e degli stadi vietano slogan politici).
Insomma a Trump il Mondiale è piaciuto tanto. Così tanto da scherzare che se ne potrebbe fare un altro, però senza il Messico e il Canada. Magari insieme alla Cina.