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 2026  luglio 19 Domenica calendario

Tim, via libera all’Opas di Poste

Alla vigilia della partenza dell’Opas di Poste su Tim, il consiglio del gruppo telefonico ha dato parere favorevole all’offerta, valutando «positivamente il razionale e le prospettive industriali dell’operazione e la coerenza con il percorso intrapreso da Tim» e «congruo il Corrispettivo dal punto di vista finanziario», ha spiegato una nota diffusa la termine del consiglio. L’offerta partirà domani e le adesioni resteranno aperte fino all’11 settembre. La società guidata da Matteo Del Fante punta a una soglia minima del 66% ma l’obiettivo è quello di ritirare Tim dalla Borsa per poi integrarla. Parte da una quota dal 20,1% del capitale.
Con il parere del board ora manca solo l’ultimo tassello per la partenza dell’operazione, ossia la pubblicazione del prospetto informativo da parte di Poste, previsto per oggi. Ieri sul tavolo del consiglio sono arrivate le analisi prodotte dal management di Tim sugli aspetti industriali (con la consulenza di Kerney) e le fairness opinion degli advisor finanziari Evercore e Goldman Sachs.
Il board ha approvato all’unanimità il Comunicato dell’Emittente che «contiene la valutazione motivata del Consiglio di Amministrazione sull’Offerta e sulla congruità, dal punto di vista finanziario, del relativo corrispettivo», pari ad 1,67 euro e 0,218 azioni ordinarie Poste per ciascuna azione ordinaria Tim che sarà portata in adesione, ha spiegato il gruppo telefonico, ricordando che il documento deliberato ieri «sarà allegato al Documento di Offerta unitamente alla Fairness Opinion» che sarà pubblicato oggi sul sito di Poste.
Prende dunque corpo il progetto avviato da Del Fante a febbraio dell’anno scorso con lo scambio di azioni con Cassa depositi e prestiti – il 3,7% di Nexi in cambio del 10% di Tim – e la successiva salita nel capitale, accompagnata dall’uscita di scena di Vivendi e culminata nel lancio dell’opas a marzo di quest’anno. Mossa che porterà al ritorno di Tim sotto l’ala pubblica a quasi 30 anni dalla privatizzazione.
Poste ha offerto 1,67 euro e 0,218 azioni ordinarie per ogni azione Tim, con un’operazione che dai 10,3 miliardi iniziali è arrivata a valere oltre 13 miliardi ai prezzi attuali di Borsa. Dal punto di vista industriale Poste punta a creare la più grande piattaforma di infrastruttura connessa del Paese e un gruppo strategico leader nei servizi finanziari e assicurativi, nella logistica, nelle telecomunicazioni e nei servizi digitali.
Dall’integrazione nascerebbe un colosso da circa 27 miliardi di ricavi, quasi 5 miliardi di Ebitda, 150 mila dipendenti e un valore di mercato vicino ai 40 miliardi, con sinergie stimate in 700 milioni l’anno. In conseguenza dell’avvio dell’opas Tim ha reso noto che il ceo Pietro Labriola non aggiornerà il piano industriale e il prossimo 29 luglio presenterà al board, e il giorno successivo al mercato, solo i risultati del primo semestre.