Corriere della Sera, 19 luglio 2026
Federica Brignone parla di sé stessa e di sport
La guerriera come sta?
«Sta bene, sta lottando».
Quindi non è vero che potrebbe non disputare la prossima stagione...
«Farò di tutto per esserci, valuterei lo stop solo se avessi ancora tanto male».
A due passi dalla piazza che La Salle le ha intitolato, Federica Brignone ci parla di questi mesi trascorsi in altalena tra impegni e situazioni positive e negative. Tra le prime c’è il mare ritrovato: «Mi sono abbuffata di surf, tra San Salvador e Maldive; neve e mare sono le mie due dimensioni, ma la passione si sposta quasi più verso l’acqua perché la frequento di meno». Tra le seconde c’è la sfida al dolore alla gamba sinistra: quella dell’infortunio del 3 aprile 2025, ma anche quella che, grazie a un recupero miracoloso, l’ha condotta a un leggendario doppio oro olimpico. Ma è anche quella che ad Andorra l’ha costretta ad anticipare l’epilogo della stagione. «Zoppicavo, a inizio aprile era terribile. Ora va meglio. Oggi ho fatto la prima camminata in montagna, con la bici non ho problemi. Però ho dovuto adattare la preparazione: più lavoro in piscina, più esercizi dinamici e nessuno sforzo laterale». La sua storia recente e i trionfi cortinesi saranno proposti in un docufilm: «Le immagini sono state girate in inverno e in estate, ci sono poi le interviste a me e alla famiglia. Chi ha avuto l’idea mi è stato a lungo a fianco: era nella mia stanza perfino la sera prima del superG olimpico mentre preparavo lo zaino. Credo che vedrete il film in autunno o in inverno, sono gasata ed emozionata».
Alla mente le tornano più i tormenti vissuti o la gioia del doppio oro ai Giochi?
«Entrambe le cose. Il guaio è che i tormenti, prima, durante e dopo, sono stati così numerosi da rendere troppo brevi le gioie».
Ha capito qual è stata la formula magica di quell’impresa?
«Il lavoro di anni, la dedizione. È come se avessi vissuto di rendita: con mente e corpo ho contenuto varie insidie e ho superato limiti che ritenevo invalicabili».
I giorni di Cortina. Ce li racconta?
«Mi ha accompagnato la felicità di essere lì, di avere una possibilità. Però dopo la discesa ho avuto molto male: mettevo gli scarponi e non camminavo. Ero in crisi, in bilico tra contentezza e sofferenza, con la tentazione di mollare perché ero già andata oltre l’immaginabile. Ma una parte di me è insorta e mi ha detto di tenere duro: il “qui e ora” ha funzionato ed è stato magico».
Nella sua carriera nota la perfezione?
«Ho sempre cercato la perfezione, pur sapendo che non esiste. Però ho fatto manche strabilianti e due anni fa o vincevo o ero sui podi inferiori. Essere in un “flow” nel quale più hai pressione e più ottieni risultati, ecco, questo se non è perfezione, perché appunto non esiste, è di sicuro l’essenza della vita».
È difficile riprendere dopo tanti sacrifici, ma anche con la pancia piena?
«Da una parte è complicato, dall’altra il mio mantra mi ricorda che ho trovato una stabilità mentale: ho sempre sognato il momento in cui ottengo la prestazione sotto pressione e ripeto i risultati. La pancia è pienissima, anzi forse ho mangiato anche troppo: però ho lavorato tutta la vita per questa eccellenza».
C’è un limite alle sofferenze? Sofia Goggia ci diceva che non accetterebbe più di dover recuperare da un nuovo infortunio.
«Lo pensavo pure io la scorsa stagione, dopo aver vinto tutto. L’estate precedente avevo già dovuto sistemare il fisico al J-Medical di Torino, l’idea di passare ancora del tempo tra palestre e studi fisioterapici mi pesava. Be’, è andata molto peggio… Mi sono ritagliata una motivazione: riavere una vita normale. Poi più stavo bene e più mi dicevo che magari sarei tornata anche a fare l’atleta. A un certo punto il focus sono diventati i Giochi».
Nei giorni dell’incertezza ha potuto pensare alla vita futura?
«Ci penso sempre, non ho paura di piantarla lì con lo sci. Se dovessi lasciare, non sarei preoccupata: avrei mille opzioni. Vivo alla giornata, ma ho programmi a breve, medio e lungo termine. Ah, quando smetterò vorrò viaggiare e andare a fare surf in giro per il mondo. Anzi, farò il giro del mondo surfando».
È apparsa in pubblico con James, il nuovo fidanzato: è una svolta rispetto alla sua proverbiale riservatezza?
«Mi ero già fatta vedere anche con il precedente compagno: era in prima fila quando vincevo coppe e medaglie e c’era pure a Cortina. Solo che è un maestro di sci e nessuno se l’è mai filato...: questo mi dispiace. Del resto non pubblico mai foto “esagerate” con qualcuno. Tuttora sono riservata: di me e James nessuno saprà nulla».
L’effetto vittoria ha dilatato l’attenzione su voi due.
«No, la mia privacy è stata invasa dopo i Giochi. Qualcuno non si è fatto i cavoli suoi e questa cosa ancora non mi passa. Però poi mi sono detta: se sto con una persona non posso nascondermi per tutta la vita; tanto le mie regole non cambiano».
Un «Brignonino» o una «Brignonina» sono nei pensieri?
«Diventare mamma è uno dei sogni, a differenza del matrimonio. Però la maternità sarà impossibile fino a quando rimarrò atleta. Dopo il ritiro, però, vorrò viaggiare e fare altre cose. Sei mesi qui e sei mesi al mare, dedicandomi agli sport estremi: non avrò una vita di routine».
Tra poco riprenderà gli sci.
«È il primo, importante test. Se lo supererò andrò a Ushuaia assieme alla squadra. Se ci sarò in Sud America, vorrà dire che potrò disputare la stagione».
Sarà più gigantista o velocista?
«Dipenderà da quale specialità mi procurerà minori disagi. Ho imparato a fissare un limite: non è divertente ritrovarsi senza poter camminare, provando un dolore tanto forte che la muscolatura si ribella e si spegne».
Un futuro nel giornalismo sportivo come mamma Ninna Quario?
«Magari, ma in un altro modo. Lei sa scrivere, io mi vedo nell’area televisiva: qualcuno mi ha già cercato. Lo sport entrerà nel post-carriera, ma non subito: non posso ricominciare con le stesse trasferte».
L’Italia vive la Sinner-mania. E lei è pure appassionata di tennis...
«Jannik è super: è più maturo rispetto alla sua età, è rispettoso, corretto, concentrato. Tornando allo sci, non è l’Alberto Tomba visto in certe situazioni».
Ma Albertone è popolarissimo ancora oggi: Jannik lo supererà mai?
«Per me è già più popolare. Alberto aveva fascino ed estro, tra l’altro in un’epoca diversa, senza i social. Difatti è diventato Alberto Tomba e sarebbe interessante vedere quanto “muoverebbe” oggi. Però Sinner vince in uno sport praticato da tutti e pieno di soldi».
Anche Federica Brignone è popolare.
«Sì, però Jannik può permettersi di viaggiare con il suo aereo, io l’altro giorno ho preso Ryanair ed ero seduta tra la gente».
E la gente che cosa le diceva?
«Be’, chiaramente vengo riconosciuta ovunque».
Quando le persone la avvicinano, lei scappa oppure dà retta?
«Sono gentile e cerco di essere disponibile. Chiaramente ci sono giornate in cui sono di fretta: allora faccio la foto e ciao ciao, me ne vado. In generale non mi piace quando qualcuno mi riconosce e lo segnala a tutti: in quei casi vorrei nascondermi».
Lo sci sbaglia a non costruire migliori prospettive finanziarie per gli atleti?
«Non è semplice, lo sci muove sì molti interessi ma non è come il tennis. Peraltro credo che non siano adeguatamente remunerati gli sforzi che facciamo per dare il massimo in un minuto di gara e soprattutto i rischi che corriamo».
Oggi si conclude il Mondiale di calcio.
«Ho visto alcune partite, gli stadi pieni sono stati uno spettacolo. Però il calcio, mi spiace dirlo, è troppo politico e manipolato. Detesto poi l’invadenza dei social: come si fa a insultare chi sbaglia un rigore? I social sono una malattia».
Dove colloca Federica Brignone nella galleria delle glorie dello sci?
«Nel punto indicato dai risultati: sono tra le dieci di tutti i tempi. L’impresa di Cortina mi ha però consentito di superare dei limiti che tanti colleghi non hanno potuto passare: è un valore aggiunto alla mia carriera».