Corriere della Sera, 19 luglio 2026
Ravello vietato ai pullman turistici
Ravello è sempre stata difficile da raggiungere: è parte del suo incanto. Ma ora l’inaccessibilità rischia di trasformarsi da privilegio in condanna. Dal 27 luglio un’ordinanza della Provincia di Salerno, rinviata di due settimane, vieterà ai mezzi pesanti la «Statale 373», l’unica strada che sale da Amalfi. Via pullman turistici e autobus pubblici dai tornanti scavati nella roccia. Restano taxi e automobili; per gli altri mezzi, l’impervio Valico di Chiunzi. All’origine, è vero, c’è una tragedia (un pullman che nel 2023 precipitò per 23 metri). Ma il Comune quell’ordinanza non la vuole, temendo per residenti, lavoratori e turismo. «A Ravello non si parla d’altro, c’è molta preoccupazione. E pesa anche l’overtourism», dice Alessio Vlad, direttore artistico del Ravello Festival. Il paradosso: un luogo assediato dai visitatori teme ora di restare isolato.
Il giardino di Klingsor
Prima dei pullman e delle automobili, su quella strada ripida e serpentina, si saliva a dorso di mulo. Così arrivò Richard Wagner da Amalfi, il 26 maggio 1880. Cercava il modello per la scenografia del secondo atto del Parsifal: il Giardino di Klingsor, dove le fanciulle in fiore tentano di sedurre l’eroe puro e «folle».
Occhi d’aquila rapace, la salute malconcia, il volto corroso dai segni della rosolia, il grande compositore si fece stregare dalle luci e dai profumi dei giardini di Villa Rufolo. «Finalmente il giardino di Klingsor è stato trovato!», esclamò. Settantatré anni dopo, nel 1953, da quell’incantesimo nacque il Festival di Ravello. Un rito che di anno in anno pone Wagner al suo centro. Il 31 luglio Villa Rufolo attende il primo atto de Il crepuscolo degli dei, diretto da Kent Nagano, laddove sul palco proteso a strapiombo come la prua di una nave, la musica diventa incontro emotivo.
Inafferrabile Garbo
Wagner trovò a Ravello il giardino della sua immaginazione. Altri vi cercarono un rifugio dal mondo. Questa Ravello, appartata fino all’isolamento, era perfetta per Greta Garbo, diva inafferrabile e misteriosa. «Ho vissuto ore di segreta felicità», scrisse.
Siamo nel 1938 e la diva, per sfuggire all’assalto dei fotografi e alla frenesia di Hollywood, trovò rifugio a Ravello. Era una fuga d’amore in compagnia di Leopold Stokowski, il celebre direttore d’orchestra. La riservatezza di Villa Cimbrone, arroccata sulla scogliera a picco sul mare, li protesse. Ma il nido d’amore, in quel luogo incastonato sotto uno spicchio di cielo, si è ripetuto nel tempo. A Ravello, nel 1959, Eduardo De Filippo, in rotta con la moglie Thea Prandi, trascorreva la vacanza con Isabella Quarantotti, sua futura consorte, scrivendo Sabato, domenica e lunedì.
First lady
Altre celebrità si sono abbandonate a questa insolita sensualità mediterranea. Per Jacqueline Kennedy fu una fuga tinta d’amarezza. L’8 agosto 1962, la first lady americana si stabilì a Villa Episcopio. Voleva fuggire dall’attenzione morbosa dei media e dalle infedeltà del marito. Un’altra first lady, Hillary Clinton, nel 1994 rifiutò a Napoli la cena di gala del G7 col marito presidente, e con la figlia Chelsea scappò a Ravello, nella splendida villa dello scrittore dandy americano Gore Vidal, La Rondinaia, da lui acquistata nel 1972 e trasformata in rifugio esclusivo per intellettuali e star di Hollywood. Oggi è un boutique hotel a cui si accede dalla piscina blu cobalto, colore scelto da Howard Austen (compagno di Vidal per 50 anni) per riprendere il mare sottostante.
Notti folli
A proposito. Il capitolo Gore Vidal, lo scrittore altezzoso, brillante, colto e terribilmente snob, è tutto da raccontare. Non era così amato a Ravello. Era solito dire: «Io non vivo a Ravello, io vivo alla Rondinaia». Chi aveva mai visto prima Paul Newman, Leonard Bernstein, Mick Jagger, Susan Sarandon o Frank Sinatra? Vidal era sprezzante, scomodo, dalla sua penna uscivano inchiostro e acredine. Detestava, ricambiato, Truman Capote. All’alba i ragazzi di Ravello lo riportavano alla Rondinaia su una carriola: non si reggeva in piedi dopo essersi scolato tutto l’alcol reperibile sulla Costiera.
Lo studio è rimasto intatto, molte suppellettili no: si parlò di periodiche depredazioni. Nel soggiorno si trova l’unico quadro dipinto da Nureyev. Il leggendario ballerino d’estate era a Li Galli, nell’isolotto di fronte. Nel mezzo, a Positano, c’era la villa di Franco Zeffirelli, teatro di notti uniche. Il regista coltivava l’orto, indossava tuniche colorate, gli ospiti si radunavano nel patio, le habitué erano Ellen Kessler e Carla Fracci, prima di loro Gregory Peck e Laurence Olivier; un’estate arrivò Robert Powell, che era stato il suo Gesù al cinema, l’espressione da cane bastonato, la borsa a tracolla. Franco con un guizzo mi disse: «Se gli togli gli occhi sembra un postino».
Il ballo di Nureyev
Una volta a Nureyev andò male un’avventura notturna con un ragazzo del posto. Avevano dimenticato di lasciargli aperto il cancello, lui scavalcò e, furente per il mancato flirt, giunse in soggiorno gettando al piano di sotto quello che gli capitava a tiro. Franco si era ritirato in camera, Luciano, uno dei figli adottivi e suo bodyguard, bussò: «Guarda che quel pazzo siberiano ti sta distruggendo vasi preziosi». Franco rispose: «Lascia fare, è lo sfogo di un artista». Poi ruppe un vaso di Tiffany a cui il regista teneva moltissimo. Luciano ribussò, Franco fece pollice giù come gli imperatori romani. L’epilogo fu una scazzottata memorabile tra il ballerino e il figlio. Che notti, le notti in Costiera.
Ora, sulla strada che portò Wagner a dorso di mulo verso il suo giardino di Klingsor, Ravello deve trovare il modo di tenere insieme la sicurezza e il diritto a non restare isolata. O forse, ancora più segreta.