Corriere della Sera, 19 luglio 2026
La disfida del Guerriero d’Abruzzo. «È un falso del Fascismo»
Dopo tante battaglie, il Guerriero di Capestrano deve affrontare la più importante: quella per dimostrare anche agli scettici la sua autenticità. La statua più famosa d’Abruzzo è al centro di uno scontro fra il documentarista Alessio Consorte, convinto che si tratti di un falso, e il ministero della Cultura. Dopo due pronunciamenti favorevoli del Tar, Consorte ha ottenuto di analizzare il Guerriero con i suoi esperti. Ma il diavolo spesso si nasconde nei dettagli: «Il ministero ha inserito nel Protocollo delle clausole per non consentirci di divulgare i risultati», denuncia.
La storia moderna del Guerriero comincia nel 1934, quando degli scavi a Capestrano portano alla luce una statua calcarea alta due metri. Basandosi sullo stile e su un’iscrizione, gli archeologi datano la statua al VI secolo a.C.. Quasi un secolo dopo, nel 2022, la Regione Abruzzo inserisce il Guerriero nel suo stemma. A distanza di pochi mesi Consorte presenta il documentario Il Guerriero mi pare strano, in cui raccoglie i suoi dubbi sull’autenticità del reperto che, sostiene, sarebbe «un falso del Fascismo» realizzato poco prima del ritrovamento. Consorte ha costruito la sua teoria mettendo insieme più indizi: una lettera del 1938 in cui un archeologo fa riferimento a una truffa; alcune anomalie dell’epigrafe sulla statua; i risultati delle analisi chimiche svolte nel 2005. In risposta il ministero della Cultura lo diffida dall’utilizzo dell’immagine del Guerriero.
Nell’ottobre 2023 il documentarista chiede di esaminare a sue spese la statua con il metodo XRF, una tecnica diagnostica non invasiva. Il ministero nega l’autorizzazione «perché tali indagini sono state già effettuate». Consorte chiede allora di poterle consultare ma, dopo due pronunciamenti del Tar in suo favore, il commissario nominato per dirimere la questione certifica che quella documentazione non esiste. Da qui la nuova richiesta di analisi e il nuovo scontro: «Il Protocollo ci vieta di divulgare i risultati senza l’approvazione del ministero, un tentativo di censura», dice Consorte, che ha depositato un altro ricorso al Tar. «Tutto condiviso con gli scienziati coinvolti», risponde Federica Zalabra, direttore regionale dei musei dell’Abruzzo.
Dietro lo scontro legale si celano due approcci allo studio dei beni culturali. «Il mio interesse non è dimostrare qualcosa, ma effettuare delle analisi complete utilizzando gli strumenti più avanzati. In Italia la diagnostica è sottovalutata» dice Luigi Appolonia, chimico e coordinatore del team di Consorte. Ci tiene invece a sottolineare quanto già fatto Oliva Menozzi, docente di Archeologia e responsabile del progetto Ars che dal 2024 ha avviato degli studi sulla statua. «Il gruppo coinvolto nelle analisi comprende studiosi con esperienza trentennale», rivendica, specificando che l’autenticità del reperto è «riconosciuta da tutta la comunità scientifica». Il Guerriero, intanto, assiste immobile agli eventi che lo circondano, come ha fatto negli ultimi 2.500 anni. Forse.