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 2026  luglio 19 Domenica calendario

Treccani: «Bocca di Rosa? Libera, non prostituta»

«Bocca di Rosa è molto arrabbiata, lei non è una prostituta», protestava Fabrizio De André commentando l’articolo di un giornale. Era il 1996, era troppo presto. Per molti anni ancora la sua Bocca di Rosa sarebbe stata usata come sinonimo di prostituta. Implacabilmente. In tutte le sedi. Tanto che nel 2008 il vocabolario Treccani avrebbe registrato Bocca di Rosa come neologismo: prostituta. Inevitabile. Tanto era la vulgata.
Adesso una svolta. «Nella prossima edizione del dizionario Treccani stiamo valutando di ridefinire l’espressione Bocca di Rosa», spiega Valeria Della Valle che il dizionario lo dirige insieme con Giuseppe Patota. Adesso si pensa di definire Bocca di Rosa come una «donna libera». Come Fabrizio De André l’aveva raccontata con una chiarezza disarmante: lei lo faceva per passione, non per professione. Ma allora era davvero troppo presto, Bocca di Rosa è nata nel 1967.
E ora quei suoi sessant’anni di fraintendimenti se li porta tutti dietro come un fardello ineliminabile. «Quando le parole entrano nell’uso comune non si torna più indietro. Nel dizionario possiamo aggiungere anche “donna libera”, ma il termine prostituta non possiamo cancellarlo», spiega la direttrice del dizionario, consapevole dell’uso improprio che di Bocca di Rosa è stato fatto fino ad oggi. «È una donna che sceglie di avere rapporti sessuali liberi con gli uomini di quel paese. Ma questo è un ragionamento che facciamo oggi». E non è poco. Anzi: è moltissimo. Perché le parole plasmano le nostre vite. Possono cambiare il corso della storia. Bocca di Rosa è una «Donna libera».
Le parole forgiano le epoche. Lo sapeva bene Fabrizio De André che non lasciava al caso nemmeno la posizione di una virgola nel comporre le sue canzoni. Quando scriveva Bocca di Rosa in Italia vigeva ancora il matrimonio riparatore e tutto il codice penale fascista imperava sulla vita delle donne. Ma lui, mise giù questi versi: «... c’è chi l’amore lo fa per noia chi se lo sceglie per professione Bocca di Rosa né l’uno né l’altro lei lo faceva per passione».
Sua figlia Luvi è nata che Bocca di Rosa aveva già dieci anni. E adesso commenta: «Io vorrei che tutti fossero liberi, non solo Bocca di Rosa che lo faceva per passione, ma anche chi se lo sceglie per professione. Soprattutto liberi dal pregiudizio come dalle coercizioni, liberi di esprimere la propria sessualità o di sceglierla come mestiere. In un caso o nell’altro, con il diritto e purtroppo, lo dico sorridendo, anche il dovere di essere contribuenti. A testa alta».
Luvi parla e usa il maschile. È un caso? Scuote la testa: «Bocca di Rosa è stata scritta negli anni Sessanta e già quello, all’epoca, poteva risultare scandaloso per qualcuno. Ma a decenni di distanza, limitare il concetto a una donna che segue il suo piacere senza preoccuparsi del giudizio altrui, è quasi obsoleto».
Sua madre Dori Ghezzi sorride. Per anni su Bocca di Rosa non ha detto una parola: «Fabrizio non amava che si interpretassero le sue canzoni». Però adesso è felice. «Finalmente viene interpretata in modo corretto la sua canzone. Mi gratifica il sentimento che è cresciuto nel comprendere il suo modo di comunicare».
Siamo dentro una rivoluzione? Lidia Ravera avanza un pizzico di scetticismo. Cinquant’anni fa con Marco Lombardo Radice diede alle stampe un libro che ha segnato una generazione. Si intitolava «Porci con le ali», un diario di due adolescenti fatto di sesso e politica.
Un colpo al moralismo. «Ma ancora siamo rimasti che gli uomini che vanno con tante donne sono sciupa femmine e a parti inverse le donne sono prostitute», dice Lidia Ravera, aggiungendo: «Al più ci consentono l’alibi di una malattia: la ninfomania». Ma su Bocca di Rosa investe qualche speranza: «Il prossimo passo è che diventi il femminile di Casanova».
E un uomo cosa dice di tutto questo? Diego De Silva è contento del cambio di paradigma, ma ne ha anche paura, lui che nei suoi libri parla molto d’amore e per Fabrizio De André ha una passione profonda. Dice: «Temo che questo scrivere donna libera possa venire interpretato come una censura. Come voler cancellare una parola fastidiosa». Mai: «Il pregiudizio è dura da scalfire. Forse sarebbe più incisivo definirla una donna spregiudicata».
Il pregiudizio Fabrizio se lo è visto letteralmente cadere addosso. Nel 1996 una prostituta di Partinico venne definita Bocca di Rosa. Forse non se lo aspettava. Disse: «Adesso temo che Bocca di Rosa mi appaia stanotte in sonno e mi chieda i danni per questo accostamento alla prostituta. E mi dica: lo vedi cosa succede a finire nelle mani di uno come te? Si finisce confusa con una qualsiasi professionista del sesso».