Corriere della Sera, 19 luglio 2026
L’Iran sospende l’accordo di tregua. Due militari Usa uccisi in Giordania
Di fatto l’accordo fra Usa e Iran firmato a giugno in Pakistan era già naufragato, ma ieri è arrivato l’annuncio ufficiale da Teheran. Il viceministro degli Esteri Kazem Gharibabadi ha dichiarato che «abbiamo interrotto tutti gli impegni previsti dal Memorandum d’intesa firmato a Islamabad» poiché gli Usa «ne hanno violato ogni aspetto» con «azioni aggressive».
Fine delle trasmissioni, quindi, per qualunque tipo di negoziato fra i due nemici. Con lo Stretto di Hormuz quanto mai bloccato, con i miliziani di Hezbollah da una parte e gli Houthi dall’altra pronti ad agire in aiuto agli ayatollah e con i Paesi del Golfo sotto scacco perché continuamente attaccati dall’Iran in nome della loro amicizia con gli Stati Uniti. La politica di «condurre guerra e negoziati simultaneamente» è finita, per dirla con Mohsen Rezaei, consigliere militare della Guida Suprema iraniana, Mojtaba Khamenei.
L’escalation militare potrebbe riportare sulla scena Israele (finora rimasto fuori dagli scontri Usa-Iran post Memorandum) e si misura con intensità e numero crescenti di attacchi notturni condotti dal Comando centrale americano. Da una settimana le notti iraniane sono scandite dai missili Usa che hanno già colpito infrastrutture elettriche e ponti e che ieri hanno devastato un impianto di desalinizzazione dell’acqua a Jask lasciando 10.000 persone con grave carenza d’acqua.
Intanto, dal suo rifugio segreto, torna a farsi sentire anche lui, l’invisibile Guida suprema iraniana che secondo fonti giornalistiche russe potrebbe palesarsi al mondo, per la prima volta da quando è stato eletto, incontrando o parlando con il presidente Vladimir Putin. I media iraniani attribuiscono a Mojtaba Khamenei varie dichiarazioni sulla situazione del momento. Le «ripetute violazioni» degli accordi da parte di Trump «dimostrano che la sua firma è senza valore, inutile e inaffidabile», è una delle sue considerazioni. E ancora: «L’amata nazione iraniana e i suoi alleati dell’Asse della Resistenza hanno in serbo per il Grande Satana lezioni indimenticabili». Il «Grande Satana» ovviamente è l’America. Minacce. Come il messaggio che la Guida suprema scrive per i Paesi che ospitano basi statunitensi: «I territori della regione non saranno più lo scudo delle basi Usa. Gli Stati Uniti non avranno più nella regione alcun luogo sicuro da cui condurre le proprie azioni ostili e nel quale installare basi militari».
Ne sanno qualcosa il Kuwait e la Giordania. Il primo ha segnalato feriti e danni a un impianto petrolifero e a uno di produzione energetica. In Giordania invece sarebbero state colpite due basi militari Usa e il Comando centrale americano ha fatto sapere che «un attacco iraniano con missili e droni contro le truppe Usa ha causato due morti, un disperso e quattro feriti fra i nostri soldati».
Allerta massima negli Emirati Arabi Uniti dopo che un funzionario di sicurezza iraniano ha dichiarato ieri che «se gli Stati Uniti attaccassero le infrastrutture civili iraniane questa notte, gli aeroporti di Dubai e Abu Dhabi, così come i porti di Fujairah e Jebel Ali, dovrebbero essere evacuati immediatamente». Rincara la dose Mohammad Marandi, professore universitario e fra i negoziatori del Memorandum: «Se Trump colpisce obiettivi civili gli Emirati Arabi Uniti saranno i prossimi».
In allerta anche l’ambasciata Usa in Israele che ha pubblicato un nuovo avviso di sicurezza: è bene che i cittadini americani «riconsiderino i viaggi attraverso e verso il Medio Oriente», dove «il contesto di sicurezza resta complesso, con il potenziale di un’escalation improvvisa».