Corriere della Sera, 19 luglio 2026
Salvini visita Roggero in carcere
Due lunghi abbracci. Uno all’inizio, l’altro alla fine, quando il detenuto si congeda dal visitatore illustre con una pacca e un «Forza Matteo». «Espressione del sentire una battaglia comune», assicura chi ha assistito. Matteo Salvini si presenta di buon mattino al carcere di Bollate, a nord di Milano, per far visita a Mario Roggero accompagnato dai deputati Luca Toccalini (il primo a chiedere in Aula la grazia per il gioielliere condannato a 14 anni e nove mesi per duplice omicidio) e Fabrizio Cecchetti. E oggi potrebbe tornarci. Il vicepremier, colpito dalla preoccupazione di Roggero per la serenità dei suoi cari a casa, gli dice: «Considerami a tua disposizione, posso venire a trovarti tutte le volte che ne senti il bisogno. Noi lavoriamo perché stia qui poco». Una strada è quella della grazia. Delicata e complessa. A questo proposito i politici, più o meno esplicitamente, fanno propria l’esortazione che al gioielliere hanno rivolto i suoi avvocati: usare maggior prudenza quando si parla delle prerogative del presidente della Repubblica.
L’incontro tra Salvini e Roggero, in carcere da due giorni, dopo essersi costituito, dura un’ora e mezza. Si parla «di quello che è successo e speriamo succeda, di libri e cucina», riferisce all’uscita il leader leghista. «Roggero sta bene, anche se si ritiene vittima di un’ingiustizia». Se l’iter per una eventuale grazia è lungo, intanto il vicepremier tenta di infondere coraggio al detenuto nel carcere all’avanguardia di Bollate: «Vorrebbe studiare inglese», dice. Riferisce di aver parlato con lui di quando minacciò il fidanzato della figlia e i suoi genitori con una pistola, fatti presenti anche nelle carte che hanno portato alla condanna del 72enne. «Ha smentito alcune fantasiose ricostruzioni», prova a spiegare Salvini. L’avvocato Stefano Marcolini invece non nega l’episodio, ma invita a «ridimensionare» e a «contestualizzare». E un altro fronte lo aprono le parti civili dei due rapinatori: «Roggero non ha ancora versato i risarcimenti previsti. Probabilmente partiremo con i pignoramenti».
Roggero condivide la cella, attrezzata di fornelli, con un cuoco, «esperto della vita del carcere, che lo sta aiutando a ambientarsi», raccontano i leghisti. Si lamenta degli orari «da ospedale» dei pasti: pranzo alle 11, cena alle 17. Ieri ha potuto fare una veloce chiamata alla moglie, mentre l’avvocato gli ha portato i saluti di Robertino Zancan, l’orafo vicentino più volte assaltato da bande di ladri.
All’uscita Salvini si fa scattare una foto con i giovani leghisti che espongono davanti al carcere uno striscione: «Grazia per Mario Roggero». Dopo il faccia a faccia tra il ministro Carlo Nordio e il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, giovedì, la moglie del gioielliere ha presentato la domanda di grazia. E Roggero stesso si è rivolto direttamente al capo dello Stato così: «Si metta una mano sulla coscienza». Salvini, dopo la visita di ieri, mitiga quell’espressione di Roggero: «Sono convinto che la grazia possa essere considerata liberamente dal presidente della Repubblica». Sul tema interviene anche l’avvocato del gioielliere. Che dopo l’incontro con il suo assistito ammette: «Forse si è rivolto a Mattarella in modo un po’ improprio». Ma ci sono altre strategie per riportare Roggero a casa. E la Lega è in prima fila: «Abbiamo approvato la legge sulla legittima difesa. Lavoreremo per estenderne il perimetro. È una riflessione che il Parlamento dovrà fare. E cercheremo di impegnarci perché la detenzione duri il meno possibile. La pena si può scontare anche ai servizi sociali o ai domiciliari», annuncia Salvini.
A Roma intanto l’ipotesi che la Lega candidi il gioielliere tiene banco nel dibattito: «Stiamo esaminando i profili legali e se fosse possibile candidarlo, ne sarei orgoglioso», conferma Salvini. L’attuale legislazione, in realtà, non lo consente. Ma Roggero sarebbe conteso anche da Vannacci: infatti il generale potrebbe essere il prossimo ospite a Bollate.