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 2026  luglio 18 Sabato calendario

Intervista a Paolo Stella

Paolo Stella, milanese, 48 anni. Attore, scrittore, 390 mila follower. Quando ha deciso di fare l’influencer?
«Non l’ho deciso io. Lo racconto nel nuovo libro True: il mio ex compagno, Francesco, poco prima di morire, mi regalò un blog. Era il 2010, in anticipo su tutti, Chiara Ferragni era agli inizi. Gli chiesi: “Ma che ci faccio”?. E lui mi disse: “Potrai scriverci quello vuoi”».
Dal blog a 390 mila follower il passo non è breve...
«Francesco è scomparso all’improvviso, per un aneurisma. Ero devastato. Poi una notte il pc si è illuminato proprio nella pagina del blog, con il cursore intermittente. Era come se lui, mi dicesse: dai, inizia. E l’ho fatto: ci ho riversato dentro tutte le emozioni, senza intenzione di condividere. Ma è successo qualcosa di imprevisto e ho pubblicato tutto. Il giorno dopo ero invaso di messaggi di persone che avevano letto commosse».
Ha sempre saputo che avrebbe fatto un lavoro così?
«Sono il primo di cinque figli: ho avuto un esempio di famiglia molto stabile. I miei fratelli sono ingegneri, io invece ero l’unico fuori dal coro. In fondo si capiva che avrei fatto qualcosa di diverso».
Che educazione ha avuto?
«Molto tradizionale, cattolica: ma in casa c’è sempre stata una grandissima apertura».
Con uno zio ingombrante: padre Amorth.
«Esattamente: Gabriele, fratello del marito di mia zia, è stato il sacerdote che ha ispirato “L’Esorcista del Papa” con Russell Crowe».
Ne era intimorito?
«Per nulla: avevo un rapporto molto stretto con lui e quando abitavo a Roma andavo a trovarlo. Viveva dentro al Vaticano, in un stanza molto semplice. Era andato a scuola con De Gasperi ed era amico di Padre Pio e Madre Teresa: ma faceva tutto con l’ironia, anche l’esorcismo. Al Diavolo diceva: “Adesso te la faccio vedere io!”. Mi permise anche di intervistarlo».
Una volta avrà avuto paura.
«Sono arrivato all’orario sbagliato, alla fine di un esorcismo: ho avuto così tanta paura che per sei mesi sono tornato a vivere a Forlì dai miei. Ma ho capito che se esisteva una forza tanto malvagia doveva per forza esserci un bene altrettanto potente».
Professione dei suoi genitori?
«Mio padre ha un’azienda nel settore dell’energia, mia madre è stata insegnante di italiano storia e filosofia al Liceo ma in realtà ha insegnato poco: ogni volta che ricominciava nasceva un figlio».
Darà i voti ai suoi libri.
«Certo, il giudizio della famiglia è sempre atteso».
Il suo primo ricordo.
«Io con le mani di mio padre infilate in bocca: era l’unico modo per farmi addormentare. Ho avuto un po’ di vicissitudini di salute, da Milano siamo tornati a vivere a Forlì. Per l’aria buona».
Il coming out.
«A differenza di molte persone che dicono di averlo sempre saputo, il mio è stato un cammino, una presa di coscienza. Ricordo che a 12 anni una bambina mi disse: “Tu sei Pinocchio?”. E io capii sei finocchio: rimasi molto turbato e ho cominciato ad avere la sensazione che non fossi come la maggioranza delle persone. Pregavo che non fosse così. Poi ho imparato a ringraziare per essere come sono. L’essere umano ha la straordinaria capacità di innamorarsi di un altro essere umano per la sua anima. Spero che il mio libro aiuti quella fascia dai 40 ai 60 anni che vive nelle gabbie delle convenzioni sociali».
Come l’ha detto a casa?
«È stato molto brutale: quando sono innamorato mi sento invincibile. Avevo una relazione con una persona più grande e sposata: lo dissi senza mezzi termini a mia madre, un atteggiamento che non li ha aiutati a capire e li ha portati a propormi un percorso psicologico. La seconda volta è stata con Francesco».

Anche il suo ingresso nel mondo dello spettacolo è stato un fulmine a ciel sereno.
«Ho fatto i provini di Amici senza dir niente mentre frequentavo l’università di architettura. Hanno scoperto dalla tv che ero entrato nella scuola di Maria De Filippi. Per loro quello non era un lavoro».
Come si è fatto notare?
«Credo che fossi l’unico tra 30 mila candidati a non aver preparato un pezzo da portare: il provino lo feci raccontando un incidente in macchina avuto due mesi prima, molto rocambolesco. Fece ridere, tra gente seria che portava Macbeth».
Maria De Filippi.
«Anche solo osservandola c’era da imparare. Credo che sia la donna più intelligente che abbia mai incontrato in vita mia».
Cosa le ha lasciato Amici?
«L’idea che la vita mi apparteneva e le scelte dipendevano da me. Con amici è iniziata la mia vita non più da figlio obbediente».
Il cinema e la televisione?
«Su incoraggiamento del mio maestro di recitazione Patrick Rossi Gastaldi. Mi disse che avevo delle potenzialità e mi suggerì di trasferirmi a Roma al Duse Studio: sono diventato uno dei protagonisti di un Ciclone in famiglia, su Canale 5. Ma quando è mancato Francesco ho sentito che non avevo più la forza di stare davanti a una telecamera. Il blog mi ha tirato fuori da quel momento nero. Aveva anche un nome: “Oh My Blog!”».
Instagram è solo una parte del suo mondo.
«La figura del fashion influencer l’ho poi diluita con vecchie passioni, come l’architettura e la tivù».
Ha dato vita a Suonare Studio Stella, un hub creativo con sede a casa sua a Milano.
«La moda da anni utilizza gli influencer per raccontarsi, ora voglio fare lo stesso con il design. Come è possibile che un mondo così connesso alla vita delle persone non usi i social media? Molta gente non sa chi sia Cassina. La mia casa è diventata un salotto culturale, con libri e cene stellate».
Per questo è tornato in tivù con Cannavacciuolo?
«Sky osservava da tempo il mio progetto sul design e volevano esportarlo in tv, all’interno di Cucine da incubo. Oggi ristrutturiamo i ristoranti che vanno in trasmissione: per alcuni di loro è l’ultima occasione di farcela».
Cannavacciuolo.
«Un genio. Si mette ai fornelli con quello che c’è e fa delle magie: io non ho mai mangiato bene come con lui».
Stato d’animo attuale?
«Innamorato di Jean -Georges: una persona che mi fa pensare che ci sia un disegno più grande di noi. Ci vogliamo sposare e pensiamo anche a dei figli».

Ha recitato anche con Dario Argento.
«Nel ruolo, guarda caso, di un giovane esorcista: mi prese da parte per spiegarmi chi erano gli esorcisti. Gli dissi che mio zio era Padre Amorth. Lui sbiancò e mi disse: “Ti prego fammelo incontrare, è il sogno della mia vita”».
Un incontro sorprendente?
«Michela Murgia: non ho mai pensato che fosse una persona arrabbiata per il suo aspetto. Anzi la trovavo particolarmente bella come tutte le persone molto carismatiche».
Lei è legato a un’altra influencer, L’Estetista Cinica.
«Mi mandò una crema per le borse sotto gli occhi insieme a una bambolina voodoo contro gli haters. Di lei amo la competenza e l’intelligenza».
Cosa ne pensa di Elodie e Franceska?
«Trovo che sia meraviglioso viversi tutto senza doversi giustificare. Se ne fregano...».
Come gestisce gli haters?
«Non ne ho tanti. Ma i loro commenti mi feriscono: uno di loro l’ho invitato a cena e oggi siamo amici».
Si è fatto un’idea del Pandoro-gate?
«Chiara ha sbagliato, ma ha pagato un prezzo molto alto e in questi anni di attacchi ho sempre apprezzato la sua capacità di rimanere in piedi».
La sminuisce essere chiamato influencer?
«Oggi è un nome che si è riempito di contenuto. Se non hai talento non sopravvivi: alcuni profili hanno aspetti formativi, divulgativi».
Una frase di padre Amorth che la rappresenta?

«A tutti diceva: “Alla fine sono solo un povero Diavolo”».