Corriere della Sera, 18 luglio 2026
L’ipotesi di Nordio per una grazia parziale: «Nessuna interferenza con il Quirinale»
«Ma assolutamente no. Non c’è alcuna interferenza con le prerogative del capo dello Stato». Il ministro Carlo Nordio va avanti sull’istruttoria della Grazia a Mario Roggero, il gioielliere settantaduenne che il 28 aprile 2021 a seguito di una drammatica rapina rincorse e uccise due rapinatori, da ieri è in carcere per scontare 14 anni e 9 mesi di reclusione. Anche se mercoledì l’iniziativa di aprire, in assenza di domanda formale, l’istruttoria motu proprio, senza interloquire formalmente con il Quirinale, aveva causato la sua convocazione al Colle da parte del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Più una nota ufficiale in cui si puntualizzava, citando le parole della Corte Costituzionale che «l’iniziativa potrà essere assunta direttamente al Presidente della Repubblica, al quale da tempo si è riconosciuto tale potere».
«È legittimo»
Ma a chi ieri interpretava quello di Mattarella come un richiamo, il ministro assicurava di non averlo letto assolutamente in quella chiave. Giacché, spiegava, la sua iniziativa riguardava esclusivamente il proprio potere di impulso dell’istruttoria, previsto dalla legge. Lungi da lui, ripeteva il suo staff, l’intenzione di entrare in conflitto con il «potere di Grazia che è esclusivamente del capo dello Stato». Come lo stesso Nordio ha tenuto a ribadire più volte durante il caso Minetti, difendendosi dall’accusa di aver trascinato il Quirinale su una decisione già presa. A sostegno dell’interpretazione del ministro, che sarebbe anche suo il potere di impulso dell’istruttoria, in via Arenula ieri si compulsava la «Bibbia» dei provvedimenti di clemenza: il volume di Enrico Gallucci, già capo del Dipartimento Grazia del Quirinale: «Anche in caso di grazia concesse di ufficio è necessario procedere all’istruttoria la cui attivazione viene disposta dal presidente o dal ministro della giustizia». Quindi nessun incidente diplomatico, ne è convinto Nordio, che pur ribadendo «il massimo rispetto» per Mattarella non ha predisposto alcun tentativo di ricucire.
Sfida tra i partiti
Ieri comunque la domanda di grazia è stata presentata dalla moglie del gioielliere, al presidente della Repubblica per tramite del ministro. Chi si aspettava che il Guardasigilli si fermasse per riunire i due procedimenti è rimasto sorpreso. «L’istruttoria è unica. E non c’è scritto da nessuna parte che il ministro debba aspettare il Quirinale. L’articolo 681 è molto chiaro. Il ministro istruisce la pratica e il presidente decide», ripetevano dal suo entourage, mentre le agenzie battevano notizie contrastanti. Già attivati i magistrati della procura generale della Corte d’Appello di Torino per le verifiche. Anzi no, nessun atto compiuto. «L’istruttoria scatterà a breve secondo la procedura», si chiariva infine. E le verifiche spetteranno alla magistratura di sorveglianza, giacché Roggero adesso è in carcere.
Intanto contro il ministro cresceva la polemica. Non certo deprecata a destra dove ci si contende il consenso della battaglia pro Roggero. Con una rincorsa tra FI, Lega, FdI e Futuro nazionale di Vannacci su chi prima mette il cappello sulla lotta del gioielliere. Il leader leghista Matteo Salvini ventila l’ipotesi di candidarlo. FI raccoglie firme a sostegno della grazia «per un uomo che – dice il presidente di FI Antonio Tajani – ha sbagliato perché era sotto pressione e ha subito violenza per anni».
«Pena ingiusta»
«La pena è stata sproporzionata», attacca il sottosegretario alla giustizia di FdI, Alberto Balboni. «Roggero non ha mai negato la propria responsabilità, dicono balle quelli che lo sostengono. Ma si è solo giustificato, spiegando che aveva visto puntare il coltello alla gola alla figlia e la pistola alla tempia alla moglie. Ha perso lucidità. Bisogna trovarcisi». La decisione finale spetterà al presidente. Ma secondo voci di via Arenula il ministro vedrebbe con più favore una commutazione di pena parziale, piuttosto che la grazia tout court. Una soluzione che bilancerebbe l’esigenza di rispondere del grave reato di duplice omicidio volontario avvenuto fuori della gioielleria e quindi non riconducibile alla legittima difesa, con quella di tenere conto delle modalità di svolgimento dei fatti. E quindi riconoscere l’attenuante, non considerata in giudizio, di essere stato in condizioni psichiche manifestamente alterate.
Piantedosi e l’iter
Del caso ha parlato anche il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi al termine della visita, presente la premier Giorgia Meloni, alla caserma volanti della polizia di via Guido Reni. «Bisogna vedere le carte. La grazia – dice al Corriere – come tutti i provvedimenti complessi ha un iter preciso e segue delle regole molto stringenti. La storia di Roggero ha suscitato però un grande movimento e una grande sensibilità: questo testimonia che ha scosso la coscienza degli italiani». Ma, da cittadino, firmerebbe la richiesta della grazia al presidente Mattarella? «Purtroppo non sono un cittadino normale, quindi il problema non me lo pongo. Ho già tanti problemi».