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 2026  luglio 18 Sabato calendario

Roggero entra in carcere: "Mattarella dovrebbe mettersi la mano sulla coscienza"

Le voci, le ipotesi e i dubbi si rincorrono fino alle 16.40 di ieri: «Forse ora che gli avvocati e la moglie hanno presentato domanda di grazia e la sospensione temporanea della pena, Mario Roggero non verrà». E ancora: «Ma allora, se invece lo facesse, quando potrebbe costituirsi?». L’orologio intanto scorre. L’ordine di carcerazione della Procura di Asti segna come limite le 16.30.
Passano dieci minuti e una Bmw grigia svolta nel parcheggio del carcere di Bollate, periferia nord di Milano. Una folla di cronisti insegue l’auto, che accelera e prova a circumnavigare le telecamere. Dal lato passeggero anteriore, scende Mario Roggero, 72 anni, il gioielliere condannato mercoledì in via definitiva a 14 anni e 9 mesi. Sguardo alto, quasi fiero. Non si sottrae alle domande. Che partono ovviamente dalla possibilità di grazia che lo riguarderebbe, anche dopo il faccia a faccia di giovedì tra il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, e il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. A cui il gioielliere di Grinzane Cavour si rivolge: «Cosa gli direi? Che ha graziato uno scafista che ha ammazzato 30 persone e ha graziato la Minetti. Per cui penso che dovrebbe mettersi una mano sulla coscienza. Io me lo aspetterei».
Roggero – che il 28 aprile 2021 uccise due rapinatori dopo un colpo nella sua gioielleria in provincia di Cuneo – richiama due episodi: quello recente dell’ex consigliera regionale lombarda Nicole Minetti e quello dello «scafista». In realtà, quest’ultimo caso si riferisce ad Alaa Faraj, per la giustizia uno dei responsabili della strage del Ferragosto 2015, quando 49 persone morirono asfissiate nella stiva di un peschereccio partito dalla Libia. Lui e altri due giovani vennero indicati come quelli che «governarono» l’imbarcazione. Tre condanne nei tre gradi di giudizio. Poi l’anno scorso il capo dello Stato concesse ad Alaa una grazia parziale: undici anni e quattro mesi di pena vennero cancellati.
Ma Roggero è un fiume in piena: «Mi sento all’ergastolo. Pentito? Certamente, col senno di poi. Ma bisogna trovarsi in quei momenti lì». I cancelli del carcere ormai distano solo poche decine di metri. «Sono profondamente deluso dalla giustizia. Ma ora passo il testimone a tutti gli italiani che porteranno avanti la mia battaglia. Andremo davanti alla Corte europea dei diritti dell’uomo». Poi aggiunge: «Questo mio caso è il massimo per i delinquenti. Saranno facilitati nel continuare a rapinare». Dice che in cella penserà a studiare, a «imparare l’inglese». Ma le prime ore le avrebbe passate piangendo. «Aspettavo che le famiglie delle vittime ci chiedessero perdono per aver distrutto una famiglia. Per noi è un disastro economico». E a chi gli chiede se intenda scendere in politica, frena subito: «Adesso l’ultima cosa è candidarmi». Intanto all’esterno di Bollate c’è anche una piccola folla di curiosi: «Bravo Mario, hai fatto bene».
Ieri l’ordine di carcerazione è arrivato poco dopo mezzogiorno via pec: era il passaggio più concreto e atteso di una vicenda giudiziaria iniziata oltre 5 anni fa. Ma intanto dal pool difensivo di Roggero sono partiti i tentativi per evitare l’immediato ingresso in carcere. Da una parte la domanda di grazia della moglie, dall’altra i legali con il deposito di un’istanza di differimento dell’esecuzione della pena, chiedendo che la carcerazione potesse essere sospesa in attesa della valutazione delle richieste. L’ultimo asso nella manica degli avvocati Stefano Marcolini e Sergio Rovani. Nessuna delle due però ha impedito che il gioielliere, dopo il pronunciamento definitivo della Cassazione, si costituisse.
La scena: Mario Roggero cammina prima di scomparire dietro il gabbiotto di guardia di Bollate, scortato dagli agenti della penitenziaria. Lo tengono sotto braccio. Lo sguardo alto si abbassa quando si apre la porta. E forse in quell’istante la consapevolezza, i pensieri e l’orgoglio cambiano. Adesso c’è solo il dolore. Gli occhi si gonfiano di lacrime. Nell’affanno di quegli ultimi passi, Roggero si rivolge ai propri cari: «Un caro saluto alla mia famiglia, alle mie figlie, ai miei nipoti».