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 2026  luglio 17 Venerdì calendario

L’egemonia dei coglioni

“Leggo nei giornali che viene dato in forse nella prossima stagione Rai il mio ‘Lupus in fabula’, la trasmissione del mattino di RaiRadio1. Vorrei chiarire che non ci sarà, mi è stato comunicato un mese fa dal direttore. Sabbenedica”. È la replica beffarda di Pietrangelo Buttafuoco, presidente della Biennale di Venezia, al linguaggio alla vaselina con cui le gazzette ipotizzano che forse, chissà, magari, ma non è sicuro, il suo programma di ben 10 minuti all’ora di punta 6.50-7 potrebbe sparire, ma per motivi editoriali o forse tecnici, non certo politici, figuriamoci. La verità la capisce anche un bambino tonto: Buttafuoco, per la cosiddetta destra al potere, è molto più pericoloso di qualunque intellettuale di sinistra. Come Montanelli, simbolo dei liberal-conservatori, quando smutandava e svergognava la finta “rivoluzione liberal-conservatrice” di B.. Buttafuoco non è un liberal-conservatore: è di una destra nostalgica, antimoderna, dannunziana, orientaleggiante (s’è persino convertito all’Islam). Ma soprattutto un uomo colto e un cane sciolto. Nominato da Sangiuliano (mai tanto rimpianto da quando s’è visto all’opera Giuli) alla presidenza della Biennale, ha fatto il presidente della Biennale: ha aperto tutti i padiglioni, incluso quello della Russia, che ha molta più arte e cultura da esibire di quanta ne possano contenere i crani vuoti di tutti gli sgovernanti italiani ed europei messi insieme.
I censori depensanti della commissione Ursula e del governo Meloni l’hanno tempestato di anatemi, minacce, ispezioni, carte bollate, sanzioni. E la santa patrona dei decerebrati Kaja Kallas gli ha fatto levare 2 milioni di fondi (di cui la Biennale può fare a meno). Mancava un dettaglio: quel programmino su RadioRai in ore antelucane. E un apposito cameriere l’ha subito chiuso. Tanto nessuno, a destra e a sinistra, griderà alla censura. Pd e stampa al seguito sono specialisti nell’inventare epurazioni ed editti fasulli per nascondere che il 60% delle dirigenze di TeleMeloni restano in mani dem. Il martirologio comprende sempre: Fazio, Littizzetto, Annunziata, Saviano, Bortone, Scurati, Massini, Augias, financo Amadeus: tutta gente che non ha subìto un bel nulla. L’unico vero epurato da TeleMeloni, anzi da Radio Rai, era finora Marcello Foa, giornalista di destra, ma reo di leso atlantismo. Ora tocca a Buttafuoco. La famosa egemonia culturale della destra si esprime cacciando le rare teste pensanti, quindi non allineate, della destra. I meloniani vengono spesso accusati di eccessiva devozione a Giorgio Almirante. Magari. Se fosse vero, ricorderebbero almeno una sua massima: “Dobbiamo passare dalla fase ‘È un coglione, ma è un amico’ alla fase ‘È un amico, ma è un coglione’”.