lastampa.it, 17 luglio 2026
Truth Api, il nuovo business di Trump. Sospetto di insider trading
Dalle strategie militari alle guerre commerciali, i mercati hanno imparato a guardare anche a un nuovo indicatore: i messaggi di Donald Trump su Truth Social. Dichiarazioni – spesso estemporanee, “di pancia” – capaci di provocare reazioni immediate su borse, valute e materie prime. Ora il tycoon punta a monetizzare questa influenza: Trump Media avrebbe discusso con trader e investitori una tariffa per garantire l’accesso più rapido ai suoi post e a quelli degli account più rilevanti della piattaforma. La cifra? 10,000 dollari al mese.
Nasce così Truth Api, un servizio pensato per banche, fondi e operatori professionali. Secondo quanto riferito a Reuters da un portavoce della società, il servizio a pagamento distribuirà i contenuti dei dieci account più influenti di Truth Social. Tra questi c’è – ça va sans dire – quello di Donald Trump, che con 12,9 milioni di follower resta l’utente più seguito della piattaforma. Anche gli account dei figli Donald Jr. ed Eric e quello della Casa Bianca hanno un vasto seguito. E a proposito di “affari di famiglia”, l’iniziativa dovrebbe portare nuovi guadagni direttamente nelle tasche dei Trump: il presidente detiene infatti circa il 41% della società attraverso un trust revocabile.
Le Api sono strumenti ormai comuni nel mondo digitale: permettono a imprese e istituzioni di trasferire rapidamente grandi quantità di dati. Anche agenzie governative statunitensi come il Dipartimento del Tesoro e quello del Lavoro le utilizzano per diffondere informazioni economiche e finanziarie. La particolarità di Truth Api è però il tipo di contenuto distribuito: messaggi politici e dichiarazioni presidenziali.
I precedenti non sono pochi. Nell’aprile dello scorso anno, poche ore prima di annunciare una sospensione temporanea di gran parte dei dazi introdotti dalla sua amministrazione, Trump pubblicò su Truth un messaggio interpretato dagli investitori come un segnale d’acquisto: «Great time to buy», è un ottimo momento per comprare. Per non parlare dei post sulla guerra in Iran, che hanno contribuito a provocare forti oscillazioni del prezzo del petrolio. «I mercati si muovono già sulla base dei post di Truth Social – ha dichiarato Kevin McGurn, amministratore delegato ad interim di Trump Media – Con la crescita dell’adozione del servizio, prevediamo che Truth Api diventi una fonte significativa e continuativa di ricavi per l’azienda».
Non sono tardate le accuse su uno dei tempi più controversi della presidenza Trump: il confine tra il ruolo pubblico del presidente e gli interessi economici della sua famiglia. «È difficile stare al passo con il profitto personale che Trump ricava dalla presidenza – ha scritto il senatore democratico della California Adam Schiff – ma questo è un altro schema per salvare la sua azienda di social media in difficoltà». Trump Media, infatti, non se la passa bene: quotata al Nasdaq dal marzo 2024, ha visto il proprio valore azionario ridursi drasticamente dopo il debutto. La società, nata come risposta al blocco dell’account Twitter di Trump dopo l’assalto al Campidoglio del 6 gennaio 2021, ha accumulato perdite superiori al miliardo di dollari negli ultimi due anni. Per questo il gruppo sta cercando nuove strade per aumentare il valore del titolo, puntando anche su settori come criptovalute e fusione nucleare.
Il senatore democratico del Connecticut Richard Blumenthal ha definito la vendita di accesso anticipato ai post «un altro esempio di corruzione evidente», sostenendo che equivalga a trasformare l’influenza della Casa Bianca in un vantaggio commerciale. Anche il deputato democratico del Colorado Jason Crow ha accusato Trump di trarre profitto da informazioni privilegiate. Il governatore democratico della California Gavin Newsom ha rincarato la dose definendo l’operazione la vendita «di un accesso anticipato a informazioni capaci di muovere i mercati».
Il nodo dei conflitti di interesse
Ma questo non è il primo tra i conflitti d’interesse legati agli affari del clan dei Trump. Negli ultimi mesi sono finite sotto osservazione anche le attività nel settore delle criptovalute, che secondo alcune stime avrebbero generato oltre 1,4 miliardi di dollari di entrate per la famiglia nel 2025. Le norme etiche federali vietano ai funzionari dell’esecutivo di partecipare a decisioni che possano influenzare direttamente i propri interessi economici. Tuttavia, queste regole non si applicano formalmente al presidente e al vicepresidente degli Stati Uniti. Dal canto suo, Trump ha sempre difeso questo tipo di affari, sostenendo che siano indipendenti dal suo incarico politico. «Dico ai miei figli di stare lontani da tutto questo il più possibile – ha dichiarato il tycoon alla Cnbc – Ma anche loro hanno una vita. Facevamo affari molto prima che io pensassi di candidarmi».